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Voi siete qui: Biblioteca » Quando il tascabile è di pregio: due romanzi della BEAT Edizioni

19 Ottobre 2011

Quando il tascabile è di pregio: due romanzi della BEAT Edizioni

io_non_ricordoLa BEAT raccoglie in edizione economica testi provenienti da alcune case editrici italiane indipendenti. Neri Pozza è una di queste. Recentemente, sotto il marchio BEAT sono riapparse due pubblicazioni dell’editore vicentino, entrambe in stampa per la prima volta nel 2008. Intanto, l’opera prima di un esordiente, Io non ricordo dell’americano Stefan Merrill Block (ottima traduzione di Stefano Bortolussi). Una doppia storia, montata a capitoli alterni, per ritrovarsi unita nel finale. “Una volta mi innamorai di tutto”, inizia così a raccontare la propria Abel, texano deforme e infelice e appassionato fratello di Paul, innamorato in realtà di sua moglie, con cui farà un figlio ingannando il fratello che lo crederà suo in virtù di poche sessioni amorose strappate al servizio militare (gli Stati Uniti sono in piena guerra fredda).
Aveva iniziato, Abel, spiandoli da un albero, puntato i fanali notturni nella loro camera da letto in cui non accadeva nulla tranne il rispettivo sdraiarsi nella parte opposta del letto, il più lontano possibile uno dall’altra, una notte dopo l’altra. E iniziato a soffrire, Abel, ancor prima, perché da adolescente, mentre il fratello cresceva con le tutte le parti al loro posto, la sua gobba prendeva una fisionomia altrettanto definita e lo destinava a una biografia complicata. “I luoghi in cui ho trovato la felicità – scrive a un certo punto Abel – sono stati tutti gli spazi incerti, provvisori, appena al di là della vita com’è e come dovrebbe essere”.

Il giovane Seth invece, da un’altra parte, nel Connecticut, deve vedersela con una madre afflitta da un forma precoce di Alzheimer che rende la vita della sua famiglia un’avventura altrettanto unica – come vedere dal vivo il disfarsi di una storia che si sgretola con il frantumarsi della memoria. La sfida di Seth si avvale di un tentativo minuzioso, caparbio e lucido di penetrare nei segreti della malattia, di “ricostruire” quello che si perde ogni momento, e la sua bravura è anche quella di muoversi con agile fluidità fra il racconto familiare e il trattato scientifico – esempio mirabile di come il romanzo possa utilizzare materiali eterogenei, non soltanto narrativi, per avvicinare nel racconto di una vicenda singolare una cognizione plausibile della vita umana. Le storie,  prima dello scioglimento finale, sono tenute insieme da piccoli inserti “mitico-favolistici”: il disegno di un mondo atemporale, il regno di Isidora, “un luogo in cui niente veniva ricordato e niente poteva essere perduto”. Infanzia distopica da una parte, tradimento di sangue nell’altra. Una prova, questo romanzo, a momenti bellissima.

mare_di_papaveriL’altro libro porta la firma di Amitav Ghosh, narratore indiano che si è guadagnato negli anni un folto numero di lettori in tutto il mondo e un consolidato rispetto della critica, a partire da romanzi come Lo schiavo del manoscritto o Il cromosoma Calcutta fino a questo Mare di papaveri. Anch’esso tradotto in italiano per Neri Pozza, sempre nel 2008 (a cura di Anna Nadotti e Norman Godetti, egregiamente impegnati in un lavoro non facile, vista la ricchezza della prosa di Ghosh).
Nel mare solcato da migliaia di persone per raggiungere l’India, popoli diversissimi si sono incrociati, scontrati, fatti la guerra. L’Oceano Indiano, segnatamente in questo romanzo, è lo scenario di una guerra, quella dell’oppio, che nell’Ottocento consegna il dominio di quella parte di mondo agli Inglesi. L’India moderna nasce perciò con un’effrazione violenta, che non è solo quella coloniale, ma anche quella esercitata su moltitudini di straccioni, criminali, clandestini – si trovano tutti nel veliero, l’Ibis, impegnato nel commercio di stupefacenti – e di banditi assortiti da sistemare nelle colonie penali inglesi. Soprattutto, sostiene l’autore (nonché antropologo, il che contribuisce a dare una struttura storico-sociale robusta alle storie che racconta) il commercio dell’oppio, è alla base del capitalismo occidentale, nonché di un’enorme intossicazione di massa in territorio cinese.

Questo racconta lo scrittore, che in luogo della volontaria, favolistica apologia del multiculturalismo cara per esempio a certa editoria italiana, che furbescamente tenta di fare affari con i buoni sentimenti, mostra come la matrice eterogenea dei popoli che hanno fatto storicamente l’India sia piuttosto un fatto, sì, ma violento. L’inverarsi di un destino inevitabile, l’edificazione di un sub-continente dalle facce multiple, proteiformi, costrette a convivere mescolandosi, in una pirotecnica collisione di umanità le più varie, è la freccia che dirige il racconto. Orchestrandolo dentro una scenografia avventurosa, epica persino, che non disdegna la dimensione spettacolare, Ghosh incunea i suddetti motivi nelle vicende particolari di singoli personaggi che nell’Ibis riformulano le loro sorti ognuno determinando un piccolo pezzo di quella storia gigantesca che è l’India moderna, della quale Mare di papaveri costruisce il primo capitolo di una trilogia.
Michele Lupo

Stefan Merrill Block
Io non ricordo
Beat Edizioni
2011; pp. 352
9 €

Amitav Gosh
Mare di papaveri
Beat Edizioni
2011; pp. 544
9 €

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