Da tanto tempo l’iconografia di San Girolamo è una di quelle a cui presto maggior attenzione quando visito un museo o una chiesa. Da prima di constatare – sorpreso soltanto in parte – che la mia versione preferita, ovvero quella dipinta da Antonello da Messina (esposta alla National Gallery di Londra), illustra la copertina di uno dei miei libri, dei miei autori, dei miei editori e delle mie collane del cuore: Dalle parti degli infedeli di Leonardo Sciascia che inaugurò La memoria di Sellerio nel 1979.
Ma anche da prima ancora di leggere il brano de Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino che riporto qui:
Nei musei mi fermo sempre volentieri davanti ai sangirolami. I pittori rappresentano l’eremita come uno studioso che consulta trattati all’aria aperta, seduto all’imboccatura d’una grotta. Poco più in là è accucciato un leone, domestico, tranquillo. Perché un leone? La parola scritta ammansisce le passioni? O sottomette le forze della natura? O trova un’armonia con la disumanità dell’universo? O cova una violenza trattenuta ma sempre pronta ad avventarsi, a sbranare?”.
Accanto a quello per questo tema iconografico, che si articola in un numero piuttosto limitato di varianti (il santo impegnato nello studio, penitente nel deserto, presente a una Sacra conversazione…) ma in un’infinità di versioni, coltivo da tempo l’interesse per il tema delle teste tagliate (devo recuperare la serie di articoli di Nadia Fusini sulle tagliatrici di teste a cui mi riferivo in un articolo del 2011…). Su tutte quella di san Giovanni il Battista. Nato ancora prima di scoprire l’Erodiàs di Giovanni (!) Testori, da questo testo teatrale ha ricevuto nuova linfa, per così dire.

Girando per le sale di Palazzo Bianco a Genova la mia attenzione – in automatico – veniva calamitata da iconografie ben riconoscibili. Già all’inizio del percorso mi sono imbattuto in Salomé offre a Erodiade la testa del Battista di Andrea Ansaldo, pittore genovese della prima metà del Seicento: una tela quadrata molto teatrale le cui diagonali s’incontrano al centro nella testa del Precursore.
E poi c’è la Decollazione di San Giovanni Battista di Andrea Semino, altro artista genovese ma della seconda metà del Cinquecento. Qui colpisce il macabro dettaglio del collo del santo – ancora inginocchiato – che sprizza sangue sul pavimento della cella.
Ma la sorpresa più grande viene dal vedere raccolti nella sala probabilmente più visitata della collezione – ovvero la VIII in cui è esposto l’Ecce Homo di Caravaggio – diversi dipinti con questo tema iconografico. Eccoli:
- La decollazione di San Giovanni Battista di Giovanni Battista (!) Crespi detto il Cerano (stranissime, quasi vampiresche, le orecchie del santo)
- Salomé con la testa del Battista di Mathias Stomer (in cui gli occhi semiaperti del Battista sembrano indirizzati al generoso décolleté – perdonatemi il calembour! – di Salomé…)
- La decollazione di San Giovanni Battista di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.
È significativo che la stessa sala ospiti altre tele dedicate a un tema cruento o di sacrificio (pur scongiurato in extremis). Mi riferisco al David con la testa di Golia di Simon Vouet (opera acquistata dal Comune di Genova circa un secolo fa – nel 1923 – dalla collezione di Giovan Battista (!) Cambiaso) e Sacrificio di Isacco di Giuseppe Vermiglio.
A stemperare un poco l’atmosfera pesante contribuiscono altre due opere: il San Giovanni Battista nel deserto di Giulio Cesare Procaccini e – indovinate un po’? – il San Girolamo (Gerolamo, nella didascalia) di Hendrik van Somer.
Chissà cosa avrebbe scritto Calvino di queste figure chiamate qui a convegno. Purtroppo dovete accontentarvi di queste mie righe.
Saul Stucchi
Didascalia:
Andrea Ansaldo
Salomé offre a Erodiade la testa del Battista (circa 1630)
Palazzo Bianco, Genova
Immagine presa dal sito ufficiale del Museo
Palazzo Bianco
Via Garibaldi 11
Genova
Informazioni: