Questa volta parliamo di un film italiano: I pugni in tasca di Bellocchio. E, come per Viaggio a Tokyo, l’occasione per scegliere un lungometraggio uscito precisamente cinquant’anni fa (31 ottobre 1965), è il suo ritorno nelle sale, restaurato a cura della cineteca di Bologna.
Film d’esordio di Marco Bellocchio, divide con “Ossessione” di Luchino Visconti, la palma di migliore opera prima nel cinema italiano.
La vicenda è ambientata nel cuore della provincia italiana, tra Bobbio (paese natale del regista) e Piacenza. In una villa decadente si scontrano i caratteri dei cinque protagonisti: un’anziana madre cieca, e i suoi quattro figli.
L’azione si svolge in un microcosmo buio e labirintico che rinchiude i personaggi, incapaci di relazionarsi con l’esterno; e, come la villa, anche il paesaggio, dalle montagne dell’Appennino alla valle del Trebbia, alla città, è a sua volta elemento claustrofobico. Alessandro, il figlio epilettico e schizofrenico, uccide la madre, il fratello minorato e – forse – consuma un incesto con la sorella.
La storia evoca nello spettatore un malessere e un’angoscia come pochi altri film. Il tutto poi si svolge in un’atmosfera gelida e asettica che a fine visione lascia davvero basiti. Bellocchio si impegna a distruggere una famiglia della media borghesia italiana, proprio quella istituzione tanto a lungo decantata e portata come esempio, specialmente da politici assetati di retorica e da cittadini affetti da ottuso conformismo; lo fa con estrema lucidità, con uno stile asciutto che rasenta il grottesco, ma non arriva mai all’esagerazione.
Tuttavia la pellicola, fin dal titolo, va oltre le classificazioni schematiche (compresa quella di un pamphlet politico), perché Il valore del film sta non tanto in quello che mostra ma in quello che sottintende: in quella violenza trattenuta (i pugni in tasca del titolo) ma pronta ad esplodere.
Splendido il bianco e nero che accentua l’effetto claustrofobico e di perenne immobilità; magnifico il montaggio di Silvano Agosti (che usò lo pseudonimo di Aurelio Mangiarotti); fondamentali, al solito, i contributi sonori di Ennio Morricone.
Il film è costellato di riferimenti letterari, citazioni poetiche e opere liriche. Il titolo arriva dall’incipit della poesia Ma Bohème di Arthur Rimbaud
“Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées…”
“Me ne andavo i pugni nelle tasche sfondate…”
Ci sono poi citazioni della Roma di Augusto (“l’inno a Roma” di Quinto Orazio Flacco recitato sul balcone di casa); il celebre brano delle Ricordanze di Leopardi (“che l’età verde sarei dannato a consumare in questo natio borgo selvaggio”) gridato dalla cima del campanile; e diverse arie da opere liriche, fino alla Traviata di Verdi con cui si chiude la vicenda.
Marco Bellocchio (classe 1939) è uno dei grandi maestri del cinema italiano. La sua produzione è stata molto prolifica e in carriera ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Figlio di una classica famiglia borghese (mamma insegnante, padre avvocato), trascorre la gioventù diviso fra i due poli che rappresentavano la vita italiana dal secondo dopoguerra: cattolicesimo e comunismo.
Lasciati gli studi universitari, si trasferisce a Roma, per frequentare il Corso Sperimentale di Cinematografia. Capisce presto di non essere portato per la carriera di attore e si dedica alla professione di regista e sceneggiatore.
Con le sue opere, è stato capace di entrare in diversi campi della nostra storia: dalla politica sessantottina alle conseguenze drammatiche degli anni di piombo, dalla follia dei manicomi all’incapacità di amare delle persone comuni. Nel 1978 conosce lo psichiatra Massimo Fagioli, con il quale ha firmato tre film.
I pugni in tasca fu rifiutato dalla Mostra di Venezia diretta da Luigi Chiarini. Nel 2011, però, sempre a Venezia, è stato conferito al regista il Leone d’oro alla carriera. Questa pellicola è stata selezionata, inoltre, tra i 100 film italiani da salvare.
Nota: Nella versione restaurata è stato aggiunto un frammento con la scena di un bacio tra fratello e sorella. Dice Bellocchio: “La tagliammo prima ancora di andare davanti alla commissione censura. Perché il film, ci dicevano, era talmente scandaloso e inaccettabile che sarebbe stato senz’altro sequestrato”.
L D S
Le immagini sono prese da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/I_pugni_in_tasca