Ieri sera, nella Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini di Milano, ha debuttato in prima nazionale Amadeus, uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer (1978), a sua volta ispirata a un testo teatrale di Puškin.
Come si può vedere, il teatro è all’origine, anche se – inevitabilmente, almeno per il pubblico di oggi – il confronto immediato e diretto è con il film di Miloš Forman (1984) che l’anno scorso ha celebrato il quarantennale dall’uscita nelle sale. Ben otto le statuette vinte agli Oscar dell’anno successivo, tra cui quella alla regia e quella al miglior attore protagonista, significativamente assegnata a F. Murray Abraham per il suo Salieri e non a Tom Hulce per l’altrettanto efficace e memorabile Mozart.
È con loro che si confrontano Ferdinando Bruni (anche traduttore del testo) e Daniele Fedeli. Chi ha visto il film, magari tanti anni fa, noterà affinità e divergenze: tra queste ultime, per esempio, lo spostamento alla fine del tentativo di suicidio del vecchio compositore, oltre trent’anni dopo la morte del suo giovane rivale.

I calorosi applausi del pubblico – la sala era gremita – testimoniano l’ottima accoglienza di uno spettacolo che mantiene le legittime aspettative di cinefili, amanti della musica e sopratutto del teatro. Diviso in due parti da un intervallo per consentire al protagonista di “svuotare la vescica”, racconta l’incontro e lo scontro tra Salieri, stella fissa del firmamento musicale di Vienna, e Mozart, accecante astro di incomparabile grandezza, venuto per rivoluzione l’intero cosmo di note. Dopo il suo passaggio nulla sarà più come prima.
Il maestro compositore di corte prima stupisce, poi ridimensiona, cerca di comprendere e di opporsi, infine degenera nella disperazione che lo porterà a una progressiva marginalizzazione fino alla pazzia. Eppure, lo riconosce lui stesso, il nemico non è il geniale compositore di Salisburgo, bensì Dio, con cui Salieri da ragazzo aveva creduto di stringere un patto: la fama in cambio di una vita virtuosa al servizio della musica.
Ma “nella fucina dell’arte la bontà non conta niente” e Mozart può fare pernacchie, scoregge e altre insolenze senza minimamente intaccare il suo tocco magico (come Magico sarà il Singspiel – Die Zauberflöte – che comporrà per il Theater auf der Wieden e non per quello di corte). D’altro canto Salieri è rispettoso e morigerato, ma la musica che gli esce dal cuore nasce già morta.

Apro e chiudo una veloce parentesi: questa è la versione del Salieri invidioso e omicida proposta da Puškin e Shaffer, cassata come calunnia dal musicologo Raffaele Mellace nel suo Il racconto della musica europea. Da Bach a Debussy (Carocci Editore), per il quale “nella realtà storica Antonio Salieri rappresenta un esempio tardo, in una parabola secolare, di affermazione d’un musicista italiano nella Vienna asburgica”.
Qui invece la rivalità, ma soprattutto l’invidia del bravo compositore per il collega di genio, è il motore della storia, la sua essenza. L’opposizione tra Salieri e Mozart è resa anche dai movimenti: mentre Amadeus non smette di andare avanti e indietro, incontenibile, Salieri e il resto della corte se ne stanno solitamente (e solidamente) fermi, conservando ciascuno la propria posizione quasi che l’immobilità ne garantisse l’identità, vuoi di contessa o prefetto o maestro compositore di corte.
Va detto che alcune parti appaiono un poco didascaliche proprio perché hanno lo scopo di presentare e raccontare momenti noti non a tutti gli spettatori. Le parti che invece ho trovato più convincenti sono quelle in cui Salieri / Bruni descrive in termini ammirati la musica di Mozart. Alcuni passaggi mi hanno fatto venire in mente la prosa d’arte di Thomas Mann alle prese con la musica ne La montagna magica (Der Zauberber, ricca di riferimenti al capolavoro mozartiano).
La contemplazione della bellezza della musica accomuna gli spettatori a Salieri, noi che lui stesso chiama in causa come testimoni delle sue pene e dei suoi deliri.
Bravissimi entrambi i protagonisti, Bruni e Fedeli. Fanno loro corona altri validi interpreti, tra cui non posso non menzionare gli scanzonati “venticelli” Riccardo Buffonini e Alessandro Lussiana, l’intensa Valeria Andreanò come Costanze Mozart e Umberto Petranca nei panni dell’imperatore Giuseppe II, ben contento di archiviare una faccenda dopo l’altra con un definitivo “E anche questa è fatta!”.
A proposito di panni: i costumi ispirati a un immaginario Settecento sono opera di Antonio Marras, salito sul palcoscenico con i suoi collaboratori al termine della prima a raccogliere la meritata parte di applausi.
Saul Stucchi
Foto di Laila Pozzo
Amadeus
di Peter Shafferuno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
traduzione Ferdinando Bruni
con Ferdinando Bruni, Daniele Fedeli, Valeria Andreanò, Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca
luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco
costumi Antonio Marras
assistente ai costumi Elena Rossi
realizzazione costumi Elena Rossi, Alessia Lattanzio, Monica Fedora Colombo, Grazia Ieva
realizzazione scene Marina Conti, Giancarlo Centola, Tommaso Serra
produzione Teatro dell’Elfo
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Elfo PucciniCorso Buenos Aires 33, Milano
Quando
Dal 21 gennaio al 2 marzo 2025Orari e prezzi
Orari: martedì, mercoledì, giovedì e sabato 20.30venerdì 19.30
domenica 16.00
lunedì riposo
Durata: 2 ore e 15 minuti compreso un intervallo
Biglietti: intero 38/34 €; ridotti 15/20 €; online da 16,50 €