Riceviamo e pubblichiamo – più che volentieri, grati per la stima e l’affetto che ci dimostra l’autore: ricambiamo entrambi con sincerità – quattro poesie dall’estate di Giovanni Granatelli.
All’inizio di ottobre uscirà da Arkadia il suo nuovo libro Nomi, cose, musiche e città. Ma prima, lo promettiamo, qui su ALIBI potrete leggere la recensione alla sua raccolta Resoconto. Poesie 2002-2022, pubblicato qualche mese fa da Scalpendi.

Kongming
Lanterne orientali
dentro il cielo notturno:
piccoli fuochi ascendenti
che la mente di scatto
tramuta in segnali,
lasciapassare improbabili,
giocattoli alchemici.
Come ancora si aggrappa
con tutte le fibre
a esche e miraggi,
come ancora riformula
ottusa e friabile
nell’aria cedevole
la solita supplica:
significare e durare.
Notturno
Il vento notturno divarica
grandi masse di nuvole
apre in lentezza
corridoi stellati,
benedice il fogliame,
gli edifici in attesa
come monaci oranti,
l’asfalto che ospita
le rincorse affannose
per estrarre dal niente
che sfreccia veloce
briciole integre
da dividere in pace.
Marina
Voracemente
gli occhi catturano
lo splendore dell’acqua,
scostano il prima e il dopo,
diavoli e assenze,
quadranti e rimorsi,
ancora per pochi
stravaganti secondi
nella mattina marina
conoscono solo
il velo brillante
che sembra sospendere
la ruota mostruosa.
Adorazioni
Ho confermato
le mie adorazioni
dei temporali in estate
queste elettriche e liquide
e avventate benedizioni –
ripetuto allegria,
una musica nei nervi,
bislacca gratitudine,
tenuto fra le tempie
un’infantile versione:
che cieli scostanti
saltuariamente ritrovino
occasione e maniera
per tornare a toccarci
ricordarsi di noi.
Giovanni Granatelli
(a cura di Saul Stucchi)