Quando sono venuto a sapere che la nuova opera di Stefano Massini – Manhattan Project, pubblicata da Einaudi nella Collezione di teatro – sarebbe stata presentata al Piccolo Teatro di Milano non ho perso tempo e ho subito prenotato il mio posto. Confesso che pensavo a una presentazione classica: una chiacchierata con un moderatore, della durata di un’oretta.
Scendendo le scale del Teatro Grassi ieri sera, lunedì 20 marzo, ho sentito invece un signore dire alla moglie: “Durerà un’ora e quaranta minuti” e sedendomi in terza fila ho visto cinque leggii sul palcoscenico. Ho pensato a una lettura scenica, articolata in più voci. Quando però Massini è entrato in scena da solo, in jeans e camicia nera con il copione in mano, sono rimasto un poco disorientato.

La sensazione è durata però soltanto pochi istanti. L’autore ha infatti coinvolto il folto pubblico in sala fin da subito, dalle prime parole e l’ha condotto in porto – giusto un’ora e quaranta minuti dopo – fino ai prolungati e calorosi applausi che si è meritato. Ho, anzi abbiamo, assistito a uno spettacolo vero e proprio, basato su un’ampia selezione di Manhattan Project.
Al termine Massini ha ringraziato il teatro (in cui si sente un po’ come a casa) e l’editore, svelando che il testo sarà tradotto e pubblicato all’estero, a cominciare dalla Francia e dagli Stati Uniti e che sono già diversi i teatri interessati alla sua rappresentazione. Ma soprattutto ci ha tenuto a ringraziare il pubblico presente a questo “battesimo”.
Nei cento minuti precedenti Massini ha rievocato la costituzione del gruppo che lavorò alla creazione della bomba atomica. Al centro c’è la figura di Robert Oppenheimer, ma prima di arrivare a lui bisogna fare la conoscenza di un nutrito – e assai originale – gruppo di scienziati ebrei ungheresi, tra cui Paul Erdős, Leó Szilárd, Edward Teller ed Eugene Wigner.

I dubbi e gli scrupoli, gli incontri e gli scontri, la corsa contro il tempo per battere i nazisti sono presentati in un ricchissimo intreccio di richiami veterotestamentari e ironia yiddish.
Verso la fine dello spettacolo, che mi è piaciuto molto, mi sono posto due domande: come sarebbe Manhattan Project interpretato da Massimo Popolizio, magari con un accompagnamento musicale dal vivo? E poi: come sarebbe una lettura teatrale del Libro di Geremia? Chissà se prossimamente non avremo la risposta ad almeno una delle due.
Saul Stucchi
Stefano Massini
Manhattan Project
Einaudi
Collezione di teatro
2023, pagine VI – 266
16 €