Prima di lasciare momentaneamente il genere western, passo a una variante che intorno agli anni Sessanta / Settanta ha avuto il suo riconoscimento in Italia e fuori dai confini patri: il cosiddetto Western all’italiana o Spaghetti western.
I suoi più celebri maestri sono Sergio Leone (di cui parlerò in futuro), Sergio Corbucci, Duccio Tessari e altri. Una particolarità che accomuna molti di questi autori è che in quegli anni, per far credere che si trattasse di produzioni americane, diversi registi ricorressero a pseudonimi vagamente inglesizzanti: Bob Robertson (Sergio Leone), E. B. Clucher (Enzo Barboni), Jack Dalmas (Massimo Dallamano), Bob Quintle (Roberto Cinquini), e così via.
Venendo invece alle caratteristiche proprie di questo genere (o sottogenere) di film, bisogna ricordare che la produzione è principalmente italiana, spesso in collaborazione con altri paesi come Germania o Spagna. Il budget, rispetto ai film classici americani, molto ridotto e – soprattutto – lo stile ha un approccio più cupo e violento.
Il termine Spaghetti western viene coniato negli USA con un valore spregiativo, ma, nonostante ciò, queste pellicole ottengono un grande successo anche a livello internazionale, influenzando persino la produzione originaria statunitense.
Vengo a Faccia a faccia di Sergio Sollima (1967).

Come ho più volte detto, non sono un grande esperto del genere, per cui mi sono fatto consigliare da un’amica che invece lo conosce e lo apprezza. E devo ammettere che, per essere una pellicola ambientata nel lontano Ovest, rappresenta certamente un’anomalia: per lo spessore psicologico, per i risvolti morali e per le implicazioni politiche.
Tutta la vicenda ruota attorno al fascino ammaliatore della violenza e, rispetto alla contrapposizione ideologica tra giusto e sbagliato, l’ambientazione nel “selvaggio” West è perfetta, come già notavo in Mezzogiorno di fuoco.
Aggiungo a questo che il film è del 1967 e quindi si percepiscono gli echi del clima sessantottino. [Sull’argomento, una curiosa riflessione è nelle note.]
“Bisogna superare il confine della violenza individuale che è un crimine, per arrivare a quella di massa, che è storia!” (professore Brad Fletcher)
Il soggetto del film è dello stesso Sollima, anche sceneggiatore insieme con Sergio Donati. Il personaggio principale è un professore (forse anche per questo mi ha colpito) che lascia il suo lavoro per motivi di salute e si sposta nel Texas. Qui entra in contatto con dei fuorilegge e, poco alla volta, viene influenzato dall’ambiente: perde i suoi valori morali e si allontana sempre più dalla civiltà. Al contrario di quanto accade al suo antagonista, spietato fuorilegge che – nella vicinanza con i modi e con la cultura dell’insegnante – inizia un percorso di redenzione.
“Non esiste la giustizia che cerchi; è una cosa che ti fabbrichi quando hai il potere, la forza!” (professore Brad Fletcher)
Raccontato così, Faccia a faccia potrebbe rappresentare uno dei massimi livelli dell’arte cinematografica, ma pecca di qualche ingenuità.
In primo luogo, la conversione del professore è un po’ troppo veloce; poi si nota una certa superficialità nell’analisi dei caratteri, spesso non supportata da dialoghi adeguati e, per finire, qualche lungaggine che avrebbe potuto essere evitata. D’altro canto, però, in senso positivo risaltano il montaggio di Eugenio Alabiso, la musica di Ennio Morricone e la mano sicura del regista nell’uso della macchina da presa.
Aggiungo anche la bravura dei due attori (Gian Maria Volonté e Tomas Milian) coadiuvati da un William Berger perfetto nella sua parte di agente segreto.
“Un violento, sì, è un fuorilegge; cento sono una banda, centomila un esercito” (professore Brad Fletcher)
Poche parole su Sergio Sollima. Nasce nel 1921 a Roma e lì muore nel 2015. Dopo aver frequentato il Centro sperimentale di cinematografia, dirige i suoi primi film. Qualche spy story e diversi western (all’italiana): oltre a Faccia a faccia, La resa dei conti (1967) e Corri uomo corri (1968), tra gli altri. Firma poi pellicole di diverso genere, ottenendo un grande successo con la serie televisiva Sandokan.
Note e osservazioni
Nel DVD che ho visionato per Faccia a faccia, tra gli extra c’era una interessante intervista con Sergio Sollima. Tra le cose serie e gli aneddoti divertenti che raccontava, ne riporto un paio curiosi.
Riguardo i due attori protagonisti, il regista, sottolineando le profonde differenze tra i due, dichiara che cercava sempre di far sì che sul set si odiassero, in modo da ottenere un risultato cinematografico ottimale.
Bellissimo è poi il ricordo che Sollima rivolge a Ennio Morricone. Dice testualmente che, quando il maestro veniva invitato per la proiezione in anteprima di un film, regolarmente si appisolava. Tuttavia, quando si riaccendevano le luci, risultava che non avesse perduto neppure un fotogramma: come facesse, Sollima non riusciva a capacitarsene.
L’ultima nota la prendo da Alberto Crespi (Storia d’Italia in 15 film, Laterza). Curioso è il fatto che l’intellettuale inoffensivo che si fa ideologo di un movimento armato, anni dopo la pellicola di Sollima, fa pensare a Toni Negri o a Renato Curcio. Peccato che il primo nel 1967 è solo uno dei fondatori di Potere operaio, mentre il secondo, nello stesso anno, fonda il gruppo di studio teorico Università negativa e darà vita alle Brigate Rosse solo nel 1969.
Parlando di questa “profezia” con Sollima, Crespi si vede rispondere che – pur non rifiutando il parallelo – preferiva ricondurre Faccia a faccia alla sua esperienza di partigiano. Afferma il regista: «Il personaggio di Volonté ti fa capire come nascano le dittature, come persone dotate di un particolare carisma sappiano penetrare nell’anima di una collettività: una storia che noi, in Italia, abbiamo conosciuto bene».
L S D
Faccia a faccia
- Regia: Sergio Sollima
- Soggetto: Sergio Sollima
- Sceneggiatura: Sergio Donati, Sergio Sollima
- Interpreti: Gian Maria Volonté, Tomas Milian, William Berger, Jolanda Modio, Lydia Alfonsi, Gianni Rizzo