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Voi siete qui: Europa » Percorsi in Vaucluse tra rovine e lavande

25 Settembre 2015

Percorsi in Vaucluse tra rovine e lavande

Martedì 7 luglio 2015. Esco da Alleins verso est percorrendo una via di villette basse e di capannoni, serpeggiando tra dissuasori stradali che restringono la carreggiata alternativamente da un lato e dall’altro. A una rotonda imbocco la provinciale 561, lungo un tratto aperto e luminoso.

Da un muraglione di calcestruzzo sulla destra scendono tre enormi condotte color ruggine scuro, inquietanti, come un pericolo latente, per la loro titanica dimensione. Più avanti, sempre a destra, l’indicazione di una discarica (Déchèterie). Attraverso l’abitato di Charleval lungo la provinciale 3561 (casette, edifici bassi, piazzette alberate, poi platani e sole).

Riconfluisco sulla 561. Supero Roque d’Anteron, senza entrarvi. La strada valica un canale e lo segue mentre corre parallelo al letto della Durance. A destra, il bordo strada si chiaroscura di alberi, che cedono poi il posto a un ampio vigneto in salita.

LourmarinAppena dopo, oltrepassato un ristorante-pizzeria, svolto a sinistra a imboccare il duplice (sul canale e sul fiume) ponte per Cadenet. Da qui inizia la lunghissima e ondivaga provinciale 943, che mi accompagnerà fino alle remote alture di Sault. In paese passanti camminano flemmatici, coi loro abiti dai colori estivi e le loro borse della spesa. A una rotonda vado dritto. Raggiungo Lourmarin. La provinciale lo aggira da destra.

Man mano che il percorso si inoltra verso nord, il paesaggio si fa più aspro e pietroso. Procedo tortuosamente, per parecchi chilometri, in gole di rocce grigiastre e pini. Incontro diverse macchine. Vedo, ad un crocevia a sinistra, indicazioni con nomi di paesi che mi sono noti: Bonnieux, Lacoste, Ménerbes.

Proseguo verso Apt. Poco dopo iniziano a comparirmi attorno vigneti di dimensione crescente e qualche frutteto, mentre la strada si distende in curve più dolci. Scorgo per un istante, in un angolo in basso a destra, un campo di lavanda fiorita. Più avanti, a uno slargo dopo una curva, mi fermo per rispondere alla telefonata di un utente del mio lavoro, un mugnaio.

Un’altra rotonda. Imbocco l’Avenue de Marseille e in pochi minuti raggiungo il centro della cittadina. Vado a lasciare la macchina, come le due volte precedenti, lungo Boulevard Camille Pelletan, di fronte alla scuola intitolata allo scrittore Henri Bosco.

Tornando a piedi verso l’inizio del borgo, noto, sull’incrocio con Corso Lauze de Perret, l’indicazione Parc Régional du Lubéron. Seguo quella direzione, chiedendo informazioni dapprima ad alcuni pedoni, sul marciapiede del parcheggio situato più in là (non ne sanno nulla), poi in un bar che sta aprendo, a ridosso del caseggiato. Mi viene indicata una viuzza vicina, Rue Louis Rousset. Una freccia a destra mi fa quindi svoltare in un vicolo che a sua volta sfocia nell’ombreggiata Piazza Jean Jaurès, di fianco alla facciata rosea e all’ingresso solidamente squadrato in pietra della Casa del Parco.

Nel corridoio del pian terreno lo sportello per il pubblico, al quale una matura addetta bionda è impegnata a conversare con un’utente (ma non mi pare stiano parlando proprio di lavoro). In una sala, alcune locandine in serie illustrano le problematiche dell’assetto idrogeologico e il ciclo dell’acqua.

plastico geomorfologico della VaucluseUn plastico raffigura gli aspetti morfologici e naturalistici che caratterizzano la zona. L’addetta si è adesso liberata. Le domando informazioni sugli itinerari da seguire; mi risponde indicandomi la boutique e dicendomi che lì posso trovare tutto quel che mi serve. Consulto con attenzione il materiale esposto e scelgo un libretto dei percorsi a piedi nel Parco, in cui sono illustrate 27 passeggiate ed escursioni, e un cartella di “circuiti pedestri” sul territorio di Saint Saturnin les Apt, descritti e cartografati. Chiedo come arrivare al paesino, segnalato anche dalla mia guida Lonely Planet, ottenendo indicazioni un po’ approssimative.

Esco e raggiungo Rue des Marchands, scavalcata, con un arco, dal campanile della Cattedrale di Sant’Anna. Passandoci sotto, la percorro fino al punto di inizio, dove incrocia la via che ho imboccato per andare a parcheggiare: voglio fare una visita alla bella libreria che ricordo trovarsi lì. Prima di entrarvi, vado a dare un’occhiata al vicino ponte sul Calavon, magro torrentello dall’acqua verdastra simile a certi del nostro Appennino ligure-piemontese. Una parte dell’alveo (e della luce del ponte) è occupata da un brutto parcheggio.

Il ponte sul Calavon ad AptL’interno della Librairie Fontaine è solenne di legni marroni. Scorro la raccolta completa della collezione Poésie/Gallimard, che comprende anche i versi, ben tradotti, di Leopardi, Montale, Eliot. Decido per le opere poetiche di François Cheng, cinese eletto all’Académie Française, la cui scrittura, densa e trasparente, è una feconda fusione tra le due diversissime culture in cui si è formato.

Chiedo anche alla coppia di proprietari (o commessi) indicazioni sulla strada per Saint Saturnin; mi spiegano molto semplicemente che devo passare il fiume e continuare fino a una rotonda con a destra la freccia indicatrice, poi seguire tutta la strada che sale al villaggio.
(prima parte – continua)
Marco Grassano

Didascalie:
– Lourmarin
– Il plastico con le caratteristiche geomorfologiche
– Il ponte sul Calavon ad Apt

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