In tempi di #iorestoacasa, cosa di meglio di un film che faccia volare “fuori” come “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky (1973)?
In realtà, più della pellicola in sé, approfitto di questo spazio per parlare di uno dei più eclettici artisti dei nostri tempi. Cominciamo col dire che Alejandro (o anche Alexandro) Jodorowsky Prullansky ha da poco (il 7 febbraio) compiuto 91 anni. Il suo genio ha trovato modo di esprimersi in diversi campi e il cinema (con solo otto lungometraggi all’attivo) non è il principale.

I talenti di Jodorowsky
Alejandro nasce a Iquique (in Cile) da Jaime Jodorowsky Groismann e da Sara Felicidad Prullansky Trumper, entrambi di origine russo-ebraica. Quando la sua famiglia si trasferisce a Santiago (1942), oltre a frequentare per due anni l’università, lavora come clown in un circo e si dedica agli spettacoli di marionette. Nel 1955 giunge a Parigi, ove studia mimo con Etienne Decroux e Marcel Marceau e lavora con Maurice Chevalier.
L’incontro chiave è, però, quello con due artisti eccentrici: Fernando Arrabal e Roland Topor [ne parlo in nota]. I tre danno vita a un movimento d’avanguardia (“Panique”). Il nome vuole evocare lo scatenamento bizzarro e inquietante del dio Pan e i rituali dell’ebbrezza istintuale e della confusione estetica: in questo modo, lo spettatore si sente indotto a guardare il mondo con un’esplosione onirica dei sensi esteriori e interiori. Questa attenzione al lato profondo e istintivo della vita rimane una costante nelle esperienze successive di Alejandro, così come ritorna nel film che stiamo analizzando.
Nel 1965 si trasferisce in Messico e continua la sua ricerca estetica, dapprima con un fumetto (“Fabulas panicas” di cui è disegnatore e soggettista), quindi in teatro.
La produzione cinematografica
Creata la casa di produzione “Producciones panicas”, dal 1972 si dedica al cinema: “Fando y Lis” (1967), “El topo” (1970) e finalmente “La montaña sagrada”. Questo lungometraggio suscita scalpore in tutto il mondo e diventa un cult movie della contro cultura psichedelica.

Sciolta la casa di produzione, nel 1975 rientra in Francia e si dedica ad un’intensa attività di scrittore: romanzi, raccolte di poesie e di meditazioni, saggi; senza dimenticare la sua passione per il fumetto. A questo proposito, in collaborazione con Moebius (pseudonimo di Jean Giraud) Jodorowsky ha firmato la sceneggiatura di una vera e propria saga fantascientifica (“L’incal”) e con diversi disegnatori (tra cui anche il nostro Milo Manara), altre serie diventate ormai di culto.
Devo anche ricordare, in conclusione, che Alejandro ha “fondato” una nuova disciplina (la psicomagia [vedi nota]) ed è un accanito studioso e convinto credente nella verità dei tarocchi.
“Se stai meditando e appare il diavolo, fai meditare anche il diavolo”
(tratto dagli 82 comandamenti per una vita migliore).
La montagna sacra
Tutto questo dovrebbe aiutare nella comprensione di un film come “La montagna sacra”. In realtà, non è precisamente così, perché Jodorowsky si diverte a depistare lo spettatore, disseminando citazioni, simboli, ossessioni, esoterismo, magia e altro, sempre con un occhio rivolto verso il Surrealismo [a questo proposito si legga la recensione de “Il fascino discreto della borghesia”].
Senza raccontare la trama, dirò solo che la pellicola può essere divisa in tre parti. La prima parte è una critica (usando un eufemismo) alla storia e alla religione cattolica; nella seconda, l’accento – sempre molto provocatorio – si sposta sulla civiltà capitalistica; nell’ultima irrompono meditazioni orientali, esoterismo e magia.
Il racconto non procede in modo lineare e chiaro, perché il regista si diverte a sfidare chi guarda, proponendogli spesso immagini disturbanti e trasgressive. Appropriata, la citazione da Baudelaire: “glorifier le culte de l’image (ma grande, mon unique, ma primitive passion)”.
Posso solo aggiungere, in conclusione, che Jodorowsky di questo film, oltre che produttore e regista, è anche soggettista, sceneggiatore, attore, e – in collaborazione con altri – anche costumista e autore delle musiche.
Note e curiosità
Fernando Arrabal: poeta, drammaturgo e regista cinematografico spagnolo (Melilla, 1932). Copiosa la sua produzione teatrale, anche prima dell’incontro con Jodorowsky e Topor. Epigono del Surrealismo, passa alla macchina da presa, considerandola un mezzo particolarmente idoneo alla libera espressione delle sue ossessioni personali.
Roland Topor: pittore, scrittore e cineasta francese (Parigi 1938-1997). È stato un apprezzato illustratore di libri e umorista, ha scritto commedie caustiche contro la società borghese, oltre che fiabe e romanzi. Nel cinema ha realizzato film d’animazione.
Jean Giraud: disegnatore e autore di fumetti, francese (Parigi 1938-2012). È considerato uno dei più grandi talenti del dopoguerra: sua la serie di “Lieutenant Blueberry” e – come detto – con lo pseudonimo di Moebius diversi fumetti di fantascienza. Ha fondato con Philippe Druillet la rivista “Métal Hurlant” e ha disegnato costumi di scena, bozzetti e story-board per diversi film di fantascienza.
La psicomagia. Secondo Jodorowsky, attraverso rituali che utilizzano il linguaggio dei simboli, è possibile comunicare con l’inconscio in modo diretto, senza l’interferenza della mente e della parte conscia. Così si spezza l’abitudine e il modo di affrontare normalmente la vita e si arriva a una nuova consapevolezza interiore, presupposto indispensabile per “guarire”.
Come curiosità, posso ricordare che Alejandro ha partecipato come attore a due film di Franco Battiato: “Musikanten” del 2006 (nel quale interpreta Ludwig van Beethoven) e “Niente è come sembra” (2007).
L S D
La montagna sacra
Regia: Alejandro Jodorowsky
Interpreti: Horacio Salinas, Alejandro Jodorowsky, Zamira Saunders, Juan Ferrara, Adriana Page, Burt Kleiner