Svalbard, Lofoten e Finnmark sono le tre regioni, che si trovano nella parte estrema della Norvegia, raccontate nel reportage di Valentina Tamborra Anime Artiche. Una trilogia (Marsilio, 2026). Nel libro si descrivono, sì, i deserti di neve, le aurore boreali, il sole effimero, ma si finisce per riflettere su quelli che sono i problemi di queste terre. L’Artico è un mondo fragile e in pericolo. Come lo sono i suoi animali, la sua flora e la cultura delle persone che ci vivono.
Valentina Tamborra si fa spiegare la storia di queste terre, parla e racconta coloro che nell’Artico hanno trovato la propria casa. Il ritratto umano che ne viene fuori è fatto di persone che amano la terra nella quale vivono. Alcune volte riducono la propria vita a una semplice frase, a un sorriso o a uno sguardo, altre sembrano più propense a raccontare, condividere e meravigliarsi dell’interesse che proviene da quella parte di mondo che li disprezza per la caccia alle balene o per l’estrazione di carbone. Non conoscendo come stanno le cose.

Quando si parla di Artico si pensa subito al World Seed Vault, all’Artic World Archive e alle esplorazioni di Andrea Nobile o del norvegese Roald Amundsen. Difficilmente si ricorda come Pietro Querini, un navigatore e commerciante veneziano, nel Cinquecento si sia ritrovato alle Svalbard dopo un naufragio e abbia dato vita a un ‘import ed export’ di merluzzo con la Repubblica di Venezia.
Valentina Tamborra visita le miniere di carbone, raggiunge, sempre alle Svalbard, i luoghi di ricerca sul cambiamento climatico. Giunge anche nelle città di Pyramid e Barentsburg che sono state costruite seguendo i trattati del 1920 tra Norvegia e l’allora Unione Sovietica. Le persone che vivono in queste ghost town hanno scelto un’esistenza fuori dal caos moderno e dalle tensioni politiche. Qui russi e ucraini sono in armonia. Gli edifici brutalisti, le statue di Lenin, il progetto di una vita dedita alla causa sovietica fanno pensare che la Guerra Fredda sia ancora in atto.
Anime artiche. Una trilogia, attraverso le parole degli intervistati, mette in luce come dietro a una politica green della Norvegia − che chiude le miniere alle Svalbard o limita le quantità di balene che si possono pescare alle Lofoten – ci sia uno sfruttamento scriteriato del territorio non solo favorendo il turismo di massa ma anche il trivellamento dei fondali per la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi.
Così l’autrice registra l’amarezza e la disillusione dei minatori e dei pescatori che in quei luoghi hanno passato la vita. E si comprende come il denaro e gli interessi economici rendano cieco un paese come la Norvegia, che sembra essere sempre oculato nelle proprie scelte.
La situazione non va meglio nel Finnmark. I turisti scambiano i Sami per gli Inuit. Non hanno nessun interesse per la vita di questo popolo vessato che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento è stata forzato ad abbandonare le antiche tradizioni per uniformarsi ai costumi norvegesi.
Il governo norvegese come quello finlandese e quello svedese ha imposto a generazioni di Sami di non parlare la propria lingua. Solo da pochi decenni la popolazione Sami ha la possibilità di rivendicare la propria storia e la propria cultura. E nel 2022 i Sami sono stati invitati, per la prima volta, alla Biennale di Venezia.
A Valentina Tamborra il merito di essere entrata in contatto con le persone del posto, aver raccontato le loro storie e riportato le loro parole.
Claudio Cherin
Valentina Tamborra
Anime artiche
Una trilogia
Marsilio
Collana Gli specchi
2026, 352 pagine
20 €