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Voi siete qui: Biblioteca » “Amore a seimila gradi” di Kashimada Maki

12 Ottobre 2023

“Amore a seimila gradi” di Kashimada Maki

Si intitola Amore a seimila gradi, il pluripremiato romanzo dell’autore giapponese Kashimada Maki (Edizioni e/o, traduzione di Anna Specchio, 2023) che si apre con una casalinga che sta guardando la pentola in cui bolle il cibo per la cena, quando suona l’allarme dell’appartamento.

Questo risveglia nella donna un trauma storico, uno degli eventi cruenti del XX secolo: i bombardamenti atomici di Nagasaki e Hiroshima. I 6.000 gradi a cui si fa riferimento nel titolo erano la temperatura raggiunta al suolo, dopo l’impatto delle bombe.

L’eroina del romanzo di Kashimada [in giapponese il cognome viene indicato prima del nome, ndr] è una casalinga che un tempo aspirava a diventare una scrittrice. Vive una vita normale con un marito e un figlio che per molti sono «gentili e premurosi». Dalla riga di apertura del libro si capisce che la donna soffre di depressione.

La sua mente è presa da visioni di un fungo atomico e per questo decide, presa da questo trauma, di abbandonare marito e figlio. Nonostante sia sposata con un uomo, la donna ammette a se stessa che «non mi è mai piaciuto uscire con gli uomini… mi sento come se tutto il mio corpo fosse preso dal congelamento».

Kashimada Maki, Amore a seimila gradi, Edizioni e/o

Giunta a Nagasaki, è come se la donna vivesse una vita non sua. Come se avesse bisogno di dare vita a una memoria che affiora da un passato che non conosce e non ha conosciuto, se non attraverso le immagini della Storia.

Nel frattempo la donna conosce per caso un giovane metà giapponese metà russo. Con lui inizia una storia d’amore. Il sesso con il giovane le provoca imbarazzo, in alcuni momenti l’atto le appare goffo, se non addirittura deludente. Entrambi gli amanti sembrano perennemente sull’orlo delle lacrime. La pelle del giovane è gravemente segnata dall’atopia; non sembra dissimile da una vittima di ustioni atomiche.

Lo squilibrio di potere, con i tipici ruoli di genere invertiti, è riconosciuto da entrambe le parti. Lei è crudele con lui. Quando il giovane chiede se la donna sta facendo un viaggio per «superare il suo dolore», lei lo schiaffeggia e lo definisce un «ometto vuoto e solitario». L’uomo subisce i suoi abusi e cerca di capirla. «Il tuo viso ha un aspetto terribile. Ferito. La donna guardò negli occhi il giovane. Sembrava che gridassero che lo aveva violentato contro la sua volontà. No, disse il giovane. Sono rimasto solo sorpreso. Non ho mai visto una donna fare amarmi così prima… avevo persino dimenticato il mio senso di inferiorità», si legge a un certo punto.

Questo fa crescere la crudeltà e la depressione della donna. Anche la storia della protagonista è particolare: il fratello alcolizzato si suicida, pochi giorni prima del matrimonio della protagonista. La donna descrive suo fratello come «un essere ideale… Se l’uomo è la forma evoluta della scimmia, lui era la mia forma evoluta… È morto in uno stato d’animo razionale». Il suicidio di suo fratello è qualcosa che ha minato (parecchio) la sua vita e la sua mente.

La donna e il giovane trascorrono il loro tempo vagando per le stesse camere negli hotel e visitando gli stessi musei e luoghi commemorativi dei bombardamenti atomici.

Nonostante la crudeltà iniziale nei confronti del suo giovane amante, la donna non può fare a meno di provare dei sentimenti per lui. In un passaggio toccante, quando il giovane racconta di essere stato vittima di bullismo da parte delle ragazze durante le lezioni di nuoto a scuola, «la mano della donna [non può fare a meno di fermarsi] sulla schiena del giovane. Di tanto in tanto si incontrano donne così. Quelle che si comportano come se fossero state allevate con pura malizia. Quelle che sono cresciute senza rendersi conto che le donne sono deboli».

Mentre la donna visita il Museo della bomba atomica di Nagasaki e vede ovunque ricordi della tragedia, progettati appositamente affinché le persone non dimentichino quello che è successo, si chiede se le persone potranno mai dimenticare completamente la violenza. «Se uno ha veramente dimenticato», pensa, «se la sua memoria è una tela bianca, da dove viene l’improvviso bisogno di dipingere su ogni traccia di violenza».

Ovviamente non si riferisce solo alla tragedia della città e del Giappone, ma anche all’atto di violenza di suo fratello che pensa non è solo contro se stesso, ma anche un atto di violenza contro la loro famiglia. Questa violenza storica e interiore ora si ripetono attraverso gli atti di violenza della donna nei confronti del suo amante.

Liberamente ispirata alla sceneggiatura di Marguerite Duras di Hiroshima Mon Amour, la trama svogliata di Kashimada immagina le conseguenze della guerra nucleare in una storia d’amore. La versione della Duras racconta, però, di un’attrice francese che, dopo aver visitato Hiroshima nel dopoguerra, inizia una breve relazione con un giapponese. La storia di Kashimada inverte la dinamica razziale: il romanzo è orientato attorno alla crisi esistenziale non di una donna francese bianca, ma di una donna giapponese che prende come amante un giovane uomo dagli occhi di topazio, metà russo e metà giapponese.

Amore a seimila gradi è un’opera profonda e profondamente intelligente, una rinfrescante inversione di quelle che sono diventate le tradizionali narrazioni sul trauma, in cui la storia è presentata come una forza inevitabile e fatalistica che informa ogni risultato contemporaneo. Il romanzo è anche formalmente inventivo, con la donna che racconta la sua storia sia in prima che in terza persona, quasi come se il viaggio della donna a Nagasaki fosse un esperimento immaginario del narratore in prima persona.

Il lavoro di Kashimada è un’affascinante esplorazione delle fonti della nostra stessa crudeltà e del nostro livello di azione individuale durante la guarigione da un trauma.

Claudio Cherin

Kashimada Maki
Amore a seimila gradi
Traduzione di Anna Specchio
Edizioni e/o
Collana Dal Mondo
2023, 144 pagine
15,50 €

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