Margaret O’Donnell ha immaginato, ne L’alveare (tradotto da Federica Aceto per Mondadori, 2025), un mondo in cui le donne vengono represse, usate, ridotte a macchine per fare figli o essere lavoratrici senza volto. Un mondo in cui il potere maschile governa con la paura e con la convinzione che l’intelligenza femminile sia un pericolo da eliminare.
Nonostante un limitato numeri di personaggi − Sarah Hillard, la leader della cellula contro il regime; Marsham e Martin Black, deputati del regime totalitario; Steiner, capo della polizia segreta; Carl Tolland, uomo sensibile che ascolta e ama le donne − Margaret O’Donnell riesce a costruire una storia avvincente in poche centinaia di pagine.

L’autrice non usa flashback, non racconta come Gorston abbia preso il potere, lascia che il lettore si faccia un’idea attraverso il resoconto che fanno le donne. Così, attraverso dialoghi serrati che hanno l’intento di informare il lettore, si viene a sapere che le donne − in un Paese che assomiglia molto agli Stati Uniti, ma di cui non si fa il nome − sono state accusate di aver portato il Paese alla disoccupazione e alla miseria perché hanno sottratto posti di lavoro destinati agli uomini. L’opinione pubblica e i singoli cittadini (maschi) hanno condiviso queste accuse e hanno permesso che fossero varate delle leggi contro le donne.
Il romanzo prende l’avvio da una riunione politica tenuta in uno scantinato, pochi giorni prima che avvenga quello che la cellula clandestina chiama l’“Insurrezione”. A capo c’è Sarah che illustra alle altre donne nella stanza come il progetto del giornale clandestino non solo sia stato stampato ma anche diffuso tra le donne che vivono e lavorano in città e nell’intero Paese. Nei fogli ciclostilati si spiegano i motivi per cui le donne vogliono sovvertire l’ordine costituito dal leader politico Gorston.
Nel frattempo il futuro delle donne, delle giovani e delle bambine, dall’ascesa di Gorston, è da tempo segnato. A loro tocca una vita sotto le loro aspettative, dove due sono possibilità che possono avere: essere mogli o ricollocate, dopo una rieducazione, come infermiere, centraliniste, segretarie.
Per ambire a lavori di questo tipo le bambine, all’età di dieci anni, devono superare un test d’intelligenza. E dimostrare di avere un QI superiore alla media. Tutte le altre sono costrette a sposarsi e generare almeno un figlio ogni due anni, questo perché il regime è ossessionato dalla maternità e dalla disumanizzazione femminile.
Sarah Hillard, protagonista del romanzo, è una delle tante. Di giorno è segretaria. Di notte si nasconde in scantinati e organizza una rete clandestina per rovesciare il governo. La rete che costruisce è fatta di donne, tante donne che hanno il compito di aspettare il giorno dell’Insurrezione, in cui ognuna non solo uscirà allo scoperto, ma unite sovvertiranno il sistema repressivo. Sarah conduce la sua lotta, pur essendo sorvegliata da vicino da Steiner, il capo della polizia segreta che ha intuito qualcosa.
Margaret O’Donnell passa poi a introdurre altri due personaggi. Sono due uomini: Marsham e Martin Black, appartenenti al mondo elitario che domina il Paese. I due fanno congetture sul destino del leader Gorston che, malato di cuore, sta morendo. Quello che i due uomini vorrebbero fare è dare il via a una rivolta per deporre il vecchio leader e spartirsi tra loro il potere.
I due sembrano anche preoccupati dalla diffusione del giornale clandestino che la cellula guidata da Sarah ha realizzato. E si interrogano su quali effetti possa avere. Trovano inquietante che, nel ciclostilato clandestino, si parli di una società di pari opportunità, di equilibri e parità di genere. Idea, che ai loro occhi, se attuata, riporterebbe il Paese indietro.
Compare a questo punto Steiner, il capo della polizia segreta, che viene informato che sei donne sono scappate da un ospedale, cerca di capire come hanno fatto a eludere la sorveglianza senza suscitare alcun sospetto. Sarah con altre compagne di lotta ha portato le donne in una fattoria che appartiene a Carl Tolland, un artista che si dimostra un uomo che ascolta e ama le donne, ma è anche disponibile ad aiutarle a riprendersi i diritti che sono stati tolti loro.
Carl Tolland, dopo aver ascoltato Sarah e le altre donne, si ritrova nella Opera House e assiste a un rito di purificazione di una donna, giudicata dalla Chiesa impura. Perché nel regime la chiesa (non sappiamo se cattolica o protestante) ha dato il proprio contributo, assoggettando le donne e mistificando il vero significato della religione. Forse per questo Carl decide di darsi alla lotta delle donne e di bruciare l’Opera House.
Sarah Hillard e Carl Tolland rimangono i due personaggi più interessanti del libro, perché inquieti e capaci di ascoltare le inquietudini del cuore, pur rimanendo fedeli al loro ruolo di rivoltosi.
Margaret O’Donnell ha il merito di aver fatto di Sarah Hillard il simbolo di tutte le donne che non hanno mai smesso di credere in se stesse. E di tutte le donne inquiete che hanno vissuto combattendo per la propria emancipazione e hanno permesso un mondo migliore.
Scritto nel 1980, L’alveare è oggi in corso di ripubblicazione in tutto il mondo, perché considerato uno dei primi romanzi distopici di matrice femminista.
Claudio Cherin
Margaret O’Donnell
L’alveare
Traduzione di Federica Aceto
Mondadori
Collana Scrittori italiani e stranieri
2025, 312 pagine
22 €