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Voi siete qui: Biblioteca » Da Einaudi “Brevissima storia della vita sulla Terra”

15 Marzo 2022

Da Einaudi “Brevissima storia della vita sulla Terra”

“Che cosa lascerà dietro di sé il genere umano? In rapporto alla durata della vita sulla Terra, niente.” In tempi di guerra un’asserzione così ovvia potrebbe acquistare un suono un po’ sinistro – e invece proprio uno sguardo come questo manca a tutti i Putin della storia umana.

Henry Gee, studioso di fama, senior editor di Scienze biologiche per la rivista «Nature», nel recente “Brevissima storia della vita sulla Terra. 4,6 miliardi di anni in dodici capitoli”, uscito per Einaudi, ricorda che di tutte le tragicomiche umane vicende “non resterà che qualche traccia di roccia sedimentaria” – motivo in più per proteggere ciò che abbiamo e vivere al meglio, in pace.

Il nostro è un tempo brevissimo, che sia quello che effettivamente viviamo – non casualmente nel repertorio dei nostri miti a diverse latitudini quello dell’immortalità ha resistito tenacemente anche dopo la fine della metafisica, nutrendosi anzi dell’illusoria onnipotenza della tecnica; sia quello circoscritto dentro il tempo geologico di cui si occupa Gee (autore peraltro di libri sempre assai stimolanti – ricorderei almeno “La specie imprevista”, il Mulino, 2016).

Henry Gee, Brevissima storia della vita sulla Terra, Einaudi

Dalle meraviglie biologiche dei dinosauri, il “mostro” paleontologico per eccellenza, il segreto delle cui dimensioni risiede nel fatto che erano “raffreddati ad aria”, alle sorti dell’Antartide “che fra trenta milioni di anni si sarà talmente spostata verso nord che l’acqua calda equatoriale spazzerà via gli ultimi resti della calotta glaciale”: la storia del pianeta Terra vale mille romanzi, in cui paradossalmente la parte che ci spetta è davvero secondaria. Quando la calotta dei ghiacci sarà scomparsa noi saremo usciti di scena da un pezzo – sperabilmente non troppo prima per colpa di un pazzo.

All’inizio, ricorda Gee, il pianeta era gravato da una nebbia irrespirabile, idrogeno metano anidride carbonica; ci vollero milioni di anni perché tutto si raffreddasse al punto da consentire al vapore acqueo di mettersi in azione e produrre pioggia per altri milioni di anni. Dal pallone di fuoco all’acqua – il passo, misurato sui nostri parametri temporali, fu tutt’altro che breve. Le prime membrane schiumose cui possiamo intestare gli esordi della vita si aprirono nelle fessure delle rocce marine – inizio che nella prospettiva dell’Universo è anche una sosta temporanea dell’entropia, peraltro subitanea anche per tempi extraumani: un centinaio di milioni dalla formazione stessa della Terra.

Sulle acque di superficie, ben prima delle barriere coralline, si affacciarono “filamenti verdastri e sottili come capelli” e strutture sedimentarie (stramatoliti) che dopo tre miliardi di anni sono ancora qui. Non nell’ultimo ma nei primi due le cellule batteriche, benché del tutto elementari, furono “la forma di vita più sofisticata” del pianeta che abitiamo piuttosto indegnamente.

Quando cominciarono a integrarsi reciprocamente, gli eucarioti prefigurarono la via di sviluppi futuri più ricchi, nonostante reiterate, successive ondate glaciali. Sconquassi immani e sovvertimenti lentissimi ma incessanti avrebbero fatto la storia di Rodinia prima e Pangea dopo, ormai il dado era tratto. 500 milioni di anni fa, prima che apparissero specie dotate di spine dorsali, artropodi multiformi si muovevano tra la superficie e i fondali marini dove si contorcevano miliardi di vermi.

Nel Triassico, Pangea non era granché ospitale ma i primi mammiferi seppero farne buon uso. Poche specie sopravvissero però ai dinosauri, che “spazzarono via tutto quello che era esistito prima di loro”. Queste bestie gigantesche furoreggiavano attraversando catastrofi che si sarebbero succedute fino a quella fatale arrivata dall’esterno: l’asteroide che circa sessanta milioni di anni fa li avrebbe fatti sparire dalla faccia della Terra. Prima che diventasse il pianeta delle scimmie altri mammiferi cominciarono a popolarla, abbastanza in tempo per coabitare con i rettili che hanno fatto la fortuna dell’entertainment degli ultimi decenni.

E poi c’è la storia del Sapiens. Il quale si fece sentire ben prima della rivoluzione industriale, perché forse la sua avidità contribuì – alla fine del Pleistocene – alla scomparsa di animali di grossa taglia. Sui guai che da oltre due secoli, a cominciare dalla “potenza del carbone”, ha procurato al pianeta e a se stesso, acutizzandoli man mano che cresceva la “società del benessere”, sappiamo tutto – il paradosso al solito è la via migliore per avvicinarsi al vero.

La previsione di Gee al riguardo è netta: avendo occupato tutto il pianeta lo abbiamo reso sempre meno abitabile, perciò entro poche migliaia di anni la specie umana pagherà il suo debito di estinzione. Consoliamoci: noi non ci saremo.

Michele Lupo

Henry Gee
Brevissima storia della vita sulla Terra
4,6 miliardi di anni in dodici capitoli

Traduzione di Carla Palmieri
Einaudi
Collana Super ET Opera viva
2022, 272 pagine
16 €

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