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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Uno sparo nel buio”, ovvero la nascita della Pantera Rosa

20 Giugno 2020

“Uno sparo nel buio”, ovvero la nascita della Pantera Rosa

Fase 1, fase 2, fase 3: di sicuro non siamo ancora tornati alla “normalità”. E, come direbbe un mio più famoso collega (Italo Calvino) c’è ancora bisogno di leggerezza.

Quindi, dopo una saga impegnativa (quella di Matrix), passo ad un’altra, sicuramente più semplice e divertente: quella della Pantera Rosa. Forse non tutti sanno che, all’origine (sempre nel 1964), ci fu un film senza troppe pretese (“La Pantera Rosa”, appunto) che portava questo nome, perché era il nome del “diamante più grande del mondo”. Si trattava di una commedia sofisticata nella quale non era ancora straripante il personaggio dell’imbranato ispettore Clouseau.

La leggenda racconta che, visto il successo del primo film, Blake Edwards e Peter Sellers si ritrovassero in fretta e furia a scrivere la sceneggiatura di “Uno sparo nel buio”. Prevalse l’idea di sviluppare la figura dell’idiota, facendolo accompagnare da nuovi esilaranti comprimari: il commissario Dreyfus (presuntuoso, paranoico e corroso dall’invidia), il domestico Kato (incapace e quasi sempre inopportuno), Hercule (l’assistente di Clouseau, silenzioso, paziente e razionale).

Il primo film aveva come titoli di testa una sequenza animata creata dalla società di produzione DePatie-Freleng. Venne così inventato il personaggio del calmo gattone rosa, che diventò tanto popolare che la United Artists (casa distributrice del film) permise di produrre un cartone con la pantera come protagonista: “The Pink Phink”. Quest’ultimo vinse l’Academy Award nel 1965 e gli autori decisero di produrne un’intera serie.

Una scelta molto fortunata, fu quella di affidare a Henry Mancini, la colonna sonora. Il celeberrimo “Pink Panther Theme” è diventato col tempo uno dei brani più conosciuti e più riconoscibili di sempre.

La saga della Pantera Rosa

Da quel primo “La Pantera Rosa” (o, per meglio dire, da “Uno sparo nel buio”), sono conseguiti ben otto (o sette) episodi con Clouseau. Il protagonista sarebbe rimasto Peter Sellers, se non fosse morto nel frattempo, proprio mentre stava girando il settimo (per inciso, il film fu finito egualmente, montando spezzoni dei precedenti). Solo una di queste pellicole (“L’infallibile ispettore Closeau”, del 1968) ha avuto un altro regista (Bud Yorkin) e un altro attore protagonista (Alan Arkin). Gli ultimi due, invece sono tornati nelle mani di Blake Edwards.

“Uno sparo nel buio” ha una trama semplicissima: un omicidio, poi un altro e così via, fino a che il colpevole (o i colpevoli) non vengono smascherati proprio da quello che sembrava il più imbranato e il meno perspicace tra gli investigatori, vale a dire Clouseau.

Dammi dieci uomini come Clouseau e ti distruggo il mondo”.

(Commissario Dreyfus)

Il soggetto del film viene da una commedia teatrale di grande successo: “L’idiota” di Marcel Achard, sceneggiata per il cinema da Blake Edwards e William Peter Blatty. Gli ingredienti vincenti risultano, però, il ritmo impresso dal regista e la performance attoriale di Peter Sellers.

Peter Sellers e Blake Edwards

A proposito di Peter Sellers, mi sembra giusto aprire una parentesi. L’attore inglese (vero nome Richard Henry Sellers), nato nel 1925 e morto nel 1980, è ricordato per i suoi ruoli comici, ma è stato anche interprete di parti drammatiche. Ricordo almeno lo stralunato indiano di “Hollywood Party”, il delicato giardiniere di “Being There” (“Oltre il giardino”), e i tre diversi personaggi ne “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Sellers fu un artista poliedrico: oltre che attore, sceneggiatore e regista, fu anche cantante, ballerino, batterista, suonatore di ukulele e banjo.
In “Uno sparo nel buio”, la sua comicità si estrinseca attraverso lo slapstick [vedi nelle Note], oltre che – almeno nella traduzione italiana – in uno strano idioma franco-surreale.

Mi resta di parlare di Blake Edwards (il regista) collegato a Sellers da amicizia, spesso intervallata da discussioni e rotture. Statunitense nato nel 1922 e morto nel 2010), secondo alcuni critici è l’erede della commedia “classica”, dopo la morte di Billy Wilder [vedi “A qualcuno piace caldo”].

Dopo un breve periodo come attore, passa alla sceneggiatura e alla produzione; ma è nella regia che trova la sua vena più singolare, inanellando una serie di successi, iniziati nel 1963 (“Colazione da Tiffany”), proseguiti con “Hollywood Party” (1968), con la saga della Pantera Rosa, fino agli ultimi lavori (“Victor/Victoria” su tutti) con protagonista la sua seconda moglie, Julie Andrews.

Note e curiosità

Ritorno velocemente sulla saga della Pantera Rosa. Dopo la morte di Sellers, Edwards ha firmato gli ultimi due capitoli: nel primo di questi (1983), ritornano alcuni personaggi del primo film (David Niven su tutti); nell’ultimo invece (1993), il ruolo del figlio di Clouseau, viene interpretato da Roberto Benigni.

A proposito di David Niven, anche per lui si tratta dell’ultima apparizione sul grande schermo (morirà poco dopo). Quello che è particolarmente toccante è che da un paio d’anni soffriva di problemi alla voce, tanto che ci si trovò costretti a doppiarlo già sul set. Come tutte le saghe che si rispettino, “La Pantera Rosa” ha anche avuto due remakes, nel 2006 e nel 2009, con protagonista Steve Martin.

Lo “slapstick” è un sottogenere del film comico, nato con il cinema muto: sfrutta il linguaggio del corpo e utilizza gags semplici ed efficaci. Basti pensare a Stanlio ed Ollio, a Buster Keaton, Charlie Chaplin o ai Fratelli Marx [vedi “Una notte all’opera”].

Per chiudere, qualcosa di carino. Probabilmente la troupe, mezzo inglese mezzo americana, non sempre si è ricordata di stare girando a Parigi. Così, è successo che il commissario Dreyfus leggesse Le Figaro in inglese e che la lavagna dell’ufficio di Clouseau, la placca condominiale con gli interni degli appartamenti dell’edificio ove abita l’ispettore e il cartello all’ingresso del campo nudisti fossero tutti rigorosamente in inglese.

L S D

Uno sparo nel buio

Regia: Blake Edwards
Interpreti: Peter Sellers, Elke Sommer, George Sanders, Herbert Lom, Tracy Reed, Graham Stark

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