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Voi siete qui: Italia » Noterelle su Pellizza da Volpedo, ispirate (d)a Tolstoj e Pascoli

5 Ottobre 2011

Noterelle su Pellizza da Volpedo, ispirate (d)a Tolstoj e Pascoli

Marco Grassano ha cortesemente acconsentito a condivide con i lettori di ALIBI il breve carteggio intercorso un paio di anni fa con l’Associazione Pellizza da Volpedo, in merito al rapporto tra il pittore e il milieu culturale e sociale nel quale doveva necessariamente muoversi, al suo tempo.

Cari amici dell’Associazione,
Vi allego, sperando di fare cosa gradita e soprattutto utile, una mia piccola riflessione, maturata in margine alla proiezione dei due bei filmati su Pellizza da Volpedo (Pellizza e il suo tempo e Le opere e i giorni) che si è tenuta venerdì sera (2 ottobre 2009, n.d.r.) a Rivalta Scrivia.
Un cordiale saluto.
Alessandria, 05/10/2009
Marco Grassano

NOTERELLE SU PELLIZZA DA VOLPEDO
Vorrei proporre due accostamenti suggeritimi dalla proiezione dei due DVD su Pellizza, in alcuni punti davvero toccanti. L’amico “Pigi” Pernigotti mi potrà suffragare verificando l’esistenza dei relativi volumi nella biblioteca del pittore, o comunque l’esistenza di qualche cenno in proposito nel carteggio o nei diari.

Il primo raffronto è con Tolstoj. Nella seconda delle proiezioni, mi ha colpito una frase di Pellizza: “Se si vogliono ritrarre i lavoratori dei campi, bisogna sudare e faticare con loro”. C’è, in Anna Karenina, una scena che io ritengo tra le più belle del romanzo (assieme a quella della caccia in mezzo alla natura): Levin decide di andare a falciare il fieno assieme ai suoi contadini, e davvero divide con loro, per tutto il giorno, il sudore e la fatica. Trascorre poi la notte sdraiato sul cumulo del fieno, in uno stato di beatitudine derivante dalla contemplazione dell’infinito del cielo ma anche dalla piacevole sensazione di stanchezza per aver trascorso la giornata a lavorare manualmente, dal sentirsi in armonia con gli altri, dall’aver trovato un senso nella vita.
Diciamo che c’era in Pellizza, a mio parere, un sentimento tolstoiano, riconoscibile non solo nella scelta di vivere in campagna, fra i contadini, rispetto alla città (dove pure la condizione di artista avrebbe garantito sia al volpedese che al grande russo un certo, diciamo, “prestigio sociale”), ma anche nell’attenzione ai più deboli, ai meno fortunati, nella preoccupazione di educare, in qualche modo, il popolo. Altro elemento tolstoiano lo vedrei nell’impegno dedicato alla raffigurazione della natura: che fa sempre da imprescindibile sfondo alle sue tele, anche quando “raccontano” altro, così come, ad esempio, un grande romanzo come Guerra e pace, inteso a narrare l’invasione napoleonica e le sue complesse ripercussioni locali, è nondimeno pieno di descrizioni di paesaggi, di campagne, di boschi, di alberi, di cieli. Ritengo, personalmente, che l’attenzione alle tematiche sociali non possa andare disgiunta da una sensibilità all’ambiente e alla natura, in quanto rientranti, entrambe, nell’impegno per migliorare la qualità della vita della collettività (e questo i governi più “illuminati” o “avanzati” lo hanno compreso e recepito).
Pellizza_1
Il secondo accostamento è al Pascoli. Il tema dell’emigrazione – oggetto della mostra attualmente aperta a Volpedo – era tra quelli cari al poeta romagnolo, che vi ha dedicato poemetti toccanti: ricordo, ad esempio, quello intitolato Italy, che racconta di una bambina italo-americana tornata al paese d’origine della sua famiglia per tentare di recuperare una salute compromessa, o l’altro componimento, diciamo “virgiliano”, che inizia con una parafrasi della prima Bucolica (“Siede, adagiato sotto la corona d’un ampio faggio, il contadino…”) e continua, subito dopo, con strofe caratterizzate da inserti in inglese, tedesco, spagnolo – le lingue dell’emigrazione – che ribadiscono la miseria di tanti nostri connazionali di allora: “I am italian, I am hungry”, “Ich bin Italiener, ich bin hungring”, “Soy italiano, tengo hambre” – e questo valga a rammentare oggi, a certi soggetti dalla memoria piuttosto labile, chi siamo e da dove veniamo… C’è poi, ad accomunare Pellizza e Pascoli, tutto il complesso coté simbolista, sul quale sarebbe interessante approfondire lo studio, accostando e raffrontando dipinti – o loro particolari – e versi (per esempio, le pecore de Lo specchio della vita sono sì di ascendenza dantesca, ma non le vedrei del tutto estranee alle “greggi” pascoliane che compaiono già in Myricae: e così via…). Ma vanno anche debitamente considerati il discorso (già sollevato per il raffronto con Tolstoj) della presenza costante, nelle tele, di natura e paesaggio, che fa pensare ai tanti “bozzetti” pascoliani (a loro volta, peraltro, connotati da una valenza simbolica: si pensi – un esempio per tutti – all’”aratro in mezzo alla maggese”), e – fondamentali – gli ideali socialisti (pur senza una partecipazione “in prima linea” alla lotta politica) cui si rifacevano, ognuno a modo suo, entrambi gli artisti.
_________________

Caro Marco,
Pur essendo questa mattina in servizio a Viguzzolo, ho intercettato la tua graditissima lettera a margine dell’incontro di venerdì sera.
Sulla base delle tue intuizioni, ho fatto alcune rapide ricerche e posso fin d’ora confermarti che hai colto nel segno.
Per quanto riguarda Tolstoi, sono infatti presenti, all’interno della biblioteca pellizziana, i seguenti volumi:

– Lev Tolstoj, Doveri del soldato; I frutti del denaro, Milano, Critica sociale, 1894;
– Lev Tolstoj, Resurrezione, Firenz,e Salani, 1901;
– Lev Tolstoj, Anna Karenine, Milano fratelli Treves, 1893 (in due volumi);
– Lev Tolstoj, Cristianesimo e patriottismo, Milano, Max Kantorowicz, 1895;
– Lev Tolstoj, Guerra e la pace, Milano, fratelli Treves, 1894 (in tre volumi);
– Lev Tolstoj, Servo e padrone, Milano, Max Kantorowicz, 1895;
– Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer, Milano, fratelli Treves, 1893;
– Lev Tolstoj, Ultime novelle ; Piaceri viziosi, Milano, fratelli Treves, 1894.

Venendo ora al Pascoli, pur non essendo presenti suoi libri nella biblioteca, ho trovato interessanti passaggi nei copialettere del pittore, che qui ti trascrivo:

Doc. 1
Caro Domenico [Tumiati],
[…]
1897 – Foglio 35
Ti manderò quanto prima l’ultimo n° della Letteraria in cui è un articolo di un giovane della vicina Tortona [Marco Aurelio Pedevilla] il quale fu a casa mia durante l’estate scorsa; in esso articolo sei citato assieme al Pascoli, Orvieto, Marino Bertani “poeti veri”…

Doc. 2
1898 – Foglio 93 verso
31 – 10 – 1898
Caro Sig. [Enrico] Corradini,
voi avete benevolmente accolto nel Marzocco alcuni scritti che dicevano di me e della mia arte: permettete che ve ne ringrazi poiché così avete dimostrato di avere per me qualche speranza; questa mi fa certo che vorrete accontentarmi scrivendomi sulla qui unita il nome vero e l’indirizzo di Mario da Siena, dei quali ho bisogno in questo momento. Fatemi poi spedire a mezzo posta assegnato un sacco con l’ultimo vostro romanzo “La verginità” Poesia di Orvieto – gli scritti di Letteratura ed Arte del Neal ed i Poemetti del Pascoli –

Doc. 3
[Lettera a Piero Occhini]
1903 – Foglio 46 verso
[…]. Desidero che mi ricordi a Pascoli e che gli dica la delizia che ho provato [nel leggendo] in questi giorni leggendo la sua poesia a PAVLO VCELLO. Il nostro Pantini in un suo scritto disse che le mie “pecore” ed altri quadri di Morbelli e di Segantini gli ricordavano [.] per certi riguardi le sue Myricae. Che questo concetto sia condiviso da altri non so, certo la mia arte s’ispira [ad una] alla semplicità che pur piace al poeta. [che m’auguro un giorno conoscere personalmente nella certezza che] il che mi fa sperare che il saluto che io gl’invio per tuo mezzo non gli tornerà [sgradito] del tutto sgradito.

Come vedi compare anche il raffronto con Myricae, come da te suggerito. Per ora ti ringrazio e mi riprometto di sviluppare gli spunti che ci hai segnalato, ti aspettiamo pertanto gradito ospite a Volpedo così avremo modo di riparlarne (…).
Un caro saluto.

Viguzzolo, 05/10/2009
Pigi

Pellizza_2

Caro Pigi,
Sono contento di aver suggerito qualche approfondimento utile. I rapporti  artistici di Pellizza con Nomellini, Fattori, o Morbelli sono stati citati e ribaditi da tutti: era perfettamente inutile che io insistessi in quella direzione. Personalmente, poi, penso che la formazione di un pittore non possa essere solo figurativa, così come quella di uno scrittore non può essere solo letteraria, o quella di un musicista solo musicale. Senza tener presente la pittura di Monet e la musica di Debussy, per esempio, non si può capire un libro come “Le onde” di Virginia Woolf, la cui struttura è in buona parte ricalcata su di esse. E, credo, per cogliere appieno la portata dei quadri di Pellizza si devono cercare i semi da cui sono nate certe idee o certe immagini. A giudicare dal numero e dalla qualità dei volumi, Tolstoj deve aver contato parecchio, nella sua “educazione sentimentale”, e d’altronde anche Pascoli – i Poemetti, che il pittore ha ordinato in una delle lettere che mi hai trascritto, sono proprio la raccolta che contiene i componimenti che trattano il tema dell’emigrazione. Ma anche il bozzettismo simbolistico di Myricae ha, secondo me, diversi corrispondenti nelle immagini pellizziane.
(…)
Grazie di tutto, dunque, e a presto!

Alessandria, 07/10/2009
Marco

Le foto di Stefano Marenzana sono tratte dal sito www.pellizza.it

Fino al 16 ottobre si può visitare la mostra:
Giuseppe Pellizza da Volpedo.
La nascita di un pittore.
Gli anni della formazione (1880-1892)

Mostra iconografica e documentaria a cura di Aurora Scotti
con la collaborazione di Manuela Bonadeo e di Pierluigi Pernigotti

Orari: sabato 15.00-19.00; domenica 10.00-12 e 15.00-19.00
Visite infrasettimanali su appuntamento
Tel. 013180318
Ingresso gratuito

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