Quasi a chiusura del programma del 2024 (che terminerà con Lo schiaccianoci in calendario domenica 22 e lunedì 23 dicembre, sempre alle 16.00) giovedì 19 dicembre è andato in scena al Teatro Oscar di Milano lo spettacolo Due uomini. Roncalli e Montini alla prova del tempo. Il testo è firmato da Luca Doninelli, scrittore, giornalista e drammaturgo, ma a dargli voce è Massimo Popolizio che alterna ruoli (e regie) in teatro e al cinema a letture sceniche come questa (ricordo con particolare emozione quelle de Il maestro e Margherita di Bulgakov e Furore di Steinbeck).
Non me ne voglia Doninelli: qui non siamo ai vertici raggiunti da quei capolavori della letteratura. Vero è che natura del testo e occasione di composizione ne hanno ridimensionato in partenza le aspettative. Ma il risultato è comunque degno di nota, per una serie di ragioni. La storia “apparentemente semplice” dei due protagonisti è rievocata con indubbia partecipazione e la tensione drammatica si tiene per tutta la durata del monologo.

Un ventennio “più un pezzetto” di storia italiana e mondiale si riaffaccia alla memoria di chi l’ha vissuto – tutto o in parte – oppure l’ha conosciuto attraverso libri, giornali e film. Ma il merito, non ne avevo alcun dubbio, è di Massimo Popolizio che ha prestato l’ampia gamma di tonalità della sua voce a richiamare quella di due testimoni del tempo che hanno attraversato – in modo diverso e con risultati diversi – le tempeste della loro epoca.
La parte più sorprendente, almeno per me, è stata il commento musicale di Giovanna Famulari al violoncello (erano di Bach i brani che ha suonato?). Mi sono trovato a pensare che mi piacerebbe andare più spesso a teatro per ascoltare musica e chi programma le stagioni dovrebbe osare di più in questa direzione.
Ma torniamo ai nostri Due uomini. Prima di iniziare, Popolizio ne spiega la genesi, ricordando la chiamata di Doninelli, preoccupato che la psicosi del cibo da sagra di formaggi soffocasse il respiro culturale che Bergamo – insieme a Brescia capitale della cultura dell’anno scorso – doveva avere.
E proprio di queste due città, così vicine e così diverse (come vicini e diversi furono Roncalli e Montini), furono questi pontefici, due dei più grandi papi della storia. E il racconto ha inizio: “Vi voglio raccontare la storia di due uomini”. Il primo veniva da una famiglia di mezzadri e imparò cosa fossero il tempo e la pazienza osservando la nonna che sbucciava i fagioli, con un mucchio che lentamente si abbassava e una ciotola che altrettanto lentamente si riempiva.
Grande diplomatico, Roncalli portò aria nuova nella Chiesa aprendo la finestra del Concilio Vaticano II. Speranza e futuro erano le parole chiave per interpretare bisogni e richieste della società che era uscita profondamente ferita dalla Seconda guerra mondiale. Doninelli ricorda la medaglia – “un pataccone” – con i tre profili di Kennedy, Chruščëv e papa Giovanni (giusta, peraltro, l’osservazione per cui questi venisse e tuttora venga menzionato col nome mentre il successore fosse e sia citato come papa Montini).
Intervallato dai brani suonati (e in un caso cantato) dalla Famulari, Popolizio distende la rete di rievocazioni intessuta da Doninelli che accenna a Pasolini – “c’era un uomo”, “un profeta” -, si sofferma sull’enciclica Pacem in terris e sull’attenzione che essa dedica ai diritti.
Come Mosè non vide la terra promessa verso la quale aveva condotto il popolo d’Israele, così Roncalli non poté vedere la conclusione del Concilio che aveva aperto per traghettare in una nuova epoca la Chiesa. Gli successe un uomo che era in qualche modo l’opposto di lui, ma prima di diventare Paolo VI Montini era legato a Roncalli da profonda stima e amicizia.
Il secondo pannello del dittico – il “pezzetto” in più è riservato al cardinal Martini – è in gran parte occupato dalla tragedia del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle BR. Ampio spazio è riservato ai celebri discorsi per la liberazione dell’ostaggio e dell’omelia al suo funerale.
Doninelli critica gli “infiniti distinguo degli intellettuali” e io, da estimatore di Leonardo Sciascia, ho trovato fuorviante questo passaggio. Compito degli intellettuali è proprio quello di distinguere, con il massimo dell’acribia. Ho invece apprezzato il riferimento finale a Giovanni Testori secondo cui il bisogno d’eternità è un vizio naturale e la resurrezione accomuna tutti gli esseri viventi.
Saul Stucchi
Due uomini. Roncalli e Montini alla prova del tempo
di Luca Doninellicon Massimo Popolizio
violoncello Giovanna Famulari
produzione Compagnia Orsini
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro OscarVia Lattanzio 58/A, Milano
Quando
Giovedì 19 dicembre 2024Orari e prezzi
Orari: ore 20.30Biglietti: intero 22 €; ridotti 16/10 €