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Voi siete qui: Arte » Palazzo Reale dà la parola a van Gogh, tra studi e capolavori

12 Febbraio 2015

Palazzo Reale dà la parola a van Gogh, tra studi e capolavori

“Van Gogh torna a Palazzo Reale accompagnando Milano all’Expo 2015 con una cinquantina di capolavori”; si legge nel breve testo introduttivo a firma del sindaco Pisapia, all’inizio della mostra van Gogh. L’uomo e la terra, visitabile fino al prossimo 8 marzo. Per evitare un’escalation di iperboli via via più ingestibile e distante dalla realtà, bisognerebbe tornare a usare termini più sobri. Ma diamo la parola al protagonista dell’esposizione: “Ho lasciato L’Aia con alcuni studi ad olio e un paio di acquerelli. Certo, non sono capolavori e, però, sono davvero convinto che abbiano qualcosa di sano e di vero, più, se non altro, di ciò che ho fatto finora. Quindi ora mi considero all’inizio dell’inizio di realizzare qualcosa di serio”. Ecco, lo stesso van Gogh riconosceva in una lettera che le sue prime opere non erano altro che studi. D’altra parte Vincent imparò l’arte da autodidatta, studiando i maestri del passato (ammirava su tutti Jean-François Millet, che considerava il modello da imitare), ma soprattutto esercitandosi nella pittura all’aria aperta.
vanGogh_1Ad accogliere i visitatori, dopo i sempre utili pannelli con la cronologia che riassume vita e carriera del pittore e indica i luoghi dove ha vissuto, c’è l’autoritratto realizzato tra l’aprile e il giugno del 1887 (all’età di 34 anni). In appena 10 anni van Gogh ne dipinse quaranta, superando il maestro Rembrandt che aveva costellato di autoritratti la propria, lunga, carriera. Ma attenzione: per van Gogh l’autoritratto era sì una scelta consapevole che gli permetteva di esplorare le profondità della sua anima, ma era anche una necessità per risparmiare sul costo dei modelli. Va notato, tra l’altro, che l’opera è stata dipinta a olio su cartone, un supporto ben più economico della tela. Come la maggior parte dei quadri in mostra arriva dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, nei Paesi Bassi.
“La gente dice, e son ben disposto a crederci, che è difficile conoscere se stessi – ma non è facile nemmeno dipingere se stessi”, ha scritto Vincent al fratello Theo, in una lettera inviata da Saint-Rémy-de-Provence datata 5 e 6 settembre 1889: meno di un anno dopo sarebbe morto per le conseguenze di un colpo d’arma da fuoco da lui stesso sparato.
vanGogh_5La prima sala, in un ambiente molto scuro ravvivato dall’andamento ondulato dei pannelli, accoglie in pratica metà della mostra, con 27 opere. I temi sono legati alla vita quotidiana e al lavoro di contadini, taglialegna e pescatori. Le didascalie sono accompagnate da brevi citazioni tratte dalle numerosissime lettere di van Gogh, vera miniera di informazioni e miglior guida per la comprensione e l’apprezzamento delle sue opere. “Quello che sto cercando di ottenere è riuscire a disegnare non una mano, ma IL GESTO, non una testa matematicamente corretta, ma l’espressione complessiva. L’annusare il vento di un uomo che vanga quando alza il capo, ad esempio, o il parlare. La vita, insomma”. E per farlo, l’artista si avvicinò con umiltà al mondo della fatica, del lavoro manuale. Non apparteneva però a quell’universo, era infatti un uomo colto, figlio di una famiglia benestante, e la volontà di conservare quell’ambiente che lui vedeva sotto le lenti dell’idillio si scontrava con la rapida trasformazione che esso stava vivendo. Si osservi il quadro intitolato “Capanna con tetto di paglia”: van Gogh vi scorgeva un “nido umano” caldo e accogliente, ma gli ospiti in carne e ossa avrebbero avuto molto da obiettare, infastiditi dalla permeabilità del tetto! Del resto l’idealizzazione della vita all’aria aperta e del lavoro nei campi ha contagiato un infinito numero di artisti, tra cui Segantini al quale Palazzo Reale ha dedicato recentemente una bella mostra. L’artista aveva bisogno di affetto, di calore umano, di famiglia: con la sua aveva rapporti molto tesi; non soltanto con il severo padre, che vedeva di cattivo occhio la sua scelta professionale, ma anche con l’amato fratello Theo, come rivelano le lettere.
vanGogh_17Nella seconda saletta, dedicata al tema del ritratto moderno, sono esposte quattro opere, tra le più belle dell’intero percorso. Tra di loro gli spettacolari ritratti di Joseph-Michel Ginoux e Joseph Roulin: da soli valgono il prezzo del biglietto! Ma diamo ancora la parola all’artista “Ciò che mi appassiona davvero, molto molto più di ogni altra cosa nel mio lavoro è il ritratto, il ritratto moderno”. Segue la terza sala che ospita le nature morte, mentre la quarta è dedicata all’epistolario e al rapporto con Theo e con Millet, “la voce del grano”. Infine a chiudere il percorso ci sono sette opere, queste sì capolavori, che sprizzano colore e vita. Un’esplosione di colori si manifesta con l’arrivo ad Arles che peraltro, con sua grande sorpresa, van Gogh trovò ricoperta da un pesante mantello di neve.

Chiudiamo con una dolente nota: il guardaroba non ritira indumenti, ma soltanto borse ingombranti. Dunque rassegnatevi a visitare la mostra con indosso il piumino e a sognare il Louvre che sta su un altro pianeta.
Saul Stucchi

Didascalie:
Vincent van Gogh
Autoritratto
Olio su cartone, cm 32,8 x 24, 1887
Kröller-Müller Museum, Otterlo
© Kröller-Müller Museum; Otterlo

Vincent van Gogh
Contadino che brucia le erbacce insieme a sua moglie
Acquerello su carta, cm 19,4 x 36, 1883
Caldic Collectie, Wassenaar

Vincent van Gogh
Paesaggio con covoni e luna che sorge
Olio su tela, cm 72 x 91,3, 1889
Kröller-Müller Museum, Otterlo
© Kröller-Müller Museum, Otterlo

VAN GOGH
L’uomo e la terra

Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12
Milano

Fino all’8 marzo 2015

Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti: intero 12 €; ridotti 6/10 € (audioguida compresa)
Catalogo: 24 Ore Cultura
Informazioni e prenotazioni: tel. 02.54913
www.vangoghmilano.it
www.comune.milano.it/palazzoreale

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