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Voi siete qui: Biblioteca » “Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere?”

7 Gennaio 2026

“Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere?”

Esperto fra i più prolifici del nazismo, Johann Chapoutot, con Gli irresponsabili (in Italia per Einaudi) aggiunge un altro capitolo ai suoi studi – sottotitolo: Chi ha portato Hitler al potere?, tanto per capire subito l’oggetto del discorso.

In parziale contrasto con la vulgata che individua nella debolezza intrinseca della repubblica di Weimar la scaturigine del nazismo, per lo studioso francese a portare Hitler al potere fu il cinismo interessato dell’oligarchia industriale e finanziaria di concerto con un ceto politico liberal-autoritario sempre più spinto verso il secondo termine.

Non che accanto alle premesse di una repubblica feconda, Weimar non fosse un terreno fragilissimo e instabile, né va sottovalutata la paura del bolscevismo, quello “culturale” compreso (fattori che, come in questi anni, mettono insieme, si sarebbe detto un tempo, struttura e sovrastruttura: come definire altrimenti la fobia per omosessuali, femministe, incroci culturali, artisti d’avanguardia etc,?).

Al punto che la teoria politica di Carl Schmitt come una lotta tra amici e nemici, la sua riflessione sulla “sovranità” e sul ruolo decisivo della decisione politica, trovò la via spianata per giocarvi un ruolo importantissimo.

In un contesto di crisi totale, dove la democrazia liberale non riesce a dare risposte concrete, per Schmitt, com’è noto, è necessario un “decisore” che prenda in mano la situazione, anche se ciò significa sospendere temporaneamente la legge e l’ordine costituzionale.

Questa teoria, dopo Il rimbalzo del ’29 che aggrediva di nuovo l’economia tedesca, in cui bande come le SS e le SA da anni imitavano le nefandezze criminali delle squadracce nostrane, e gli estremi comunisti proseguivano come potevano la loro lotta urbana, divenne particolarmente attraente per i conservatori tedeschi.

Approfittando di alcune debolezze del dettato costituzionale, personaggi come i reazionari Heinrich Brüning, Paul von Hindenburg e Franz von Papen, al di là delle lotte personali fra loro, e pur non abbracciando il nazismo in toto, prepararono le forzature necessarie a ridefinire il potere del Presidente.

Si apre così la via per la dittatura che poi nel gennaio del 1933 condurrà Hitler al cancellierato tragico che conosciamo. Un po’ come era avvenuto in Italia, ma da una posizione politica meno liberale e decisamente già più destrorsa, la speranza di “domare” Hitler dentro un sistema istituzionale sarebbe risultata fallimentare.

E in tutto questo la grande industria e la finanza appoggiarono un sistema di potere che garantisse loro il massimo dei profitti attraverso l’azzeramento di qualsivoglia garanzia giuridica. Come mostrato da Chapoutot in altri studi, il programma economico nazista (che nulla aveva del socialismo millantato nel nome del partito) avrebbe costituito il cuore dell’aziendalismo che la fa oggi da padrone. Laddove, nel tentativo di evitare l’ascesa del partito di Hitler, a sua volta quello propriamente socialdemocratico non fece abbastanza per neutralizzare le politiche sciagurate degli oligarchi.

Sembrano evidenti le somiglianze fra la riflessione di Chaupoutot e l’attualità. Lo stesso storico, con tutta la prudenza del caso, ma con analitica precisione nella lettura dei documenti, dei dispositivi legislativi, della pubblicistica padronale coeve, non può fare a meno di notarle, quelle somiglianze.

Questo libro è uno di quei casi in cui uno studio storico rigoroso ci interroga sulle scelte politiche del presente.

Michele Lupo

Johann Chapoutot
Gli irresponsabili
Chi ha portato Hitler al potere?

Traduzione di Christian Delorenzo
Einaudi
Collana La Biblioteca
2025, pagine pp. XIV – 274
28 €

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