La definiva memoria poetica, Federico García Lorca. Un concentrato mitico in verità, tutt’altro che naturalistico, di parole e dialoghi popolari uditi nell’infanzia e reinventati nel teatro tragico di un’opera come Nozze di sangue (ora di nuovo in libreria nella collana di classici con testo originale a fronte della Letteratura Universale Marsilio). Del resto, al poeta e drammaturgo spagnolo ucciso meno che quarantenne dai franchisti, il teatro piaceva farlo in prima persona, da attore e regista: ciò che lo aiutava a sentire il peso specifico delle parole sul palcoscenico.

Senza fare psicologia (detestava il dramma borghese) sapeva far emergere il nucleo tragico nei destini dei personaggi che sanno senza sapere se non quello che suggerisce loro l’istinto – l’essenziale, pour cause. Nozze di sangue, dramma (andaluso) in tre atti, riscrive un fatto di cronaca di quegli anni, una storia di cupa passione. Sentimenti fuori controllo di una donna alle prese con un matrimonio opaco, a fronte di un rapporto precedentemente avuto con un altro uomo che, balordo la sua parte, e già sposo di un’altra, pensa bene di far saltare l’evento a lui poco gradito con un ingresso sulla scena sbagliata nel momento sbagliato. Prima che i due uomini se la contendano (con un esito tragico che non anticipiamo), il secondo lancia il suo grido contro la disinvoltura relativistica che nella cultura del ‘900 avrà spesso la meglio: “Tu credi che il tempo guarisca e che i muri proteggano e non è vero, non è vero!!”.
[codice-adsense-float]La potenza ctonia sobilla vita psichica e corporale dei personaggi. La natura tiene insieme le emozioni assolute di una parte di mondo – uomini e donne legati a una sorta di ruralità ancestrale cui Lorca era molto sensibile. Niente può salvarli, nemmeno le avvisaglie di una catastrofe che incombe da subito.
Se lo sposo prova a rassicurare la madre sulla conoscenza reciproca della futura moglie: “Le ragazze devono guardare bene con chi si sposano”, la donna lo asseconda solo in apparenza: “Sì. Io non ho guardato nessuno. Ho guardato tuo padre e quando me lo hanno ammazzato ho guardo il muro di fronte. Una donna con un uomo, e basta.” E ancora non sa che l’altro è lo stesso uomo che le ha già ucciso il marito e il primogenito.
Non v’è più nulla in quest’opera del brio leggero che aveva legato Lorca a Salvador Dalí (laddove, un altro componente di quella banda, Buñuel, nonostante il distacco dal poeta del “duende”, saprà mantenere negli anni una mirabile oscillazione tonale). Vi risuona invece il canto tragico di un’Andalusia mitica di cui Lorca fu interprete autentico ma tutt’altro che ingenuo.
- Nozze di sangue. Testo spagnolo a fronte
- Autore: Federico García Lorca
- Copertina flessibile: 267 pagine
- Editore: Marsilio (12 giugno 2013)
- Collana: Letteratura universale. Dulcinea
- Lingua: Italiano
