Cupo. Questa è l’impressione che mi resta dopo aver visto Moloch di Aleksandr Sokurov (1999). Il regista russo racconta una giornata di Hitler e dei suoi sodali sulle Alpi Bavaresi. Siamo nel 1942. L’eremo del Führer è una fortezza circondata da cime montuose e nebbie.
Vedendo scorrere le immagini, mi tornava in mente Caspar David Friedrich e il suo Viandante sul mare di nebbia. Per quei pochi che non lo conoscessero, consiglio di andare a cercarlo su internet, perché lo userò per spiegare il lavoro di Sokurov. Lo userò per antitesi. Nel quadro è rappresentato un uomo perfettamente integrato nella natura e che quasi la domina dall’alto del suo sperone. In Sokurov, invece, l’esatto contrario: Hitler, colui che aveva nelle sue mani gran parte dell’Europa, il grande dio animato da una insaziabile sete di potere (Moloch, appunto: ma vedi anche in nota) viene raffigurato come un essere piccolo, ipocondriaco e incapace.

La novità e l’aspetto originale del lavoro del regista russo riposano proprio in questa demitizzazione del potere. Osservando la pellicola ci viene restituita l’immagine di un omuncolo, con la sua ipocondria, circondato da persone viscide, pronte a obbedire, pur di non contraddire il capo. Così si comportano Joseph Goebbels e signora, Martin Bormann e i vari comprimari.
Da parte di HItler c’è un costante riferimento alle bassezze corporali (la paura folle della malattia, le funzioni fisiologiche), che si contrappone clamorosamente al concetto di “razza eletta”. L’unica che si differenzia dal grottesco servilismo degli altri è Eva Braun. Lei è la sola che conserva una umanità vitale ed esuberante. Vive col mostro e lo ama. Sa che è potente e che non vale nulla.
“…E anche se tu fossi meno di niente? Io ti amo con tutte le tue debolezze e tutta la tua nullità. Puoi continuare ad essere meno di niente”.
Ma si può salvare la propria anima così da salvare un mostro? Questa è la domanda che mi ha turbato di più. Eva Braun, secondo le memorie esistenti, è stata capace di sacrificare sé stessa per amore. Per questo motivo è stata condannata, per una vita tragica. Lei è il vero personaggio principale del film.”
(A. Sokurov)
Ogni cosa è avvolta da una nebbia immateriale (fotografia di Aleksei Fyodorov e di Anatoli Rodionov) che annulla le azioni e svuota i discorsi di un qualsivoglia senso. Resta soltanto un’impressione di sgomento, al pensiero che questi personaggi potessero tenere sotto un velo di terrore l’intera Europa.
Questa è la prima delle quattro pellicole che Sokurov dedica alla sua personalissima riflessione sul potere. Seguono nel 2001 Toro (su Lenin), Il sole (2005, su Hirohito) e Faust (dall’omonima opera di Johann Wolfgang von Goethe, nel 2011).
Visto che sono arrivato a parlare del regista russo, qualche notizia sulla sua vita e sulla sua attività. Nasce a Podorvikha (Irkutsk, Siberia meridionale) nel 1951. Nel 1974 si laurea in Storia e Filosofia e, dopo aver lavorato come documentarista per la televisione, nel 1974 si diploma presso la prestigiosa scuola nazionale di cinema di Mosca VGIK.
La pellicola che lo impone a livello internazionale è Madre e figlio (1997) cui seguono diverse Elegie. Queste elegie sono andate avanti per più di vent’anni e sono diventate un percorso filmico in cui Sokurov racconta la Russia (nel suo presente e nel suo passato) e le forme assunte dal potere nel corso del tempo: il tutto con un linguaggio insieme partecipe e distaccato.
La mia lingua è il russo e la mia patria è dove la mia lingua è parlata.”
Oltre alla quadrilogia sul potere, ha firmato anche Arca russa (2002). Quest’opera è ambientata all’interno dell’Ermitage, ora museo ma prima dimora invernale degli zar. In essa il regista russo racconta, con l’uso delle riprese digitali concentrate in un unico piano-sequenza (della durata dell’intero film) un viaggio fantastico con apparizioni e rievocazioni nella memoria artistica e culturale della Russia.
Nei suoi lavori è stato in grado di coniugare tecnologia e tradizione, ricerca formale e attenzione al passato, con un percorso sempre innovativo e con una continua sperimentazione.
L’ultimo film di Sokurov è del 2022: Fairytale, poco presente anche nelle sale italiane. E dire che sembra (non l’ho visto) molto interessante: una sorta di limbo che ospita Hitler, Mussolini, Stalin e Churchill (più i cammeo di Gesù e Napoleone) impegnati in conversazioni, riflessioni e scontri verbali. Non ci sono attori, né viene usata la tecnica del deep fake [*], ma solo immagini raccolte in archivi di tutto il mondo come un mosaico e dialoghi creati dallo stesso regista.
Note e osservazioni
Il termine Moloch trae origine da una antica divinità cananea a cui venivano sacrificate vittime umane nella valle di Hinnom (Geenna) presso Gerusalemme e il cui culto fu fortemente combattuto dai profeti e nella storiografia d’Israele. In senso figurato, persona o istituzione caratterizzate da una insaziabile sete di distruzione o da un potere brutale (da Enciclopedia Treccani)
Le riprese di Moloch si sono svolte in Germania: Obersalzberg, Berchtesgaden, ossia i veri luoghi ove si trovava la Haus del Führer.
In un’intervista per la rivista Quinlan del 18/8/2022, tra le altre domande, viene chiesto a Sokurov (si parla di Fairytale):
- [intervistatore]: Gesù Cristo dice che Hitler non può essere accolto in quel purgatorio perché suicida. Si tratta di un punto molto ironico del film, un giudizio distorto, sproporzionato considerando che i peccati di Hitler in vita sono stati ben altri. Perché fai dire quella battuta a Cristo?
- [Sokurov]: Per Cristo siamo tutti buoni prima di essere giudicati, c’è una presunzione in tal senso. Lui agisce secondo i postulati formulati dalla Chiesa, per cui i suicidi vanno giudicati severamente. Per le altre cose ha una visione larga, devono ancora essere elaborate, mentre questa è certa.
Chiudo riallacciandomi alla recensione precedente, dedicata al film Schiava d’amore. Dicevo che Michalkov aveva appoggiato l'”operazione speciale” di Putin perché sentiva il bisogno di salvaguardare la cultura russa.
Ben diverso l’atteggiamento di Sokurov. Già un anno prima dello scoppio della guerra si era rifiutato di lasciare il proprio paese, ma negli ultimi mesi ha intensificato le sue preoccupazioni: “Ho molte difficoltà e non oso immaginare quello che ci aspetta”; “Devo constatare che c’è la censura ed è utilizzata come un’arma fredda contro la gioventù”; “Il futuro per i giovani è più che buio”; “Come cittadino, l’unica cosa che posso fare è scrivere una lettera al presidente. L’ho sempre fatto ma adesso non ricevo più risposte. I media di Stato evitano accuratamente di pubblicarmi o di intervistarmi, perché sono personaggio non grato.”
L S D
[*] i deep fake sono foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale (AI) che, partendo da contenuti reali (immagini e audio), riescono a modificare o ricreare, in modo estremamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo e a imitare fedelmente una determinata voce. (fonte Wikipedia)
Moloch
Regia: Aleksandr Sokurov
Sceneggiatura: Yury Arabov, Marina Koreneva
Montaggio: Leda Semyonova
Interpreti: Elena Rufanova, Leonid Mozgovoi, Leonid Sokol, Elena Spiridonowa, Wladimir Bogdanov