“Prima di uscire per il corteo del Giubileo di diamante, poco dopo le undici del mattino del 22 giugno 1897, Vittoria, regina d’Inghilterra, vestita d’un abito nero marezzato di strisce grigio-piccione e trapunto di rose d’argento, trifogli d’Irlanda e fiori di cardo, entrò nella sala del telegrafo di palazzo Buckingham. Qui premette un bottone elettrico che trasmise un impulso all’Ufficio Centrale Telegrafico di St Martin’s le Grand: e, nel giro di pochi secondi, il suo messaggio giubilare si sparse per tutti gli angoli dell’Impero. […] Il messaggio della regina era nondimeno semplice: Ringrazio di cuore il mio amato popolo. Che Iddio lo benedica; e i tecnici di St Martin’s le Grand riferirono poi che il regale punto Morse era giunto loro seguito da un paio di inaspettati clic: segnalanti, a loro avviso, «un certo grado di nervosismo da parte dell’anziana Sovrana nel momento supremo della sua illustre carriera»”.
Ho citato questi due passi dalla prima pagina di Pax Britannica di James Morris (pubblicato in Italia da Rizzoli) non a caso, ma come allusione al finale del film Hysteria, basato sulla vera storia dell’invenzione del vibratore. Facciamo un salto indietro di due decenni, ma rimaniamo nella Londra vittoriana per seguire gli stentati inizi di carriera del giovane dottor Granville (Hugh Dancy). Il suo approccio scientifico alle malattie è ritenuto troppo “rivoluzionario” dai superiori, per i quali la teoria dei germi non è altro che una corbelleria. Dopo l’ennesimo licenziamento si ritrova nello studio del dottor Dalrymple bisognoso di una mano (è il caso di dire) per alleviare le sofferenze delle sue pazienti afflitte dall’isteria.

Il giovane entra in fretta nelle grazie del principale e della sua secondogenita Emily, una ragazza emancipata che alterna lo studio della frenologia alla pratica del pianoforte. Ma è la sorella maggiore Charlotte a dare una scossa al tranquillo tran tran familiare, sconvolgendo sulle prime il timido dottorino. Lei ha in mente soltanto il suo centro d’assistenza per i bisognosi più poveri del quartiere e non esita a scontrarsi col padre per raggiungere il suo scopo. Prova a coinvolgere Granville, punzecchiandolo su quello che ha intuito essere il suo punto debole, ovvero la concezione della medicina come disciplina al servizio di tutti gli uomini. Lui però fatica a uscire dal comodo binario su cui si è trovato instradato e di cui vede già le prossime stazioni: prima sposerà Emily, poi subentrerà al suocero nella gestione dello studio.

Ma un incidente “sul lavoro” lo costringe a modificare il percorso. Finalmente gli torna veramente utile l’aiuto dell’amico Edmund (un ottimo e quasi irriconoscibile Rupert Everett), ricchissimo e sfaticato lord che non sa bene come impiegare il proprio tempo: sarà lui a inventare il sesso al telefono… Grazie a un’intuizione geniale Granville può recuperare la fiducia del dottor Dalrymple e “curare” le donne di mezza Londra (ma la sua invenzione – il vibratore elettrico – avrà successo e diffusione mondiali).
Ha avuto anche modo di chiarire a se stesso i propri sentimenti verso le due sorelle e senza sorprese (non svelo nulla al lettore: lo si capisce fin dall’inizio del film!) sceglie Charlotte, convinto come lei che il vero privilegio sia quello di condurre una vita utile agli altri.

PS: nell’immagine qui sopra, tratta dalla copertina del libro di Morris, vedete la regina Vittoria mentre dona una Bibbia a un principe orientale (particolare di un quadro di T. Jones Barker del 1861). Per un istante possiamo fingere che sia il principe a fare omaggio di un presente “elettrico” alla sovrana e spingerci a immaginare che la storia avrebbe avuto – forse – tutt’altro corso…
Saul Stucchi
HYSTERIA
Regia: Tanya Wexler
Sceneggiatura: Jonah Lisa Dyer, Stephen Dyer
Con: Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Rupert Everett, Jonathan Pryce, Felicity Jones, Ashley Jensen