Il moralismo può dare fastidio? Dipende. Personalmente diffido sia di chi lo teme e lo censura a sua volta dandosi arie da libertino senza condizioni (in realtà sempre accampandosi sotto l’ala protettiva di un padrone cui preme che nulla cambi…), sia di chi lo pratica senza mai un momento di perplessità. La questione poi se l’arte, la letteratura nello specifico, debba o meno consegnare un “messaggio” predicatorio è mal posta. Ché ovvio, la risposta è no, ma non è detto che se accade sia per forza una sciagura. La sciagura è il “messaggio” consegnato a un esibito, didascalico intento privo della minima traccia d’arte (non come orpello che lo nobiliti, va da sé, ma quale forma che traduce in se stessa quel che ha da dire). Solo così possiamo aggiustare l’affermazione di Dave Eggers nella breve introduzione al bel volume di Kurt Vonnegut, Baci da 100 dollari, delle Isbn Edizioni, arricchito dalle illustrazioni dell’autore: “ci sta che parte della letteratura contemporanea faccia questo lavoro”: dare direttive morali o dirci come stare al mondo.

Mi si perdoni la premessa, necessaria a restituire a questi racconti mai prima editi una lettura meno condizionata dal pregiudizio che ha fatto capolino sulla stampa: se non è difficile concordare con l’opinione che non siano all’altezza dei romanzi che lo hanno reso famoso, meglio invece sarebbe cogliere quel che di buono c’è in loro – certo, sono storie non sempre riuscite, non tutte indispensabili – con l’avvertenza che in alcuni casi occorrerebbe confinare la chiusa moralistica alla necessità contingente che ne era alla base.
Doveva campare, il nostro, una volta tornato dalla guerra, anni Cinquanta, gli introiti dall’attività di pubblicitario non gli bastavano, e c’erano queste riviste per signore nei cui racconti urgeva un po’ di spirito edificante… Ma l’idiosincrasia, certo humour, quantunque meno caustico di quello che verrà, sono i suoi. Di Vonnegut. Storie in parte grottesche, piccole favole nere (la traduzione è di Francesco Pacifico), personaggi estrosi, anche sinistri, donne in cerca di marito, venditori geniali e persino soldi “che parlano” – ma di buon ritmo e una speciale abilità di entrare in scena con immediatezza assoluta.
Ancora trentenne, ancora lontano dai grossi colpi degli anni Sessanta, Ghiaccio-nove, e Mattatoio n. 5, ma narratore di brillante inventiva, capace di virtuosistiche staffilate e, qui, di nasconderle, dietro il paravento delle buone maniere tanto care alle mogli della middle-class impegnata a “fare l’America”. Provate a leggere la prima storia, Jenny, in cui un uomo si accompagna a una donna-frigorifero, meglio un robot, un frigorifero costruito con le sembianze della moglie: e decidete se vale la pena continuare.
Michele Lupo
Kurt Vonnegut
Baci da 100 dollari
Isbn Edizioni
2011
Pagine 224
17,50 €