Soltanto nelle date di lunedì 3, martedì 4 e mercoledì 5 aprile sarà nelle sale italiane il docufilm Perugino. Rinascimento immortale, nuovo capitolo de La Grande Arte al Cinema, progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital, in questo caso prodotto da Ballandi e diretto da Giovanni Piscaglia su soggetto dello stesso Piscaglia con Marco Pisoni e Filippo Nicosia.
Al netto di un’inevitabile distorsione prospettica che fa apparire di volta in volta il protagonista delle monografie l’artista più innovativo e fondamentale della storia dell’arte (almeno occidentale), questi film rappresentano un’intensa esperienza culturale multidisciplinare che mescola pittura, musica, storia e – qui – anche danza. L’intervento del coreografo Vittorio Sieni è uno dei momenti più interessanti del filmato. Davanti all’Ultima cena dipinta nel Convento di Fuligno a Firenze, di cui ha studiato gli archetipi per poi tradurli in movimenti di danza, Sieni regala allo spettatore una felice definizione dell’opera del Perugino: “un bel dizionario di gestualità”.

A far da cicerone è l’attore Marco Bocci (volto noto di serie TV) che ci accompagna in giro per l’Italia alla ricerca delle opere più significative di Pietro Vannucci detto il Perugino. E il tour non potrebbe che iniziare dal lago Trasimeno per poi subito far tappa alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, lo scrigno più ricco di tesori del Vannucci, nativo di Città (allora Castel) della Pieve. Ma ecco subito comparire il suo detrattore più critico, il “Mereghetti” dell’arte italiana, Giorgio Vasari, che scredita Perugino e ne sminuisce l’arte. In una pagina delle sue celebri Vite (nella seconda edizione, quella del 1568) diede del “cervello di porfido” al pittore umbro.
Parola agli esperti
A bilanciare l’astio e l’acrimonia del Vasari contribuiscono gli interventi degli ospiti chiamati a raccolta, tra cui Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria ed Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Ma ci sono anche lo storico Franco Cardini, Emanuela Ferretti, professoressa di Storia dell’architettura all’Università di Firenze, Franco Farinelli, geografo all’Università di Bologna (che fa precise considerazioni sul protagonista di molte opere del Perugino, ovvero il paesaggio umbro) e la storica dell’arte della Galleria Nazionale dell’Umbria Veruska Picchiarelli.

Impossibile soffermarsi su – ma anche solo menzionare – tutte le opere inquadrate nel docufilm, a cominciare dalle otto tavole con le Storie di San Bernardino, di cui le prime due – di dirompente novità – assegnate da molti storici dell’arte al Perugino. Ma chi fu il suo maestro? Mistero! Forse Bartolomeo Caporali, pittore dallo stile eclettico. Per il nostro furono cruciali il periodo nella bottega del Verrocchio a Firenze e l’esperienza nel cantiere della Cappella Sistina in Vaticano.
I capolavori
Citerò solo alcune opere che compaiono nel docufilm: la pala d’altare con l’Adorazione dei Magi; il Compianto su Cristo morto ora alla Galleria Palatina di Firenze; il Ritratto di Francesco delle Opere agli Uffizi (a me ricorda il comico Pongo); gli affreschi nel Collegio del Cambio, la sala delle udienze a Perugia dove si riunivano i banchieri, definiti “la vetta più alta della maturità del Perugino” (lì l’artista ha lasciato un autoritratto con tanto di scritta autocelebrativa).
E poi la Pala Scarani a Bologna; lo Sposalizio della Vergine del 1504, come quello di Raffaello (su questo confronto rimando alla recensione della mostra organizzata qualche anno fa dalla Pinacoteca di Brera); e ancora la Cappella di San Severo a Perugia, dove Perugino fu chiamato a completare l’opera iniziata da Raffaello e interrotta dalla sua prematura morte nel 1520; per finire con il grande polittico di Sant’Agostino – quasi un’opera testamento, per cui impiegò vent’anni di lavoro – smembrato in epoca rivoluzionaria e oggi disseminato tra la Galleria di Perugia e diversi musei della Francia.
Uno smacco
Con la Pala dell’Assunta per la basilica della Santissima Annunziata di Firenze Pietro inciampò in un passo falso, realizzando una composizione “già vista” che i fiorentini criticarono, trovandola noiosa. Dopo lo smacco di Firenze il pittore tornerà definitivamente in Umbria dove realizzerà gli ultimi capolavori.
Purtroppo per i committenti, il suo talento innato per gli affari non si traduceva in un rigoroso rispetto degli impegni presi. Ne fece le spese anche Isabella d’Este che gli ordinò per lo Studiolo in Palazzo Ducale una Lotta tra Amore e Castità (ora al Louvre). Lui ci impiegò un anno contro i due mesi che aveva promesso, senza peraltro che il risultato soddisfacesse la marchesa, per la quale il Perugino non lavorerà più.
C’è ancora tanto altro da ammirare e da ascoltare: la tempesta del Savonarola, l’amore per la moglie Chiara, modella per le sue Madonne, l’abilità nel disegno che ne ha fatto uno dei più grandi disegnatori della storia dell’arte, fino al triste epilogo con la peste che lo colse ancora con il pennello in mano, giusto cinquecento anni fa, nel 1523.
Saul Stucchi
Perugino. Rinascimento immortale
3, 4 e 5 aprile 2023