La prima cosa che pensi sfogliando l’indice de Il cinema neorealista di Paolo Noto e Francesco Pitassio è che parliamo davvero di un altro mondo. Gi attori presi dalla strada per esempio: basterebbe già questo per ritenere oggi il neorealismo una pratica, una poetica impossibile.
Sarà noiosissimo ripeterlo, ma il mondo nella versione che oggi conosciamo, il mondo post-Pasolini, produce effetti come questo. Con buona pace di chi non lo sopporta – il poeta friulano intendo. Quelli che oggi vengono “presi dalla strada” vanno ai reality, e non a caso, gli “scrittori” di reality cercano di nobilitarli facendoli passare per “neo-realismo”, appunto.
Se la truffa è evidente e non ci crede nessuno tranne gli stipendiati dal baraccone, resta il dramma antropologico-culturale che, certo, gli stessi avrebbero buon gioco a definire meno grave dell’aver vissuto sotto le bombe del secondo conflitto mondiale: ma come fare “realismo” con materiali umani e immaginari slittati irreparabilmente verso l’artifizio televisivo già in età pre-scolare?
Così, riparlare del grande cinema neorealista mai come oggi vuol dire ritornare su un mondo non solo scomparso nelle forme che si era scelto per elaborarsi esteticamente – com’è giusto e ovvio, essendo le soluzioni di poetica (quando non sono come oggi spesso e volentieri strategie di marketing) legate a un clima storico e alle sue necessità e persuasioni complessive (anche qui, non sempre e non per forza: i grandi talenti artistici il mondo lo creano, più che riprodurlo) – ma rammentare un’idea di presenza (esistenziale prima e sociale poi) davvero differente dell’uomo – e dell’italiano in particolare. Ben venga dunque un volume come questo, nel quale Noto e Pitassio recuperano una considerevole mole di riflessioni, discussioni, angolazioni storiografiche sull’argomento. Forme espressive, linguaggi e modelli produttivi, documenti non sempre rintracciabili nel mercato editoriale, problematiche ideologiche, riassunti biografici dei grandissimi e dei meno rilevanti, dai “duri e puri” ai transfughi, insomma da De Sica a Pietro Germi, da Rossellini a Zampa, da Visconti a Castellani, il libro ripercorre le tappe di quello che è stato il più grande momento del cinema italiano – come ognuno sa, una delle esperienze decisive dell’arte novecentesca mondiale.
E come sempre si dovrebbe fare, l’arte cinematografica la si studia in relazione al mondo oltre che a se stessa: all’analisi dei codici testuali e intertestuali, si accompagnano le riflessioni – comprese quelle dei protagonisti – per cercare di capire quale fosse il portato complessivo del neorealismo all’interno della società italiana: nondimeno, viene rammentato come le questioni messe in gioco da quella stagione andassero oltre i confini nazionali, nonostante certe indubbie peculiarità, e consegnassero all’artista – non solo quello cinematografico, evidentemente – una domanda capitale, filosofica: cos’è uno sguardo?
Michele Lupo
Paolo Noto e Francesco Pitassio
Il cinema neorealista
Archetipo Libri
2010, pp. 268
€ 19.00