Lunedì 20 febbraio è stata presentata alla Scuola della Cattedrale di Milano nella chiesa di San Gottardo in Corte dietro Palazzo Reale l’opera “Lettere famigliari e diplomatiche” di Baldassarre Castiglione, a cura di Guido La Rocca, Angelo Stella e Umberto Morando, edita nella prestigiosa collana I Millenni di Einaudi.
Formidabili quegli anni
Ad aprire l’incontro l’organizzatore Armando Torno che ha rievocato quel “tempo magico che tutti ci invidiano”, i formidabili anni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Anni molto intensi. Basti ricordare qualche data: nel 1517 Martin Lutero espose le sue 95 tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, dando avvio alla Riforma protestante. Dieci anni dopo i Lanzichenecchi avrebbero messo a sacco Roma. La cristianità occidentale fu messa a dura prova.
Fu un’epoca di grandi personaggi, sui quali primeggiava Carlo V che “sembrava nato per comandare”. Le epistole del Castiglione, ha proseguito Torno, ci offrono una serie di motivi di meditazione.
La lettura di alcuni brani delle lettere è stata affidata al giovane attore Emanuele Mazza, recentemente impegnato nel ruolo di Amleto. Altre volte è intervenuto l’altro curatore, Morando, a leggerne dei brevi passaggi.
Il primo brano selezionato proveniva dalla lettera che Baldassarre scrisse a Giacomo Boschetto per raccontargli l’ingresso del re di Francia Luigi XII a Milano.

La parola ad Angelo Stella
Ha poi preso la parola il curatore Angelo Stella, sottolineando per prima cosa l’importanza dell’epistolario del Castiglione, fondamentale per comprendere la storia d’Italia. Nella lettera sopra menzionata, scritta a 21 anni, vediamo già tutto il mondo di Baldassarre e le sue passioni, a cominciare dai vestiti e dai cavalli.
Il professore ha poi rievocato le tappe della carriera dell’umanista, i viaggi e le missioni segrete, collegando questi eventi ai protagonisti dell’epoca.
Il giovane Federico Gonzaga, succeduto al padre Francesco II, era governato dalla madre Isabella d’Este. A papa Leone X de’ Medici seguì invece, con sorpresa di tutti, Adriano VI da Utrecht. Il suo arrivo nella capitale della cristianità sorprese i Romani: questo “papa religioso” diceva messa tutti i giorni! Durerà però poco più di un anno.
Alla sua morte salirà sul soglio di Pietro Clemente VII e Baldassarre tornerà a Roma per essere nominato nunzio in Spagna, dove arriverà l’anno seguente (1525), poco dopo la sconfitta di Francesco I a Pavia da parte delle truppe imperiali.

Il sacco di Roma
Baldassarre registra nelle sue lettere la sorpresa per il comportamento di Carlo V che invece di manifestare gioia per l’inaspettata vittoria, si mostra afflitto per lo spargimento di sangue di tanti cristiani.
Nelle sue lettere la mancanza di soldi è un tema ricorrente. Era pressante anche per le truppe mercenarie (ça va sans dire): rimaste senza paga, si precipitarono verso l’Urbe, mandati via dai vari signorotti locali nei cui stati passarono nella loro discesa in Italia.
La Lettera ad Alfonso Valdés (la cui edizione è curata da Paolo Pintacuda) è particolarmente importante. Valdés era uno dei “ghost-writer” di Carlo V, ha ricordato Stella. Il teologo, nonché segretario della cancelleria dell’imperatore, scrisse un libello per affermare che il sacco di Roma è stata la punizione dei suoi peccati. Castiglione ribatte alle sue accuse, ma rispondendo in qualche modo le ribadisce, le ripete, le fa conoscere.
Chiamato a commentare questo passaggio, monsignor Gianantonio Borgonovo ha affermato senza giri di parole di stare dalla parte di Lutero che non si muoveva per distruggere la chiesa ma per riformarla, spinto dalla volontà di far rivivere la parola del Vangelo. L’afflato di ritorno alle origini fu bello, anche se a volte ingenuo.
In absentia
Stella si è soffermato anche sulle debolezze del Castiglione, come la preoccupazione di perdere i capelli che l’umanista tentava di nascondere indossando uno scuffiotto (è con quel copricapo che Raffaello l’ha immortalato nel suo celeberrimo ritratto).
Ha poi parlato delle lettere scritte dall’umanista alla madre e alla moglie, soffermandosi sul termine “absentia”, secondo lui la chiave per capire l’uomo Baldassarre e l’intellettuale Castiglione, per concludere sostenendo che “se fosse sopravvissuto, avrebbe scritto il Don Chisciotte“. Nella lettera di condoglianze al papa, Carlo V scrisse:
es muerto uno de los mejores caballeros del mundo.
L’incontro si è concluso con l’intervento di Mauro Bersani, responsabile della collana I Millenni che compie 70 anni, essendo stata creata nel 1947 da Cesare Pavese.
Bersani ha ricordato la lunga gestazione (mezzo secolo) dell’opera, iniziata da Guido La Rocca per i Classici Mondadori, poi passata a Ricciardi e infine approdata a Einaudi. L’edizione, in tre volumi che sommano oltre 4 mila pagine, è il frutto di un grande lavoro d’équipe.
“Ma tutta questa fatica valeva la pena?” si è chiesto Bersani, rispondendo positivamente. Senza dubbio, aggiungiamo noi, ne sarebbe contento e orgoglioso il Castiglione.
Saul Stucchi
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