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Voi siete qui: Biblioteca » Qiu sceglie i vicoli di Shangai per raccontare la storia della Cina

18 Febbraio 2011

Qiu sceglie i vicoli di Shangai per raccontare la storia della Cina

xiaolong_ante Romanzo in cornice questo bel libro edito da Marsilio dello scrittore Qiu Xiaolong, nato a Shangai nel ’53 ed esule negli Stati Uniti dai tempi di Tienanmen. L’autore ha scritto gialli di successo e ha ideato il personaggio dell’ispettore Chen, protagonista di una serie che può vantare molte traduzioni. Per ciò che attiene al volume in oggetto in realtà si tratta di una serie di storie slegate fra loro quanto ai personaggi o agli intrecci ma tenute insieme da qualcosa di ben più saldo forse: il vecchio quartiere di Shanghai presente nel titolo. Dalle sue parti si svolgono le vicende – o almeno ivi si raccontano seconda un’abitudine invalsa da tempi immemorabili –, vicende che attraversano mezzo secolo e oltre di storia cinese. L’unità di luogo richiamata nel titolo suggerisce – sono parole dell’autore – anche un’indicazione di lettura: “noi tutti siamo fatti di polvere”, intanto, e il rosso rimanda alla passione, alla rivoluzione, al sacrificio…

L’eterogeneità sociale inoltre assicura ottimo materiale narrativo allo scrittore che lo voglia avvicinare. Gli indigeni vivono nelle shikumen, sovraffollate abitazioni caratteristiche della vecchia Shanghai; non stupisce che abbiano bisogno più di altri di uscire, così che nel Vicolo ci si incontra, si chiacchiera, si racconta. In un luogo in cui il concetto di privacy è fantasmatico, è d’obbligo invece la conversazione serale – e sarà per quello, ma il tono che lo scrittore può rubare alla “placida sera” favorisce un accostamento delicato alle storie, a tratti non sai se più favolistico o burlesco tanto più è crudele la sostanza dei fatti. Questa ironia sottile smentisce dunque le premesse legate al colore rosso, ma solo in apparenza perché le storie non possono risparmiarci l’immaginabile repertorio di sofferenze assortite di tanti nuclei di sventura. E lo stesso spazio del racconto, la cornice fisica che lo circoscrive, è un luogo infido: le spie non si contano, il partito ha occhi dappertutto.

xiaolongLo sviluppo cronologico dei racconti dal 1949 – anno dello scontro finale tra nazionalisti e comunisti – al 2005, aiuta a rompere anche un certo clima d’attesa improntato alla vulgata “orientalista” di cui in un celebre e ormai classico saggio di Edward Said. La Cina sembra invece spingere verso il mutamento non solo lineare del tempo ma anche sciogliersi in narrazioni proteiformi, snodarsi in exempla niente affatto prevedibili, in cui le passioni degli individui sono solo all’esterno occultate dal Potere – quello sì, in un certo senso immutabile, ché il Partito Comunista non ha omesso di perseguire il modello confuciano autoritario, rifiutato a parole, – dell’obbedienza come virtù. La grande Storia agisce così dalle parti del Vicolo, tenendo chiuse nei cuori dei singoli le loro ragioni, i loro travagli – fino al punto di portarli alla follia ma giammai estirpandone i desideri alla radice (nessun potere totalitario è mai riuscito a farlo – quello consumistico segnatamente italiano ha più chances perché l’illusione di essere liberi può fregarti in contropiede).

Peraltro può accadere che un amore venga salvato da eventi storici tutt’altro che positivi, come accade alla bellissima attrice del primo racconto (“dita d’orchidea, maniche d’acqua, vita da vespa, passo come fiore di loro”: dalla traduzione di Fabio Zucchella). E al contrario, che il potere politico renda opprimente persino l’occasione di una cena privata, avvelenata dai sospetti mentre fuori nel Vicolo assieme al rombo dei tamburi e dei gong prosegue la campagna “contro i cinque mali: corruzione, evasione fiscale, furto delle proprietà statali, truffe nei contratti governativi e furto di informazioni economiche” – e qui, sul piano delle intenzioni, mi pare difficile imputare loro dei torti, sinceramente. Atroce è invece “l’encomio di seconda classe” che viene riservato a una povera disgraziata mandata come infermiera alla guerra di Corea: l’essere stata prigioniera degli americani per un anno e il sospetto che le abbiano fatto il lavaggio del cervello le costerà l’emarginazione del governo e il distacco degli abitanti del quartiere. L’avventura del libero mercato e del capitalismo s’insinua poi col tempo nelle coscienze delle persone; il dominio politico è sempre uguale, ma il marito che non ha fortuna si vergogna davanti alla propria moglie e inizia a sognare una vincita alla lotteria – e queste cose in Occidente le conosciamo da tempo.
Michele Lupo

Qiu Xiaolong
ll vicolo della polvere rossa
Marsilio
2010, pp. 208, 16,50 €

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