Istruire e dilettare: a questo dovrebbero servire le mostre, no? Eppure solo una parte delle centinaia di esposizioni che ogni anno tappezzano lo Stivale riesce a centrare entrambi gli obiettivi, con massima soddisfazione dei visitatori. È il caso per esempio della mostra Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga, allestita nella prestigiosa sede del Chiostro del Bramante a Roma.

Se ancora non l’avete vista, avete tempo fino al prossimo 7 luglio, grazie alla proroga del periodo di apertura. Già il primo capitolo, alla Villa Olmo di Como, aveva stupito per la qualità delle opere selezionate, ma questa seconda tappa italiana vince il confronto (nessuno se ne abbia a male!) per la varietà dei temi.
Il percorso espositivo si apre con Il ciarlatano della scuola dell’inarrivabile Bosch. Impariamo subito da quest’opera ad apprezzare i particolari disseminati in secondo e in terzo piano, come l’insegna della locanda (qualcuno si sarà preso la briga di studiarle?) e il povero condannato al supplizio, presenza costante in molte opere, a dire la quotidianità di inumani tormenti in quell’epoca dai fortissimi contrasti.
Il paesaggio è senza dubbio uno dei protagonisti della mostra. Lo ammiriamo roccioso e incombente su San Gerolamo in un bel quadro di Patinir. Del tutto fantastico è quello che fa da cornice (ma una cornice che si prende quasi tutta la scena!) all’incontro di Emmaus, di Herriet de Bles detto Il Civetta. Il perché del soprannome è tardi detto: dovete infatti aguzzare bene la vista per individuare la nottola! Al centro campeggia una scena patibolare, mentre i tre pellegrini evangelici scompaiono nell’angolo in basso a sinistra. Avendoci preso gusto, recentemente mi sono divertito a scovare civette nei quadri del Museo Mayer van den Bergh di Anversa (bello ma poco noto agli Italiani…).
La prima sala è una delle più belle dell’intero percorso e le dimensioni ridotte dello spazio non compromettono (troppo) l’osservazione dei quadri, se non nei momenti di grande affluenza di pubblico. Su una stessa parete campeggiano la Lamentazione di Pieter Coecke van Aelst, dalla Galleria Caretto di Torino e dello stesso autore, suocero di Pieter il Vecchio, il capostipite della dinastia dei Brueghel, il Trittico con Adorazione dei Magi, Annunciazione e Natività e una Madonna con Bambino con velo, San Giovanni e un angelo in un vasto paesaggio con rovine. Non vi sfugga l’idolo pagano abbattuto al passaggio della Sacra Famiglia: è lì a significare icasticamente il tramonto del paganesimo con l’avvento della vera fede.

Attira senza dubbio l’attenzione la Torre di Babele, di Marten van Valkenborch e Hendrick van Cleve, datata attorno al 1580 (prestata da un collezionista privato francese). Dopo aver dato un attento sguardo all’insieme dalla giusta distanza, avvicinatevi e osservate i cavalli e gli animali da soma che vanno su e giù per la strada del cantiere e paragonateli mentalmente con le figure microscopiche di alcune opere del divino van Eyck: non possono reggere il confronto! Nemmeno posso confrontarsi con le due, celeberrime, versioni di Pieter Brueghel il Vecchio (rimaste a Madrid e Vienna). Da una collezione privata belga è invece arrivata la Resurrezione, opera del capostipite della dinastia con l’intervento di collaboratori.
In una saletta di passaggio una cartina e un pannello cronologico aiutano a contestualizzare le opere in mostra (va detto che sono più chiari rispetto a quelli di Como). Viene anche trasmesso un video con la presentazione dell’esposizione da parte di Sergio Gaddi, curatore insieme a Doron J. Lurie. L’ex assessore alla cultura di Como introduce quello che viene chiamato il Manierismo di Anversa, uno stile a metà tra classicismo italiano e citazioni tardo gotiche, per concludere con un consiglio perentorio quanto condivisibile: “Affidatevi al vostro occhio!”.
Nelle sale successive sfilano molti pezzi forti della Maison Brueghel, una bottega organizzata per intercettare e soddisfare al meglio il gusto dei collezionisti di tutta Europa. Allegorie, trionfi floreali, ritratti di farfalle e insetti che sono l’incubo degli iperrealisti per la perfezione con cui sono realizzati (e, signora, non è il caso di toccare con mano: in un caso si tratta veramente di marmo, in un altro invece le venature sono dipinte!).

Di Pieter Brueghel il Giovane menzioniamo le due versioni della Trappola per uccelli e un Paesaggio invernale con la strage degli innocenti: al centro della composizione campeggia un cavaliere intento a urinare su un albero, mentre il suo attendente gli tiene il cavallo! La scena della strage si perde sullo sfondo, mentre sul lato destro cavalcano soldati armati di lunghe picche.
Affidatevi al vostro occhio, ma senza perdere di vista l’insieme dopo un’attenta esplorazione dei dettagli. Converrete con me che nella capacità di impaginare le opere il Vecchio Pieter è rimasto insuperato, con buona pace di figli, nipoti e parenti acquisiti.
Saul Stucchi
Didascalie:
Jan Brueghel il Vecchio
La Tentazione di SantʼAntonio nel bosco, 1595 ca.
Olio su rame, 42,3 x 57,3 cm
Collezione privata, Galleria Luigi Caretto
U.S.A., collezione privata
Pieter Brueghel il Giovane
Trappola per uccelli, 1605
Olio su tavola, 50,5 x 61 cm
Genève, Collection Torsten Kreuger
Meraviglie dell’arte fiamminga
Chiostro del Bramante
Via della Pace
Roma
Fino al 7 luglio 2013
Informazioni:
www.brueghelroma.it