Si solleva a picco sull’Adda. Il Santuario della Rocchetta è un luogo senza dubbio mistico. Si percepisce la quiete della semplicità: quella condizione essenziale per una spiritualità spontanea. Con un ritmo ormai quotidiano, il luogo è meta e ritrovo di pellegrini, viandanti, di persone in cerca di se stesse, spesso in attesa di una risposta interiore che li aiuti a discernere. La particolarissima devozione alla Madonna della Rocchetta si può sintetizzare nella parola “accoglienza”.
Così è stato per sei coppie di fidanzati, tutte di Trecella (MI), che si sono recentemente raccolte in preghiera davanti alla Madonna della Rocchetta, custode particolarissima della piccola chiesetta a lei dedicata sul finire del 1300. È stata una giornata di gioia e di letizia, voluta da don Stefano Strada, inviato da Cornate d’Adda a Trecella come Parroco. Preziosa la collaborazione di Fiorenzo Mandelli, il custode della Rocchetta, per illustrare ai promessi sposi il Santuario, il sito archeologico, i lavori di bonifica che da oltre un anno ricevono il supporto di alcuni ospiti della comunità terapeutica “Villa Gorizia”, sotto la guida del professore Luigi Gasparini.
“Questo è un luogo molto particolare – ha spiegato don Stefano Strada ai fidanzati – isolato, lontano dalla città, ma vicinissimo al cielo, alla grazia che viene agli sposi con il sacramento del matrimonio” . Un luogo appropriato per meditare, e per prepararsi al matrimonio. Stando a 52 metri di altezza dal livello del fiume guardare giù fa proprio venire le vertigini. “La stessa vertigine che si deve affrontare pensando all’incontro con lo sposo nella vita matrimoniale, per poi superarla, rafforzando e ribadendo la scelta nuziale ogni giorno, con la serenità che ci viene dall’avere l’altro accanto a noi. Insieme per costruire la vita terrena, preparando quella eterna”, hanno così risposto don Stefano Strada e Fiorenzo Mandelli alle diverse domande dei fidanzati, che non sono mai mancate durante il ritiro in preparazione delle nozze.
Un momento particolarmente intenso è stato quello che si è venuto a creare una volta spalancate le porte del Santuario: per l’esattezza davanti al Crocifisso. “Non si vedono i chiodi della crocifissione. Al posto del corpo sofferente di Gesù ci sono i fiori e le stelle. Forme e colori della natura per testimoniare che la Resurrezione è un’autentica rinascita”, ha spiegato Mandelli, ricordando che una brava restauratrice di Milano ha riportato alla luce le mani ed i piedi del Cristo. Le coppie, al termine della spiegazione, hanno fatto un lungo applauso spontaneo, che è risuonato per diversi secondi nella chiesa. Una gioia condivisa, ed un preludio ad una felicità più grande: quella del giorno delle nozze, che per tutte le coppie arriverà entro l’anno.
Il giorno seguente la voce di Fiorenzo Mandelli è ancora piena di allegria. Una contentezza che si percepisce nettamente, e che fa bene ascoltare: “Non c’è stata una domanda che mi è rimasta nel cuore più di un’altra – mi racconta nel consueto saluto telefonico della domenica mattina – piuttosto la gioia sui volti di quelle coppie, il loro entusiasmo, che dapprima si è tradotto in una serie di domande sulla storia del luogo, poi nella piena partecipazione, ad ogni momento del ritiro, con animo davvero solare”.
Al termine della telefonata ripenso ad una frase di Chiara Corbella, una giovane sposa, e madre, di cui tutti noi dovremmo ricordare l’altissimo esempio di amore e di fede: “Non si è uomini per il lavoro, la casa, la salute, la reputazione. Si è uomini per amare”.
Luisella Daziano
Per contattare Fiorenzo: cell. 338.2800822 – email: fiorema22@tiscali.it