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Voi siete qui: Europa » Passeggiata con Grassano per le strade di Rabat a Malta

13 Giugno 2018

Passeggiata con Grassano per le strade di Rabat a Malta

Dal convento dei Francescani al Museo dei Cavalieri di Malta.

Proseguiamo tra i negozi e le abitazioni unifamiliari – tra cui la Casa Bernard – di Via San Paolo, in vario stato di conservazione. In un piccolo slargo, il convento dei Patrjiet Frangiskani / Franciscan Friars (duplice scritta corsiva, in ferro battuto, ai lati del portone) reca una grossa lapide del 2014, riportante, in maltese, una strofa del Cantico delle Creature. La lingua è così ermetica che non riusciamo a intuire di quale si tratti.

Vicino al Convento dei Francescani a Rabat, sull'isola di MaltaPoco oltre, in una bassa casetta dalle belle curve levantine, l’Early Learning Centre e gli studi professionali del Professor Joseph Cacciottolo, Consultant Physician, e della Dr. Alexandra Mizzi, Advocate. “Eia ergo, Advocata nostra – Orsù dunque, Avvocata nostra…” mi viene automaticamente da canticchiare in volute gregoriane, con un sorriso.

[adsense-inarticle] L’elegante Palazzo Castelletti, il cui portone è sormontato da un grande e macchinoso scudo araldico in pietra grigia, mostra tutti i segni di essere un ristorante. Per niente popolare, direi, come non lo sembra neppure l’omologo dirimpettaio, Palazzo Xara: solenne magione dagli infissi viola lavanda che accoglie, oltre al locale, la L’Isle-Adam Band Club. Un circolo bandistico intitolato a uno scrittore simbolista così fuori dal mondo da assegnare a un suo personaggio questa battuta: “Vivere? Lo faccia per noi il personale di servizio”. Come vicini di casa dei “pauperisti” Francescani, non c’è male.

Ma i contrasti – più o meno formali – non finiscono qui. Appena oltre, il Blues Bar The Rising Sun – nome di un bordello della Louisiana, immortalato da una grande canzone – precede di qualche metro una chiesa e, sull’angolo di via, la nicchia contenente la statuetta di Sant’Agata, in apparente estasi mistica e atteggiata come un pupo siciliano; sotto, una piccola lapide in marmo grigio promette giorni di indulgenza a chi recita una Salve Regina. “Già fatto poco fa”, penso.

Ancora pochi passi, e la Triq San Pawl sfocia in una vasta piazza multifunzionale: parcheggio, fermate di tutti gli autobus, parco pubblico…

Da qui ci portiamo verso la Medina. Seguiamo Triq Il-Karrijiet, che orla in linea retta il grande spazio aperto. L’edificio della banca Banif si presenta finemente ristrutturato; gli altri mostrano i segni, non tutti sgradevoli, del Tempo. Due vicoli lastricati, leggermente curvi, dalla pigra aria paesana, si insinuano fra le case. Proseguiamo lungo il marciapiede. Un terzo vicolo, cieco e dritto. Attraversiamo sulle “zebre” e ci infiliamo nei giardini, che come impianto non ci appaiono molto diversi da quelli della Stazione di Alessandria.

Un piccolo, allungato padiglione in ferro battuto, sotto il quale si incolonnano numerosi carrozzini con cui visitare “senza fatica” la Cittadella: dove è rigorosamente riservato agli abitanti l’uso dei veicoli a motore. Mi viene subito in mente, con un nodo di afflizione, la triste storia del cavallo Oliver, morto a Messina, lo scorso 12 agosto, di caldo e fatica, mentre portava in giro per la città, nel primo pomeriggio, un carico di croceristi appena sbarcati. Finché avrò gambe che camminano, non farò mai gravare il mio becero peso su un povero animale.

Come in tutte le strutture fortificate, compresa la nostra alessandrina, un ponticello scavalca il fossato – qui trasformato in elegante giardinetto anglo-mediterraneo – e conduce al portale ad arco, da cui si accede all’area racchiusa fra le mura. Subito dopo, una piazzetta ornata da alcuni cannoncini, sulla quale si affacciano l’Ufficio del Turismo, la stazione di polizia e un negozio di souvenirs.

Prendiamo a destra, seguendo i suggerimenti di un pannello recante varie indicazioni. Uno slargo geometrico con tavoli di ristorante. Da qui, un vicolo – manco a farlo apposta, Triq San Pawl – conduce di fianco alla cattedrale: che, ovviamente, è fronteggiata dalla Pjazza San Pawl, nel cui spazio quadrangolare si alternano stili architettonici cronologicamente variegati – barocco, gotico-bizantino, classicheggiante, romanico – resi però forzatamente coevi dallo stesso periodo e dallo stesso materiale di costruzione.

La cattedrale di San Paolo a Rabat, sull'isola di MaltaL’interno della Cattedrale – va da sé, dedicata a San Paolo – è l’abituale sfarzo di legni, metalli e soprattutto marmi venati: rossastri, in prevalenza, e poi turchini cupi, come certe ardesie. Il pavimento, parzialmente occupato da sedie ordinate in file, è quadricolato in tutta la sua estensione, e fin nelle edicole laterali, da grandi e chiare lapidi funerarie di ecclesiastici, intarsiate in berretti clericali e stemmi nobiliari con policromie ricche e strane: quasi allegre, nella loro pastellata vivacità. Sulla sinistra, una specie di rosso trono episcopale torreggia su un’alta predella a gradini ammantata da uno spesso e vasto tappeto variopinto.

Vista dal bastione di Rabat, sull'isola di MaltaProseguiamo oltre il sagrato. Un tronco di vicolo conduce a un vicoletto trasversale, e quindi si snoda in una serie di angoli, curve e slarghi tra pareti di pietra bionda. L’accesso al cortile del Tea Garden Fontanella, la cui terrazza superiore sovrasta a perpendicolo l’attacco in salita, assistito da una ringhiera, di un lungo camminamento che permette di affacciarsi allo spalto e di far correre la vista sui campi e gli abitati della piana sottostante, fino al mare.

Al termine del percorso, una piazzetta alberata, dalla luminosità provenzale, mi ricorda Ménerbes anche nelle botteghe con esposti, fuori dalle ante di legno, acquerelli, cartoline e ceramiche.

Una piazzetta a Rabat, sull'isola di MaltaUn vicolo, volto a sudovest, ci porta ad assecondare – lungo una carrabile di lastrici, di nome Triq L-Imhazen – il bastione che ingloba l’alta facciata e la rampa frontaliera dell’edificio Casa Magazzini, in cui è ospitato il museo multimediale sulla storia del Cavalieri di Malta, detti anche di San Giovanni.

Allestimenti di emozioni forti e violenze facili (“Qualcuno implorava aiuto, molti si auguravano la morte” dice il pieghevole distribuito da una ragazza in costume) che non ci interessano. Conosciamo fin troppo bene gli estremi cui può arrivare la crudeltà umana, soprattutto quando prende a pretesto la religione o la politica o entrambe le cose.

Osserviamo, rasentandone l’imbocco, vicoletti dalla nomenclatura devota: Via della Santa Croce, Via del Carmelo, Via San Pietro. Nei loro tratti più ampi, a ridosso delle case, aiuole o grossi vasi di oleandri. Proseguendo, ci imbattiamo in un inatteso filare di alberelli contorti, di fronte a due tronfi balconi.

Un filare di alberelli in un vicolo di Rabat, sull'isola di MaltaTorniamo verso le più frequentate viuzze centrali. All’incrocio tra St Peter Street e la lunga Villegaignon Street in cui svoltiamo, ci appare, sotto un baldacchino azzurro irraggiato in oro dallo Spirito Santo, una statua coronata della Vergine col Bimbo in braccio, poggiata su una mensola recante il motto Salus in periculis.

La piccola lapide murata alla base garantisce “Ad ogni fedele che devotamente reciti un Ave Maria innanzi questa sacra immagine di Maria SS.ma del Carmelo 40 giorni indulgenza” (sic). Declamo l’orazione in latino, col doppio tono di voce – botta e risposta – che si usa nei rosari pro defunctis.

Mia figlia mi osserva in silenziosa riprovazione; io le ribatto, serafico: “Eh, in latino vale sicuramente di più”. Non mi metto a fare il conto delle indulgenze che avrei accumulato in questi due giorni. In teoria, almeno: quel che mi manca, purtroppo, è il “devotamente”.
Ottava parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Vicino al convento dei Francescani
  • La cattedrale di San Paolo
  • Vista dal bastione
  • Una piazzetta alberata di Rabat
  • Un filare di alberelli in un vicolo
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