Al Teatro Libero di Milano è in cartellone fino al 16 novembre “La bisbetica domata – l’anarchia dell’obbedienza”. È nell’ossimoro del sottotitolo che va ricercata la natura dello spettacolo di cui Alessandro Veronese cura la drammaturgia e la regia, oltre a recitare il ruolo di Battista, il padre delle due giovani fanciulle da maritare. Che in realtà qui diventano tre.
Accanto infatti alla scontrosa (appunto: bisbetica) Caterina e alla remissiva Bianca compare la piccola Emily, di cui facciamo subito la conoscenza. Un tantino ritardata più che ingenua, è il terzo lato di questo triangolo di sorelle che impersonano tre modi diversi di essere donna e di rapportarsi agli uomini.
Lo spettacolo è il secondo pannello di un trittico che la compagnia Fenice dei Rifiuti dedica a Shakespeare. Arriva dopo “Misura per misura – il bordello del potere” e precede “Giulio Cesare – la ballata dei carboni ardenti” previsto per la prossima stagione.
“Sarà accattivante come un sogno e sterile come una fantasia”. Sarà un passatempo straordinario: ecco la promessa iniziale, che sarà mantenuta solo in parte.
A Veronese interessa indagare principalmente il tema della sottomissione. Così il rapporto coniugale e quello tra padre e figlie è soltanto un esemplare da laboratorio sul quale concentrare l’attenzione. Regolate le lenti, il regista ha messo a fuoco il vetrino e ha preso appunti su quello che ha visto. E ha visto un sacco di cose, che ha intessuto in uno spettacolo sicuramente ambizioso, interessante quanto complesso ma che forse gli è scappato di mano (come spesso succede con gli esperimenti da laboratorio).
La congerie di riflessioni è infatti strabordata in una rappresentazione che rischia di soffocare sotto il proprio peso. Veronese ha messo tanta carne al fuoco, forse troppa: dal gioco della roulette in cui il vincitore avrebbe come premio Caterina e Bianca, all’analisi delle dinamiche psicologiche che si instaurano nel rapporto tra le sorelle; dalle considerazioni sulla natura del potere a quelle sul travestimento come forma di resistenza e disobbedienza.
E poi ancora: dalla tensione erotica solleticata dalle sottolineature sado-maso (con una strizzatina d’occhio al pubblico maschile che apprezza e ringrazia…) ai riferimenti al volo ai momenti più drammatici del secondo dopoguerra, dal celeberrimo “I have a dream” del reverendo Martin Luther King, all’altrettanto famoso “Ich bin ein Berliner” pronunciato dal presidente JFK, passando per la strage di Piazza della Loggia a Brescia e le ultime parole di Salvador Allende (chissà quanti capiranno il riferimento ai numeri 9, 11 e 73…):
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.
Bene Alessandro Prioletti nel ruolo del pezzente Christopher Sly che si risveglia gran signore e intrattiene la sua bella traducendo a modo suo l’ovidiana epistola di Penelope a Ulisse (hac ibat Simois; haec est Sigeia tellus…), ma soprattutto bravissime le quattro giovani interpreti che menzioniamo in rigoroso ordine alfabetico, da Alice Bignone (nei panni di Petruccio) a Caterina Campo (nella sua omonima bisbetica), da Lidia Castella (la svampita Emily) a Giorgia Palmucci (Bianca).
Il loro talento merita un testo più agile. Perché di tutte le dittature quella del tempo è la più ferrea e nessuno ha il potere di sfuggirle. Neanche a teatro.
Saul Stucchi
Dal 9 al 16 novembre 2017
La bisbetica domata
L’anarchia dell’obbedienza
di Alessandro Veronese
- Drammaturgia e regia Alessandro Veronese
- con Alice Bignone, Caterina Campo, Lidia Castella, Giorgia Palmucci, Alessandro Prioletti, Alessandro Veronese
- Aiuto regia: Francesca Gaiazzi e Miriam Zammataro
- Grafica: Stefania Rotondo
- Operatore video: Ivan Filannino
- Una produzione Fenice dei Rifiuti
Orari: tutti i giorni ore 21.00, tranne domenica ore 16.00
Teatro Libero
Via Savona 10
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 02.8323126
www.teatrolibero.it