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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Daunbailò” di Jim Jarmusch: l’altra faccia dell’America

12 Dicembre 2016

“Daunbailò” di Jim Jarmusch: l’altra faccia dell’America

“Ma ti pare una cosa vera?” chiede Jack a Zack in “Daunbailò” di Jim Jarmusch (1986).

Continuiamo il discorso dove lo avevamo lasciato con “Ho affittato un killer” di Kaurismaki (e sia detto tra parentesi, Jarmusch e Kaurismaki si conoscono bene e il primo ha anche lavorato come attore in un film del finlandese, il surreale “Leningrad Cowboys Go America”).

Il fallimento del sogno americano

Dunque, lasciamo l’Europa e inoltriamoci nel nuovo continente. Non è vero che lì sia tutto mostrine e capitalismo trionfante, come ci racconta Hollywood. Esiste anche un’altra faccia della medaglia: ci sono (lasciatelo dire a uno che ci è stato da poco, come ho raccontato nel mio reporatge dagli USA) molti emarginati, molte vite che scorrono “on the border” rispetto alla società che raccontano i media. E anche lì non c’è molta compassione per gli ultimi.

La copertina del DVD del film "Daunbailò" di Jim JarmuschLa pellicola racconta di tre “disadattati” che per qualche tempo si trovano forzatamente a convivere. Al di là di qualche episodio divertente o di qualche situazione surreale, quello che esce fuori dalla storia è la fatica di vivere che compiono tutti coloro che non sono ben integrati nel meccanismo americano. Le paludi della Louisiana diventano un mondo assurdo che rende stranieri e nomadi i tre strambi personaggi, evidenziando una volta di più, l’ennesimo fallimento del sogno americano.

Jarmusch prima di laurearsi alla Columbia University ha trascorso nove mesi a Parigi ed è stato profondamente influenzato dalla cultura europea. In “Daunbailò” (Down by law), si sente l’eco dei grandi autori francesi e non, del secondo Novecento.

Il vagabondare senza troppo senso dei tre, richiama alla mente Albert Camus e gli esistenzialisti, così come il mondo folle nel quale si muovono, diventa un facile riferimento al teatro di Samuel Beckett: quello che manca – alla fine – è proprio il senso della storia (con o senza la iniziale maiuscola).

Musiche di John Lurie e Tom Waits

Ad accentuare ancora di più questo effetto straniante, contribuiscono in modo efficace la fotografia e la musica. Dal suo soggiorno in Europa, Jarmusch aveva riportato anche l’amicizia e la collaborazione con Wim Wenders. È merito di Robby Müller, per anni al fianco del maestro tedesco, la preziosa e particolare fotografia: grande esposizione di piani medi e un bianco e nero di abbacinante bellezza.

Per quanto riguarda la musica, poi, è necessario ricordare come essa rappresenti una delle passioni del regista americano: Jarmusch canta e suona vari strumenti, e ha inciso diversi dischi. In questo film ha lasciato la colonna sonora – tra dissonanze spettrali e jazz – a John Lurie con i suoi Lounge Lizards; le canzoni, invece, sono opera di Tom Waits e della sua voce di carta vetrata.

Secondo una definizione dello stesso Jarmusch, “Daunbailò” è un esempio di commedia “neo-beat-noir”, una commedia “seriamente divertente”. Come canticchia Tom Waits in una delle prime scene del film: “It’s a sad and beautiful world” (“È un mondo triste e bello”).

Curiosità

La pellicola, in ultima analisi rappresenta l’ennesimo (riuscito) tentativo di dare voce al cinema indipendente americano, un cinema che rifiuta i milioni delle grandi case di produzione e cerca di mostrarci una realtà ben diversa da quella dei blockbusters che invadono anche i nostri schermi.

Nel 2005 a Cannes a Jim Jarmusch è stato assegnato il Grand Prix speciale della Giuria (si tratta del più importante riconoscimento della manifestazione dopo la Palma d’oro), per “Broken Flowers”.

Curiosità: nel caso di “Daunbailò”, si racconta che Jarmusch – in sede di sceneggiatura – prima abbia scelto gli attori, poi su di essi abbia costruito i personaggi.

Nota: Roberto Benigni dichiara di aver ucciso una persona tirandogli una palla da biliardo, la numero 8. La stessa palla è usata come pomello del cambio nel film “Taxisti di notte” (altro film di Jarmusch con il toscanaccio fra gli interpreti).
L S D

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