Si è svolta a Padova durante questo week-end (9-10-11 settembre) la settima edizione del Future Vintage Festival. Sono state tre intense giornate baciate da un sole molto caldo che ancora non lascia presagire la fine dell’estate.

In fila per Rocco
Ricchissimo il programma, di eventi (probabilmente il più atteso è stato quello con Rocco Siffredi, ormai “produttore”), mostre (oltre una ventina) e workshop. Nucleo della manifestazione è stato il Centro Culturale San Gaetano, nella centrale via Altinate. Nella sua corte coperta, chiamata Area Expo, si è tenuto il mercatino dell’abbigliamento e dell’oggettistica rigorosamente in stile vintage, rivolto ad appassionati, collezionisti o anche semplici curiosi.
Giubbotti di pelle, camicie e jeans d’antan, ma anche tabarri dal look militaresco, cappelli, cinture, occhiali e accessori e molto altro, tutto da provare e indossare, magari per farsi ritrarre nell’area fotografica ISFAV.
Tra le mostre le più interessanti mi sono parse quella sui mitici Ramones con scatti del giornalista e critico musicale Danny Fields che per anni seguì la band in giro per tournée, l’esposizione di motocicli Agnelli e le foto del giovane Nicola Bertellotti.
Dolce e caffè tra tradizione e innovazione
Nel primo pomeriggio di sabato il Teatro Auditorium ha ospitato l’incontro con il Maestro Pasticcere Leonardo Di Carlo, noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di giudice nella trasmissione di Rai 2 “Il più grande Pasticcere”. Insieme a lui ha dialogato Pierpaolo Meneguolo, da un paio di anni trainer dell’associazione SCAE (Speciality Coffee Association of Europe) per l’azienda Caffè Diemme che vanta una scuola dal titolo emblematico: “Drink Different”.
I due hanno parlato delle rispettive esperienze, rispondendo alle domande del presentatore. Vulcanico ed estroverso Di Carlo (abituato ai tempi della TV e al palcoscenico), più “contenuto” (ma anche più “sostanzioso”, a mio parere) Meneguolo che ha illustrato al volo alcuni sistemi di preparazione del caffè alternativi al tradizionale espresso e al caffè con la moka, ovvero i caffè filtrati ed estratti con le tecniche V60, Cold Brew e Syphon.
“È ancora possibile essere innovativi?”, ha chiesto il presentatore. La risposta di Leonardo Di Carlo è stata positiva: già se non seguiamo la moda, siamo innovativi. Ma è necessario rispettare la propria identità e sapere “ascoltare” (un verbo un po’ dimenticato in quest’epoca di condivisioni al volo di cose né lette né sentite).
Prova su strada. Anzi: in piazza
Per innovare è importante avere un’identità ferma e mantenersi coerenti con essa. Da parte sua Meneguolo ha sottolineato che nel mondo del caffè si è innovativi ogni anno perché ogni anno ci sono frutti nuovi, differenti da quelli prodotti dalle annate precedenti. L’innovazione è costitutiva dell’industria del caffè. Un’altra innovazione, per esempio, è quella di proporre un caffè freddo partendo da una bevanda già fredda e non come avviene tradizionalmente, da un caffè caldo fatto poi raffreddare. Entrambi hanno comunque concordato sulla convinzione che rinnovare è anche ripartire dalle origini.
Ed essendo un appassionato di caffè, non ho potuto fare a meno di ascoltare il consiglio di Pierpaolo di provare la caffetteria Diemme a Prato della Valle. Anticipo che mi ha fatto un’ottima impressione. Ma rimango fedele all’espresso: il monorigine di Cuba ha battuto l’Etiopia lavato preparato con la tecnica V60 (recensione sul mio blog Tazzine d’Italia).
Il mondo del caffè è la perfetta immagine dello stretto connubio tra futuro e vintage: tecniche antiche riportate in auge dagli esploratori del gusto. A maggior soddisfazione dei clienti. Almeno di quelli più esigenti. Appuntamento al Future Vintage Festival 2017.
Saul Stucchi
Future Vintage Festival
9-10-11 settembre 2016
Padova