Con solo mezz’ora di ritardo sull’orario indicato nel programma (18.00), domenica sera al Bloom di Mezzago Paolo Agrati ha presentato Alessandro Robecchi, giornalista, autore televisivo e scrittore. “Mi ricordo quando ero ragazzino e venivo a pogare al Bloom”, ha esordito sorridendo l’autore, venuto a parlare del suo romanzo “Di rabbia e di vento” (edito da Sellerio), terza avventura ad avere per protagonista Carlo Monterossi.
Un romanzo da centellinare
“L’ho preso in biblioteca!”, ha detto Agrati mostrando al pubblico una copia del libro con la fascetta del codice a barre del Sistema Bibliotecario. Gli è piaciuto tanto e l’ha letto in un paio di giorni. Anzi, alla fine ha rallentato il ritmo della lettura perché voleva prolungarne il piacere.
Robecchi di mestiere, fondamentalmente, scrive. Negli ultimi 30 anni, ha scritto quasi tutti i giorni, almeno 30 o 40 righe per un articolo di giornale. Scrivere un libro è un modo per uscire dai vincoli di spazio che d’altro canto impongono una disciplina all’autore. Un romanzo, invece, è come una prateria aperta, ma richiede autodisciplina, altrimenti il rischio è di perdersi in questo spazio di libertà totale.
L’articolo da scrivere per un giornale è una “meravigliosa sveltina”, mentre la scrittura di un romanzo richiede un “annetto”: impresa più elaborata, ma molto più divertente.
Nel solco di Chandler e Izzo
“E il titolo?”, ha chiesto Agrati. In questo caso l’ha scelto lui stesso, direttamente, ha risposto Robecchi, raccontando che di solito presenta i suoi libri privi di titolo all’editore per lasciargli l’illusione di poter scegliere il titolo. Lo stratagemma funziona. Infatti Sellerio ogni volta lo chiama dicendo “Va bene, scegliamo” e Robecchi finisce per dare il titolo che desidera.
Questa volta è partito dall’idea di raccontare la rabbia sorda, individuale, interiorizzata, che vede in giro, cattiva perché senza sbocchi. Voleva vedere come una storia di cronaca nera influisce sui suoi personaggi. Il protagonista, Monterossi, è l’ultimo ad aver visto la vittima (una escort “morta male”). Il vento, invece, confessa Robecchi è un trucco letterario per tenere alta la tensione.
“Ma perché rimanere nel solco del genere giallo”?” ha chiesto Agrati. Prima di tutto perché lui stesso è un grande lettore di gialli, ha risposto Robecchi, soprattutto degli autori classici, da Chandler a Izzo. In secondo luogo perché il genere impone allo scrittore una struttura da rispettare, lo obbliga a restare agganciato alla storia. Il genere, poi, non sminuisce il valore della scrittura, basti pensare a due capolavori come “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Gadda e “Delitto e castigo” di Dostoevkij.
Tra Milano e Bob Dylan
Quando Robecchi confessa che “Monterossi è un po’ un coglionazzo”, Agrati interviene per dire che salterà la domanda di rito: “Ti vedi un po’ in Monterossi?”, provocando risate tra il folto pubblico in sala. A parte il lavoro analogo e un forte senso della giustizia, ha risposto sorridendo Robecchi, autore e personaggio letterario non hanno molti punti in comune.
“Milano è mal raccontata”, ha proseguito lo scrittore. Televisione e giornali si concentrano soltanto sulla Milano della moda, del design e degli affari, mistificandone l’aspetto. Nei suoi romanzi vuole invece rappresentare la ricchezza sociale della metropoli, la sua vivacità (non priva di aspetti negativi, sia chiaro).
L’ultima domanda di Agrati è stata su Bob Dylan. Robecchi si è detto tutt’altro che sorpreso dalla notizia del conferimento del Premio Nobel per la letteratura al cantautore: anzi, era almeno dal 2001 che lui ne sosteneva la candidatura. Nessuno come Dylan ha raccontato l’America degli ultimi 50 anni e l’amore indiscutibile per lui ha voluto trasferirlo tale e quale al suo Monterossi.
Anche nel prossimo libro, in uscita a metà gennaio 2017 sempre per Sellerio (Robecchi ne ha annunciato in anteprima il titolo: “Torto marcio”), si è impegnato a scavare “nell’intercapedine che esiste tra legge e giustizia”, a osservare quella fessura che a volte si allarga fino a diventare una crepa.
La presentazione si è conclusa con un “complimentone” da parte di una lettrice che ha confessato di vedersi davanti i personaggi di Robecchi come quelli dei romanzi di Simenon. “Lo conserverò per i momenti di magra”, ha ringraziato l’autore.
Saul Stucchi
Domenica 13 novembre 2016
Aperitivo con l’Autore
Alessandro Robecchi presenta il suo libro “Di rabbia e di vento” (Sellerio) con Paolo Agrati
Bloom
Mezzago (MB)