Da lunedì 22 a mercoledì 24 ottobre 2018 sarà nelle sale italiane il docufilm “Klimt & Schiele. Eros e Psiche”, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Creato da Michelle Mally che ne cura anche la regia, è scritto da Arianna Marelli e vede la partecipazione straordinaria dell’attore italiano Lorenzo Richelmy che fa da Cicerone in un vorticoso viaggio di novanta minuti tra gli scandali della Vienna della Secessione.

Scandali a Vienna
La galoppata prende il via la notte del 31 ottobre 1918, quando, ad appena 28 anni, si spegne Egon Schiele, ucciso dall’epidemia di influenza spagnola che porterà via 50 milioni di persone, tra cui la moglie e il figlio che aveva in grembo.
Ma prima c’era stata la guerra – la Grande Guerra – che aveva mietuto altri milioni di vittime e fatto calare la pietra tombale su un’epoca, anzi sul lungo secolo decimonono che avrebbe lasciato il posto al “Secolo Breve” del Novecento.
Nello stesso 1918 erano morti Koloman Moser, Otto Wagner e Gustav Klimt. Non prima, però, di aver contribuito a svellere dalle fondamenta l’arte e la società asburgiche. Erano i figli di quella stessa società a cui dovevano molto ma che avevano ucciso con la loro opera, chi in pittura, chi in architettura, chi in musica.
Scandalo è la parola che ritorna con maggior frequenza durante il film. Scandalo fu la reazione provocata dalle opere di Schiele, considerate pura pornografia, tanto da essere vendute soltanto in questo mercato “parallelo” per molti anni, prima di approdare a quello “ufficiale” dell’arte.
Scandalo suscitò alla prima la “Salomé” di Richard Strauss. Scandalo faceva ogni composizione di Schönberg. Tra uno scandalo e l’altro i Viennesi andavano al caffè per gustare dolci tanto buoni quanto raffinati (e ancora lo fanno), per informarsi leggendo i giornali e per discutere di tutto.
Tra arte, musica e scienza
L’intellighenzia frequentava il circolo di Berta Zuckerkandl (“Nel mio Salon Vienna prende vita”) e attorno alla capitale dell’impero lavorano oltre cento fabbriche di pianoforte. Basterebbe questo dato da solo a testimoniare l’importanza della musica per quella società. E mai come in questo docufilm la colonna sonora ha un ruolo fondamentale, da Beethoven a Wagner, da Mozart a Mahler, da Brahms a Dvořák, oltre alle musiche originali realizzate da Christian Bakanic.
Richelmy (scelto, immaginiamo, anche per la somiglianza con Schiele) ricorda via via alcune date. Il 1897 è l’anno della Secessione Viennese dall’associazione ufficiale degli artisti viennesi di un gruppo capitanato da Klimt. Ma anche quello in cui, in una lettera a un amico, Freud per la prima volta accenna al mito di Edipo che più avanti gli servirà per formulare l’analisi del celebre “complesso”.
Nel 1902, in occasione della XIV mostra degli artisti aderenti alla Secessione Viennese, quella in cui Klimt realizza il “Fregio di Beethoven”, nasce l’allestimento moderno, come lo conosciamo ancora oggi. A questo proposito ricordo una spettacolare mostra alla Fondazione Beyeler di Basilea, intitolata “Vienna 1900. Klimt, Schiele e il loro tempo”.
Sette anni dopo, nel 1909, Klimt realizza “Il bacio”, che poi sarà reinterpretato da Schiele con un bacio tra un cardinale e una suora. E immaginate? Scandalo!
Processo a Schiele
Nel 1912 lo stesso Schiele verrà arrestato con l’accusa di rapimento e abuso di una ragazzina. Se queste imputazioni presto cadono, a condannarlo sono invece i suoi disegni, considerati materiale pornografico lasciato a disposizione di una minore. Durante il processo il giudice addirittura distrugge uno schizzo dell’artista che reagisce disegnando e battendosi per la libertà dell’arte.
Ma se pensate che sia un atteggiamento censorio relegato ormai al passato, andate al Museo del Novecento a Milano. Nella spettacolare sala che affaccia su Piazza Duomo (la Sala Fontana) un apparecchio TV riproduce una video-opera di Adrian Paci, intitolata significativamente “Believe me, I am an artist”. Mostra l’interrogatorio subito dall’artista in un commissariato…
Nel docufilm “Klimt & Schiele. Eros e Psiche” si alternano invece – tra gli altri – il pianista Rudolf Buchbinder, il neurologo e psichiatra Eric Richard Kandel (Premio Nobel per la Medicina nel 2000) ed Elisabeth Leopold del Leopold Museum che custodisce 40 tele e 180 opere su carta di Egon Schiele.
E le spettacolari immagini di opere d’arte celeberrime s’intersecano a discorsi su sessualità, pornografia ed emancipazione femminile, in una strettissima commistione tra pittura, musica, letteratura e scienza (con gli autoritratti di Schiele – ben 170! – come esercizi di autoanalisi).
Che periodo si è chiuso nel 1918!
Saul Stucchi
Didascalie:
- Gustav Klimt
Il bacio (Coppia di amanti)
© Belvedere, Wien - Egon Schiele
Autoritratto con spalla nuda sollevata
© Foto: Leopold Museum, Wien / M. Thumberger
21 – 22 – 23 ottobre 2018
Klimt & Schiele
Eros e Psiche
Informazioni:
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