
A volte le coincidenze. Letture di fine estate che incrociano molto casualmente due personaggi che fanno (o facevano) lo stesso lavoro di giornalisti. Due romanzi non trascendentali che più distanti non potrebbero essere: per epoca, lingua, tono. Mondi lontanissimi da ogni punto di vista, imparagonabili eppure interessanti per misurare tutta una storia, che è sociale ma letteraria insieme. Indiziari di due attitudini diverse, interne ed esterne al fatto letterario.
Nel primo, La gazzetta nera di Guido Piovene (pubblicato nel 1943, per parecchio tempo fuori mercato e ora ridato alle stampe da Mauro Pagliai Editore) il protagonista si ritrova a fare il giornalista un po’ per caso. L’occupazione è anche molto sui generis visto che Giovanni Dorigo, emigrato a Londra in un blando tentativo di risolvere problemi economici e famigliari, finisce per scrivere in un foglio che si occupa solo di condannati a morte. L’altro è un giornalista americano professionista, nemmeno da buttare si direbbe (ha scritto su testate di prestigio), fatto fuori dalla crisi, quella odierna, e deciso non senza paura ad affrontare la disperazione (letterariamente tiepida occorre dire) con un’idea insolita. Il Mulo di Tony D’Souza (origini indo-americane) si dà per l’appunto proditoriamente allo spaccio di marijuana, quello in grande però, rischiando a ogni metro di macchina di incappare nell’antidroga e correre tanto verso il denaro esagerato quanto dentro un bel carcere di quelli senza speranza. Ha una moglie, “il mulo”, titubante ma non troppo, che sostanzialmente lo appoggia, lo sostiene, assiste ai “progressi professionali” che ne fanno un punto di riferimento del commercio di erba da una costa all’altra degli States.

Il romanzo, edito da ISBN, scorre un po’ ripetitivo e a tratti godibile marcando una consolidata disposizione estroflessa, molto americana, per una narrativa che è soprattutto sequenza di fatti ma priva della profondità necessaria a dare spessore autentico ai personaggi. Laddove il romanzo di Piovene appare al tutto invischiato in una decadenza estenuata da manuale della civiltà europea fra Otto e Novecento. Inerzia e indolenza confliggono con un’iperestesica mania morale, vischiosa e accanita. La riflessione è molto più importante dell’azione, e acquista la sua forza dal contrasto con le ragioni dell’etica. Il centro di tutto sta nell’inevitabilità del male; lo strano, angosciante, lavoro del protagonista gli permette di guardare dentro il suo rapporto con la moglie (per un tema, volendo, attualissimo: quello della violenza sulle donne). Ma la moglie occorre dire appare una maschera vuota e letteralmente muta; il narratore le giustappone le sue riflessioni o quelle del marito e il personaggio appare più una funzione astratta che corpo vivo. Due romanzi minori e dimenticabili ancorché in parte leggibili con qualche piacere per motivi fra loro inconciliabili.
Michele Lupo
Guido Piovene
La gazzetta nera
Mauro Pagliai Editore
Pagine 232
12 €
Tony D’Souza
Il mulo
Isbn Edizioni
Pagine 402
16 €