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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione del film “Ecco l’impero dei sensi” di Nagisa Oshima

15 Novembre 2017

Recensione del film “Ecco l’impero dei sensi” di Nagisa Oshima

Questa volta parliamo di un film molto discusso: “Ecco l’impero dei sensi” di Nagisa Oshima (1976). Titolo originale: “Ai no koriida” (in italiano “La corrida dell’amore”).
copertina del DDV del film "Ecco l'impero dei sensi" di Nagisa Oshima
È una di quelle opere maledette che hanno portato fama al suo autore, ma anche spaccature tra i fan più entusiasti e coloro i quali sostengono che si tratti solo di un’opera quasi pornografica. Sì, perché Oshima (1932-2013), fedele a una linea programmatica molto precisa, decide di raccontare una storia realmente accaduta, ma usandola per criticare la società giapponese del tempo.

Contro il moralismo e la censura

“Ecco l’impero dei sensi” è un atto di accusa contro il falso moralismo e la censura [Vedi nota più in basso]. La ribellione politica del regista nipponico parte da un’analisi approfondita del concetto di osceno*. Si chiede se sia più moralmente inaccettabile mostrare l’osceno oppure costruire un impero economico e capitalista; se sia più immorale volere espandere il proprio concetto di piacere oppure mandare al massacro figli e nipoti per conquistare le nazioni vicine ed assoggettarle.

Così sceglie di raccontare la storia di un amore adulterino, che calpesta il vincolo del matrimonio, che mette a nudo l’ipocrisia morale di quanti non accettano il sesso ma sono d’accordo nel mandare i soldati a combattere l’ennesima guerra imperialista. Non a caso siamo nel 1936: è questo l’anno in cui in Giappone si è registrato un tentativo di colpo di stato da parte di alcuni ufficiali che ha marcato l’ulteriore impennata militarista del paese avvicinandolo sempre più alla tragedia della seconda guerra mondiale.

Il film è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. Sulla stessa vicenda sono stati girati altri due film: l’uno antecedente (“Jitsuroku Abe Sada” diretto da Tanaka Noboru, del 1975) e l’altro successivo (“Sada” di Obayashi Nobuhiko, del 1997).

Il debito verso Bataille

Quello che differenzia l’opera di Oshima da quella degli altri due registi è però l’atmosfera nella quale è calata la storia. “Ecco l’impero dei sensi” è fortemente impregnato della idee del francese Georges Bataille. Non è un caso se la Francia abbia co-prodotto il film e lo stesso regista abbia dichiarato di conoscere il filosofo. Per tutta la durata della pellicola aleggiano sui due protagonisti, angoscia e cupio dissolvi. Vengono messi in rilievo i legami fra piacere e dolore, fra trasgressione e morte, fino alla prevedibile conclusione, perfetta coincidenza di eros e thanatos (morte, ndr).

Tutto è funzionale a questo modo di intendere la vicenda . La realizzazione filmica esalta l’aspetto drammatico più che la relazione fra Sada e Kichi. La pellicola è quasi tutta girata in interni, con inquadrature fisse e ravvicinate, ricco di intensi primi piani, che, per chi mastichi un pochino di arte giapponese, ricordano le incisioni di Utamaru e Hokusai.

La scenografia, opera di Jusho Toda, con l’eleganza figurativa degli interni, riporta alle stampe dei pittori erotici del settecento giapponese. La musica di Minoru Miki, la fotografia di Hideo Ito e l’utilizzo di colori molto sgargianti, accrescono la percezione della tragedia imminente.

Sotto molti punti di vista, questa pellicola a me ricorda l’ultimo lavoro di Pier Paolo Pasolini: “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Anche nel film italiano si respirava un’aria claustrofobica e ci si abbandonava alle più torbide passioni, mentre tutt’attorno aleggiava un fetore di morte.

Curiosità e note

“Ecco l’impero dei sensi” venne presentato al 29° Festival di Cannes ed ebbe un successo tale da costringere gli organizzatori a passare dalle cinque proiezioni previste a dodici. Assurda, l’odissea della pellicola in Italia. Per questioni di censura, arrivò nel nostro paese più di un anno dopo l’uscita in Francia e con 16 minuti tagliati. Solo negli anni novanta al pubblico italiano arrivò la versione integrale, ma in homevideo.

*Dice Oshima:

Il concetto di “oscenità” viene testato nel momento in cui ci concediamo di guardare qualcosa che desideriamo vedere ma abbiamo proibito a noi stessi di vedere. Quando sentiamo che ogni cosa è rivelata, il concetto di oscenità scompare e si prova una certa liberazione. Quando ciò che si era deciso di vedere non viene sufficientemente rivelato, comunque, il tabù rimane così come il sentimento di oscenità, che rischia anzi di diventare ancora più ingombrante.

Curiosità: Nel 1936 la cameriera Abe Sada evirò e sottrasse il pene del suo amante (Ishida Kichizō, il proprietario della locanda presso cui prestava servizio), portandolo in giro per quattro giorni prima di essere arrestata. Fu condannata dal tribunale ad una pena inferiore a quella prevista per un omicidio (sei anni anziché trenta), a causa della compassione che instillò nei giudici e nel pubblico.

Nel 1940, in anticipo per un’amnistia, uscì dal carcere. Dopo alterne vicende, si unì ad una compagnia teatrale per autorappresentare la sua storia e fu considerata da molti un simbolo dell’emancipazione femminile.

Nota: il discorso sul concetto di oscenità in Giappone è tuttora aperto. Ci sono due articoli, uno della costituzione giapponese (articolo 21: “La libertà di associazione, di parola e di stampa, e tutte le altre forme di espressione sono garantite. Non sarà mantenuta alcuna censura, né sarà violato il segreto di qualsiasi mezzo di comunicazione.”) e uno del codice penale (articolo 175 : “Chiunque distribuisca, venda o mostri in pubblico un documento, immagine o qualsivoglia oggetto di natura oscena, sarà punito con la reclusione fino a due anni, una multa fino a 2.500.000 yen o un’ammenda.”) che cozzano l’uno con l’altro.

Così è accaduto – anche in tempi recenti – che si intentassero processi a libri, film o altre opere artistiche in nome di questa presunta offesa alla morale. Aggiungo un’annotazione: chi frequenti il cinema porno giapponese, o perfino i fumetti manga, si trova di fronte a una censura preventiva, in base alla quale i genitali sono annullati con il celebre effetto fuori fuoco.
L S D

Ecco l’impero dei sensi

  • regia: Nagisa Oshima
  • interpreti: Eiko Matsuda, Tatsuya Fuji, Aoi Nakajima, Yasuko Matsui, Meika Seri

 

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