Poco prima del Natale scorso ho assistito a Mantova alla consegna del premio Arlecchino d’oro 2025 a Damiano Michieletto, prima che iniziasse il “suo” Barbiere di Siviglia (l’ho raccontato a proposito della segnalazione de L’Olimpiade di Vivaldi diretta dal maestro Federico Maria Sardelli al Piccolo Teatro Studio di Milano).
Nell’articolo anticipavo l’intenzione di vedere il primo film di Michieletto, regista teatrale e lirico. L’esordio cinematografico s’intitola Primavera ed è da qualche settimana nelle sale, per la precisione proprio da Natale.

L’ho visto ieri sera al Bloom di Mezzago, cogliendo l’occasione di un’originale introduzione musicale. Il lungometraggio, infatti, è stato preceduto dall’interpretazione di due brani di Vivaldi eseguiti dalla giovane violinista Vittoria Mansi (l’op. 3 n. 6, se non ho inteso male).
C’è da augurarsi che la musicista – e le sue colleghe dei nostri giorni, ma anche colleghi! – non abbia a patire nemmeno un centesimo delle angherie e limitazioni che le orfanelle veneziane del Settecento (e prima e dopo, invero) hanno subito durante il loro apprendistato.
Liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega nel 2009), Primavera racconta la vita di alcune ragazze ospiti nel Pio Ospedale della Pietà di Venezia e il loro incontro con il maestro Antonio Vivaldi.
Lui è interpretato da Michele Riondino (solo in particolari momenti l’illuminazione consente di capire perché il compositore fosse soprannominato il Prete rosso: per la fulva chioma!), mentre la protagonista femminile – nel ruolo di Cecilia, il primo violino – è Tecla Insolia.
La storia è ben scritta e il film ben girato, anche se – a esser sincero – mi aspettavo qualcosa di meno didascalico, con un’asticella posizionata un po’ più in alto rispetto alle capacità di comprensione di un ipotetico spettatore medio.
Chiudo un occhio, anzi un orecchio, sulla dizione non esattamente veneziana degli interpreti (peccato veniale?). Molto belle, invece, le scene a lume di candela. Ma a lasciare il segno è la musica di Vivaldi che, tra altre cose, ci fa perdonare un Riondino ansimante dopo ogni esecuzione, come se avesse corso per calli e campielli o avesse fatto l’amore con la bella Cecilia.
Saul Stucchi
Foto di Kimberley Ross
Primavera
- Regia: Damiano Michieletto
- Sceneggiatura: Ludovica Rampoldi
- Interpreti: Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Valentina Bellè, Elisabetta Parolin, Stefano Accorsi