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Voi siete qui: Biblioteca » “Rock. I delitti dell’uomo nero” di Arona: quando il rock era ben vivo!

4 Gennaio 2012

“Rock. I delitti dell’uomo nero” di Arona: quando il rock era ben vivo!

rockIl rock è morto, o moribondo, o redivivo – questo è argomento che pare non appassionare nessuno, il che lascerebbe sospettare che la prima ipotesi sia la più probabile. Non è nemmeno il tema del romanzone di Danilo Arona, Rock. I delitti dell’uomo nero  – Edizioni Della Sera, esordio della collana Calliphora. Certo è che l’inverarsi in questa declinazione musicale “bassa” dell’immediatezza “erotica” che Kierkegaard vede nel Don Giovanni mozartiano, non può non stringersi nella morsa fatale della morte. Eros e Thanatos, e quel che segue. Nella storia del rock, il tema è uno di quelli obbligati, sebbene non investa necessariamente l’intero universo musicale che vi si riferisce. E se la primarietà ludico-erotica del gesto stesso del suonare forse in nessun musicista rock è evidente come in Jimi Hendrix (la morte precocissima per paradosso scolastico non fa che confermarlo) è ovvio che nello stesso chitarrista si può individuare il vertice (e l’abisso più profondo) della mitologia che del rock ha scritto un capitolo fondamentale, e lo diciamo in termini puramente sociologici – parliamo di una musica spesso non scindibile dall’immaginario romanticheggiante che l’ha nutrita, dall’alone misterioso/suggestivo/avventuroso/ spesso declinato “in nero”, senza il quale – è il caso di dirlo – sovente il valore musicale in sé sarebbe zero. Non perché si tratti di una mitologia fasulla in sé ma per il fatto inconfutabile che troppi sono gli scalzacani che vi si sono accampati per vendere al mondo banali repliche di riff e assoli di chitarra uguali sputati  a quelli di milioni di altri.

L’autore di questo libro (entrato nella selezione finale del Premio Paradiso degli Orchi) lo sa, sa l’aspetto mercantile che è legato al mondo del rock, sa quanto sarebbe difficile farne a meno per l’industria discografica. Basta vedere la serie di nullità che da noi si distinguono ancora e solo per l’abbigliamento clownesco sufficiente all’abbocco di troppi polli musicalmente analfabeti.

Ora, se questo è il finale della storia, se come ogni linguaggio anche quello rock sembra aver esaurito la sua forza propulsiva e in giro di importante resta poco retorica a parte, nel libro di Arona (peraltro, il romanzo fu scritto parecchi anni fa ma solo ora ha ricevuto attenzione editoriale senza condizioni) in questione è in causa se non il suo momento sorgivo, il periodo di sicuro più intenso, quello che vide fra i Sessanta e i Settanta nascita, esistenza fulminea e morte di alcuni fra i nomi storici del genere.
Ché al tempo le crociate per questa musica (che poi, difficile da definire e circoscrivere il rock, ma non è argomento del libro) non mancarono: lo schema, abusatissimo, era sex, drugs and rock’nroll, no? Ce n’era abbastanza per inquietare benpensanti, integralisti religiosi, omofobi e razzisti. I Grandi Fustigatori, li chiama il narratore. La licenziosità “diabolica”, il peccato che andava estirpato.

Se Hendrix e la sua morte (l’autore non pare credere al motivo dell’overdose) sono il centro strategico del libro, la macchina narrativa si muove seguendo le vicende di un personaggio immaginario, Sam Hain, chitarrista bravo quanto Hendrix (che però con lui ha in qualche modo a che fare…) oscuro, sfuggente, nero di pelle (reo in partenza…) e di nero vestito, va da sé, partito con il suo gruppo, I Privileges, dalla provincia padana per un’avventura musicale dai toni thrilleristici e horror  che forse ha da fare con la scomparsa dei musicisti la cui fine la vulgata ha voluto ascrivere per lo più alla dismisura della droga, dell’eroina, dell’alcol. Di lì si dispiega un’avventura che attraverso gli stilemi dell’horror e del thriller tenta una sorta di lettura epica del rock.

Qualcosa probabilmente è strappato alla vita dell’autore, musicista in proprio (non sappiamo se solo al passato); certo è che la morte, come l’eros, al rock è consustanziale. Forse non è altro che l’epifenomeno di un’era tramontata definitivamente, iniziata con il Romanticismo. Perché qual è il suo sfondo mitico insomma, se non “La Carne, la Morte e il Diavolo”, secondo formula resa immortale dal finissimo Mario Praz?
Michele Lupo

Danilo Arona
Rock. I delitti dell’uomo nero
Edizioni Della Sera
2011
Pagine 478
15 €

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