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Voi siete qui: Europa » Per le strade di Treviri, sulle orme di S. Ambrogio e Karl Marx

18 Giugno 2009

Per le strade di Treviri, sulle orme di S. Ambrogio e Karl Marx

“Treviri dentro è quasi schiacciata, soffocata dalle mura di chiese, di cappelle, di chiostri, di conventi, di collegi, di edifici di confraternite e di ordini cavallereschi,  fuori è bloccata o addirittura assediata da abbazie, conventi e castelli”. Così Goethe descrisse la città quando la visitò nel 1792. Sono trascorsi da allora più di due secoli, durante i quali Treviri è senza dubbio cambiata conservando però intatta gran parte del suo fascino antico. È infatti una città ricca di storia ma paradossalmente pochi ne conoscono i tesori, almeno tra gli Italiani. Eppure vanta un legame molto stretto con il nostro Paese, avendo dato i natali a uno dei santi più importanti della cristianità, celebre non solo nella metropoli di cui è il patrono. Ci riferiamo a Sant’Ambrogio che persino moltissimi tra i milanesi ignorano sia nato appunto a Treviri (Trier in tedesco, da pronunciarsi Trir). Curiosamente la città lambita dalla Mosella non è gemellata con il capoluogo lombardo, bensì con Ascoli Piceno, per via di un altro santo, Emidio, nato qui e morto nella città marchigiana. Secondo la tradizione Emidio, quando ancora viveva a Treviri, fu portato in un tempio pagano dalla sua famiglia perché rinnegasse il cristianesimo, ma venne salvato dall’apostasia da un terremoto che distrusse l’edificio. In rotta con la famiglia, abbandonò Treviri per venire in Italia. Ancora oggi sono numerosi coloro che dalla cittadina raggiungono l’Italia, soprattutto per ammirarne le bellezze artistiche e per rilassarsi nelle nostre località balneari, mentre sono ancora pochi quelli che compiono il viaggio in senso contrario. In tempi di turismo di massa e di viaggi “mordi e fuggi” non giova alla città la mancanza di un collegamento aereo low-cost. Ma proprio per questo motivo, è una meta ideale per chi sa apprezzare un viaggio “lento” e ben motivato. È inoltre un ottimo punto di partenza per altre gite a corto raggio, anche negli altri due Paesi europei che distano pochi chilometri, ovvero il Lussemburgo e la Francia.

Il centro storico
Due sono gli edifici che rendono Treviri famosa in tutto il mondo, entrambi appartenenti al suo glorioso passato romano. Le immagini che li raffigurano compaiono in tutti i libri d’arte antica grazie alla loro importanza e all’eccellente stato di conservazione. Sono la Porta Nigra e la Basilica di Costantino, detta anche Aula Palatina. Individuarli è semplicissimo perché Treviri è una città piuttosto piccola e il centro storico si visita comodamente a piedi oppure noleggiando una bicicletta. I più pigri possono invece prendere il Römer-Express che effettua il giro turistico della città (attivo da aprile fino a ottobre; i biglietti si acquistano nell’ufficio turistico, accanto alla Porta Nigra). La sua fondazione risale all’anno 16 a.C., con il nome di Augusta Treverorum e il ruolo di capoluogo della provincia della Belgica. Dunque Treviri può giustamente fregiarsi del titolo di città più antica della Germania e deve alle sue vestigia romane, risalenti soprattutto al regno di Costantino, la fama.

La Porta Nigra
Le curiosità sull’origine del soprannome trovano un’immediata risposta quando finalmente si giunge in prossimità del monumento e si ha la libertà di ammirarlo dal vero: i blocchi di arenaria che lo compongono si sono anneriti col passare del tempo, rendendone scura la superficie. È proprio per questo motivo che durante il medioevo ottenne il nome di Porta Nigra. Probabilmente non sarebbe sopravvissuta fino a noi – come infatti sono andate distrutte quasi tutte le porte cittadine del mondo romano – se il santo Simone nell’XI secolo non avesse scelto il piano basso come eremitaggio. Alla sua morte il luogo venne trasformato in chiesa e l’edificio sacro si conservò fino alla riorganizzazione di Napoleone, il quale ordinò di abbattere tutte le parti non pertinenti con l’antica realizzazione romana.
In epoca antica la Porta Nigra faceva parte delle mura difensive e costituiva una delle porte di accesso alla città. Nel 1986 è stata inserita nella lista dei monumenti che appartengono all’eredità culturale del mondo intero, stilata dall’Unesco, insieme agli altri monumenti di epoca romana, al Duomo e alla chiesa Liebfrauen. Gli abitanti di Treviri, per sottolineare la familiarità che hanno con essa, la chiamano semplicemente la Porta. Si può visitare la parte interna pagando un biglietto d’ingresso per il singolo edificio o quello cumulativo che consente la visita a tutti i monumenti romani. Accanto alla Porta è situato il convento di San Simeone, che un tempo accoglieva il personale religioso della doppia chiesa, mentre oggi ospita un ristorante e il museo civico. Si prosegue lungo Simeonstrasse che in gran parte ricalca il cardo massimo romano, ovvero una delle due strade principali che costituivano l’ossatura viaria antica.

Il centro della città è facilmente individuabile perché coincide con la piazza del mercato (Hauptmarkt), al cento della quale, a sua volta, si erge la caratteristica Croce. Fu innalzata verso la fine del IX secolo per ricordare il trasferimento del mercato dal lungofiume a questa parte della città, deciso dall’allora vescovo in seguito a una scorreria di Normanni. L’originale della croce è conservato al museo civico, mentre la colonna che la sostiene è di epoca romana. Anche gli originali delle statue delle quattro virtù cardinali che abbelliscono la fontana sono esposte al museo. Dalla sommità San Pietro veglia sulla cittadina di cui è patrono. Lo volle porre alla fine del XVI secolo l’arcivescovo come invito alla concordia cittadina. Le guide raccontano infatti dei continui conflitti che vedevano contrapposti il comune e la chiesa, per ragioni di prestigio, ma soprattutto di potere. La volontà di predominare si manifestava anche “in altezza”, proprio come succedeva nei centri della Toscana comunale. Il comune di Treviri aveva una sua propria chiesa, S. Gangolf, la cui torre gareggiava in altezza con quelle del duomo, mentre la sede dell’amministrazione era la Steipe (si pronuncia “Schtaipe”). Oggi la piazza è un luogo tranquillo e piacevole, su cui affacciano molti locali pubblici: basta sedersi al tavolino di un bar a bere qualcosa per constatare che la vita quotidiana a Treviri trascorre placidamente.

La cattedrale
Il Dom di Trier è la chiesa episcopale più antica della Germania: ha infatti quasi duemila anni, dato che l’inizio della sua costruzione risale al 1030. Per vederne la conclusione gli abitanti di Treviri dovettero però pazientare per circa due secoli. Se da fuori vi sembra grande, beh, non avete idea di quanto fosse enorme la basilica che qui fece erigere Elena, la madre dell’imperatore Costantino. Si trattava anche qui di un doppio edificio che occupava un’area vastissima, comprendente tra l’altro l’antistante piazza del duomo e lo spazio ora occupato dalla chiesa di Nostra Signora. Secondo le ricostruzioni degli archeologi era quattro volte più grande del duomo attuale, ma ora non ne restano che scarse vestigia, tra cui la colonna di granito spezzata chiamata Domstein, di fronte al portale meridionale. La torre sud ha un’aggiunta di epoca cinquecentesca, visibilmente diversa dallo stile romanico del resto del duomo, dovuta alla già ricordata contesa “edilizia” tra chiesa e comune. I fedeli arrivano da ogni parte per venerare la sacra tunica senza cuciture che la tradizione vuole indossata da Cristo sulla croce. Il manufatto viene però esposto soltanto in particolari occasioni. Merita assolutamente una visita l’elegante chiostro.
Accanto al duomo sorge la chiesa di Nostra Signora (Liebfrauenkirche) che insiste su quella che era la parte meridionale della doppia chiesa del XIII secolo. Al di sotto del pavimento vi sono gli archeologi hanno rinvenuto vestigia romane che però non sono visitabili. La particolarità dell’edificio, realizzato in stile proto-gotico (e non più romanico, come il Dom) consiste nella sua pianta a forma di rosa con dodici petali. Questo numero ricorda le tribù di Israele e gli apostoli, mentre la rosa mistica è un simbolo legato al culto della Madonna.
Saul Stucchi
Foto di Alessia Montanari

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