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20 Settembre 2023

Da Castelvecchi “Fuga al Nord” di Klaus Mann

Castelvecchi prosegue nella pubblicazione delle opere di Klaus Mann (1906-1949), figlio del celebre (e celebrato) Thomas, Nobel per la letteratura. Fuga al Nord (traduzione e cura di Massimo Ferraris) è il primo libro che Klaus Mann scrisse, dopo l’abbandono della Germania sotto la dittatura nazista. Il tema del romanzo è la fuga dalla patria natia, che via via diventa nodo di dolore che attanaglia la protagonista, Johanna.

La giovane donna, idealista e militante comunista, ha lasciato il proprio Paese quando i nazisti sono saliti al potere, e si è rifugiata in una terra neutrale, la Finlandia, da un’amica, Karin, e la sua famiglia, nell’immensa tenuta in mezzo ai boschi.

Klaus Mann, Fuga al Nord, Castelvecchi

Dopo aver scoperto che si sente attratta e ricambiata da Karin, la giovane esule sceglie di iniziare una relazione con Ragnar, il fratello di lei. L’amore del giovane, però, non dà sicurezza alla donna, tormentata com’è dalla sua condizione di esule, e dal peso della Germania. Anche perché Johanna ha un fratello, che lavora a Parigi, e organizza clandestinamente la resistenza al regime e nelle lettere, che le scrive, le ricorda la Causa, alla quale anche lei è votata: fare qualcosa per liberare il Paese da Hitler.

L’amore per Ragnar si rivela, per Johanna, una protezione, e rappresenta un modo per sentirsi libera, un modo per superare la sua condizione di esilio forzato e di solitudine (i genitori di Johanna sono rimasti in Germania e non sembrano avere a cuore il problema, come lei. Pensano che il Nazismo, per quanto folle, sia “tollerabile”). Pur comprendendo quanto sia importante la politica per la donna, Ragnar non sempre capisce il suo dolore. Né percepisce, come molti in Europa, che il nazismo sia un pericolo su scala europea. I «veri tedeschi devono essere inorriditi da ciò che sta accadendo nel proprio paese», dice Johanna. Ma non tutti la pensano in questo modo. (Uno snodo del libro è anche l’incontro con Yvonne e Yens che, invece, vedono nelle scelte del popolo tedesco una vera e propria svolta, addirittura l’inizio di una nuova era antropologica).

Le notizie che vengono dalla Germania non sono rassicuranti e non permettono alla protagonista di essere felice, di vivere in serenità la sua storia d’amore. Neanche il lungo viaggio che faranno verso il punto più estremo dell’Europa (e il desiderio di raggiungere l’Islanda) lenirà le loro pene, anzi le acuirà: Ragnar e Johanna hanno un peso che li lacera. Che non gli permette di essere felici.

Per il primo sono problemi familiari, per la seconda politici ed esistenziali. Esuli nell’animo, la partenza precipitosa diventa per loro una fuga romantica, un viaggio verso una maggiore coscienza di sé, una distanza da mettere tra sé e i propri problemi, per capire meglio il da farsi e l’obbligo morale, che entrambi s’impongono.

La scrittura schietta e trasparente di Klaus Mann fa di Fuga al Nord un romanzo potente e intenso. Le psicologie e il tormento dei personaggi sono ben delineati, in alcuni casi il lettore si trova a stretto contatto con i pensieri della protagonista. Il giovane Mann aveva letto, con un certo entusiasmo, i libri della Woolf, anche se nei suoi romanzi si sente la voce fuori campo del narratore onnisciente, dalla quale Mann non si libererà mai.

Fuga al Nord ripropone elementi narrativi cari all’autore: un eros tratteggiato in modo delicatissimo (Johanna sceglie Ragnar, ma si sente attratta e ricambiata da Karin), il lacerante bisogno di seguire il proprio destino, il ricorrente indugio sulla descrizione di paesaggi (che sembra essere un ventre materno in cui i due personaggi trovano il conforto necessario per poi affrontare i propri fantasmi) e un continuo confronto con l’attualità politica.

Inoltre, Klaus Mann che nel 1934 ‒ aveva appena ventotto anni, e alle spalle diversi romanzi e drammi di un certo successo ‒ era sicuro che il nazismo sarebbe stato abbattuto solo con una nuova guerra mondiale e che la Germania sarebbe stata «fatta a pezzi».

Il giovane Mann è tra i primi scrittori a lasciare la Germania, dopo l’ascesa al potere dei nazisti, e fin da subito diventa un protagonista della letteratura tedesca in esilio: fonda due riviste antinaziste, è reporter nella Spagna della Guerra civile, conferenziere in giro per l’America, soldato nell’esercito statunitense. (Cose che descrive in modo preciso ne La svolta, quella che è la sua seconda autobiografia.)

In Fuga al Nord l’autore descrive quel passaggio alla politica che si era imposto a molti tra gli scrittori e gli intellettuali costretti, dopo il 1933, non soltanto a emigrare, ma anche a ripensare le proprie posizioni estetiche.

L’impegno antinazista non lo allontana, però, dalla morbosa attitudine autodistruttiva che gli rendeva così desiderabile la morte alla quale infatti si arrese, togliendosi la vita con una overdose di barbiturici, nel maggio del 1949.

Per capire meglio l’animo tormentato di Klaus Mann si consiglia di leggere il romanzo Lei così amata di Melania G. Mazzucco che oltre a raccontare la vita della scrittrice e viaggiatrice Anna Marie Schwarzenbach rievoca anche i suoi legami con i fratelli Mann, Erika e Klaus. E ricostruisce un’epoca che i lettori italiani non sempre conoscono.

Claudio Cherin

Klaus Mann
Fuga al Nord
Traduzione di Massimo Ferraris
Castelvecchi
2023, 216 pagine
20 €

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