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Voi siete qui: Biblioteca » Da Safarà “Saimu. I colori della nebbia” di Enchi Fumiko

12 Luglio 2025

Da Safarà “Saimu. I colori della nebbia” di Enchi Fumiko

Scrittrice a suo modo drammatica, anche nel senso che molto ha rubato al teatro, Enchi Fumiko si è guadagnata, soprattutto grazie all’editore Safarà, l’attenzione di un suo pubblico italiano, attratto dalla letteratura giapponese, pur nella variabilità dei risultati estetici.

Un certo côté sensibile ai temi femministi, non facile a imporsi nel Sol Levante, ha di certo favorito la positiva ricezione italiana. Di più, nell’ultimo libro, Saimu, uscito prima a puntate fra il 1975 e il ‘76, tradotto dallo stesso editore, la scrittrice mette in evidenza un elemento che tuttora anche in Occidente suscita una pruderie assai condizionata dalla cultura maschilista: il desiderio e la ricerca di piacere erotico di una donna anziana con giovani uomini.

Succede alla protagonista, Tsutsumi Sano, una settantenne scrittrice con un passato inquieto, un presente in bilico fra depressione e vagheggiamento di antichi desideri, quasi cieca, sospesa fra disfacimento e l’orgoglio di una donna che vorrebbe non darsi per vinta.

All’inizio del libro ci viene presentata attraverso le sue passeggiate fra gli abeti di Karuizawa, città in cui sta trascorrendo una blanda vacanza, cogitabonda e incerta sul come leggere il proprio passato, atterrita dal ritrovarsi davanti solo macerie, intimidita dalle tracce che il tempo lascia sul suo corpo e “l’impressione che essere arrivata a quell’età la rendesse simile alla mediocre protagonista di un dramma di scarso successo”.

Ma è una donna ancora curiosa della vita, non dimentica del desiderio se avesse il coraggio di scrutarsi sino in fondo – e ce l’ha, eccome se ce l’ha, ma mitigato dal pudore, dal timore del ridicolo e dal bisogno di aderire all’etica classica di una donna nelle sue condizioni, adusa a controllarsi.

Un giorno Sano riceve da una ninfomane un emakimono, esemplare di un’antica forma espressiva giapponese, successiva all’anno Mille; in sostanza, un rotolo di narrativa illustrata, che nello specifico racconta i furori erotici di una terza donna, la sacerdotessa di Kamo.

Il rotolo contiene un materiale assai audace: il suo cuore nevralgico sta nella sete erotica che accompagna la figura della sacerdotessa, i cui rapporti carnali sono doviziosamente illustrati, accanto a commenti testuali che però insinuano nella vicenda strani misteri, la possibilità che, per ragioni che qui non alleghiamo, la fervida attività sessuale della donna sia legata a necessità rituali.

Qui si affaccia il tema della possessione, assai noto alla tradizione giapponese. Tant’è che l’emakimono in questione mostra via via una forza ben più significativa del manoscritto arturiano responsabile dell’accensione di Paolo e Francesca; l’oggetto ha il potere di eccitare chiunque se lo ritrovi fra le mani, sì da diventare il grimaldello che apre allo sviluppo di situazioni che evitiamo di raccontare per non urtare i patiti della trama.

Ora, la forza a suo modo eversiva, perciò anche politica, di quanto accade, dice di una materia sfrontata, persino esplosiva nella sua capacità di scatenare il desiderio. Sono temi che se da una parte rientrano nella tradizione culturale giapponese, da un’altra la sfidano. Enchi Fumiko la conosce bene, la ripercorre attraverso citazioni, allusioni, riferimenti alla letteratura e al teatro giapponese.

Qui, all’antica subordinazione della donna, si oppone un rovesciamento. Dalla filigrana dell’estetica letteraria che Fumiko ricuce infilandola fra gli accadimenti, gli incontri, i dialoghi nella vita successiva alla scoperta dell’emakimono, emerge una sorta di disegno sotterraneo in cui la donna strappa al maschio il ruolo prima obbligato di dominus: come una pressione inconscia che femminilizza il quadro ridistribuendo potere ai ruoli.

L’emakimono e la sua storia, i turbamenti che sconvolgono la vita di chi ne è toccato, affiorano come un prepotente ES che la protagonista riconosce in sé stessa e in qualche modo sollecita, provoca, puntella, non senza contraddizioni e incertezze, mettendo a soqquadro i residui esistenziali di una vita agli sgoccioli.

Ma tutto avviene in un paesaggio a tratti fantasmatico, onirico, fatto di ossessioni e possessioni, in una sollecitazione dei sensi e delle proiezioni immaginative che pur leggibilissime da noi, molto spartiscono con la storia dei cifrari espressivi e simbolici del Giappone. Assai utile a una lettura attrezzata del libro risulta pertanto la trama di spunti offerti dalla dotta postfazione al libro di Daniela Moro.

Michele Lupo

Enchi Fumiko
Saimu. I colori della nebbia
Traduzione di Maria Teresa Orsi
Postfazione di Daniela Moro
A cura di Cristina Pascotto
Safarà Editore
2025, 352 pagine
22 €

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