Ci sono classici che faticano a diventarlo – perché sono minori, perché non hanno avuto abbastanza fortuna, perché richiamano lettori particolari, magari affezionati a un genere preciso.
Non so a quale di queste categorie potremmo imparentare i due libri qui suggeriti, ma senza dubbio classici in qualche modo potremmo considerarli – specie se con la già instabile espressione identifichiamo un testo che qualcosa da dirci ce l’ha ancora a distanza di tempo.
Eva futura
Il primo è datato 1886, il suo titolo è ”Eva futura” (Marsilio editore, traduzione di Chetro de Carolis), lo scrisse Villiers de-l’Isle-Adam, forse appena più noto per i ”Racconti crudeli”, ritenuto un genio da Mallarmé e ammesso fra i maledetti da Verlaine ma rimasto scrittore per pochi.

Al centro della storia c’è un’“andreide”, una donna artificiale costruita per corrispondere esattamente a un ideale, all’ideale di un uomo in questo caso, un lord inglese che una donna bellissima ce l’ha già, e sarebbe quasi perfetta se non fosse per due mancanze che lo struggono: non sembra il massimo dell’intelligenza e non lo riama come lui vorrebbe. Eppure gli toglie il sonno per quant’è bella, è lei che vuole, ma in una versione come dire, modificata.
Potendo permetterselo, si rivolge a un uomo fra i più prestigiosi della scena scientifica mondiale, Thomas Alva Edison. Il quale, nell’invenzione dell’eccentrico scrittore francese, era già alle prese a Menlo Park con quest’idea di una donna “assoluta”, archetipo di tutte le donne che in futuro avrebbero dovuto soddisfare le voglie dell’uomo compreso il bisogno “di tenerezza” e di cura.
Stiamo nell’orizzonte oggi più che mai in crisi di un maschile debole, impaurito, in grave difficoltà nel rapporto con l’altro sesso (per ora ci fermiamo al binario, se nessuno si offende)?
Intanto, sarà bene ricordarlo, il patetico che ridicolizza involontariamente la ferocia non è solo dell’uomo involuto: anche Joyce prova a fabbricarsi la sua Nora ideale. Edison prova a immettere le fattezze impareggiabili di Alicia (la donna amata da lord Ewald) in Hadaly, l’andreide: entriamo così in un territorio che potremmo definire fantascientifico e distopico – la narrazione, che alterna fatti e lunghi momenti riflessivi, efficace nelle descrizioni dal mood prevalentemente simbolista e non priva di cupa ironia, ci offre materiale per stimolare domande sulla natura del desiderio, sullo scarto fra il reale e l’ideale, sulla crisi del maschio, o ancora sulla tecnologia che si fa potere, su un’etica della scienza – romanzo come “macchina per interpretazioni” avrebbe detto Eco.
Nightmare Alley
Sellerio invece manda in stampa un noir (pure qua l’etichetta non rende totalmente giustizia a un libro ricco di sfumature più complesse, di notevole acuzie psicologica e gestito senza cali di tensione).
Ugualmente la storia è calamitata da una creatura strana, che però non è fabbricata in laboratorio ed è al tutto umana: il ”geek”, un mangiabestie (oggi il termine indica per lo più un fissato della tecnologia, un nerd meno asociale e più pragmatico) è la prima inquietante presenza di ”Nightmare Alley”, romanzo di William Lindsay Gresham, datato 1946 (fra pochi mesi sarà possibile vederne una trasposizione cinematografica girata da Guillermo del Toro mentre un’altra abbastanza nota è quella di Edmund Goulding – ”La fiera delle illusioni” – con Tyrone Power, uscita poco dopo il libro).

L’autore del romanzo, tradotto da Tommaso Pincio, è stato uno scrittore dalla vita difficile, profondo conoscitore del mondo che qui racconta: baracconi di freaks, maghi, fattucchiere, giocolieri e cartomanti. Proprio le 22 carte dei tarocchi scandiscono i capitoli di questa storia americana in cui accanto al divoratore di animali, agli alcolizzati e disperati di varia natura, agli impresari figli di puttana e a qualche donna straordinaria emerge la figura di Stanton, un illusionista.
Nelle prime pagine lo vediamo assistere allo spettacolo del geek; viene istruito dal capo sul loro reclutamento (agli avventizi poveracci in cerca di un lavoro qualunque si insegnano i trucchi per ingannare il pubblico per qualche giorno; poi, o si decidono a mangiare davvero le bestie vive oppure gli si dà il benservito).
Lì finisce l’innocenza e la macchina della perversa immaginativa di Stanton si mette in moto. L’uomo intravede nell’occultismo la possibilità di costruirsi il proprio successo personale, comprende che chi conosce la grammatica emotiva dei suoi simili, i loro bisogni primari, può diventarne il capo. Lo scrittore americano aveva sperato che l’illusionismo fosse un’arte redditizia, il mentalista Stanton se ne convince al punto che quando pensa di aver imparato abbastanza dalla compagnia di giro del suo Luna Park ambulante, si mette in proprio.
Un lavoro – non proprio come un altro – può trasformarsi in qualcosa di più: se i mezzi sono insoliti la strada è ben nota alle storie degli umani e alla grande Storia: la ricerca del potere. Ma il gioco delle energie psichiche in lotta fra di loro può essere pericoloso.
Spesso l’amore è – ahimè – uno dei luoghi in cui si esercita questo gioco ma non è detto che i risultati siano scontati. Il vincitore non è mai certo. La spietatezza non ha il contrassegno del monopolio. La sfida esistenziale con relativa sconfitta sta cifrata nel Sogno Americano, è vero, ma è una storia riconoscibile anche ad altre latitudini.
Michele Lupo
- Villiers de-l’Isle-Adam
Eva futura
Traduzione di Chetro de Carolis
Con un testo di Ivana Bartoletti
Marsilio
Letteratura Universale
2021, 392 pagine
20 € - William Lindsay Gresham
Nightmare Alley
Traduzione di Tommaso Pincio
Sellerio
La memoria
2021, 488 pagine
16 €