Sorvolando sul peccato veniale del titolo (volutamente) scorretto, la mostra Le dame dei Pollaiolo in corso al Museo Poldi Pezzoli di Milano merita di essere visitata anche solo per l’eccezionale opportunità di vedere appesi alla stessa parete, l’uno accanto all’altro, quattro tra i più celebri ritratti femminili del Rinascimento. I curatori li attribuiscono alla mano del solo Piero, fratello più piccolo e per certi versi “minore” del più celebre Antonio: dunque le quattro dame sono a tutti gli effetti “del” Pollaiolo. La trentina di opere selezionate e qui raccolte raccontano la carriera dei due fratelli protagonisti di una stagione eccezionale in quel di Firenze, dove Antonio aveva una bottega che sbaragliava la concorrenza grazie alle sue doti di “orefice e gran disegnatore” (Vasari dixit).
E proprio dall’oreficeria prende avvio il percorso espositivo, con l’Incoronazione della Vergine di Maso Finiguerra, opera datata al 1452 arrivata in prestito dal Museo del Bargello di Firenze, a cui si affianca la Crocefissione uscita dalla sua bottega. Ma gli sguardi sono calamitati dalla Croce realizzata da Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco, conservata nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. In argento inciso, sbalzato e fuso e smalti traslucidi, è scampata alla sorte che toccò a moltissimi altri gioielli dell’oreficeria fiorentina, ovvero la fusione per pagare le truppe in occasione dell’assedio di Firenze da parte dell’esercito dell’imperatore Carlo V (1529-1530).
Una squadra internazionale di ricamatori lavorò per oltre vent’anni ai ricami da applicare a quattro vesti liturgiche impreziosite da trenta storie della vita di San Giovanni Battista: quattro di questi ricami, realizzati su disegni di Antonio, sono esposti in mostra. Una mini-sezione dedicata al tema delle fatiche di Ercole permette di istituire un confronto diretto tra i fratelli Antonio e Piero, ma anche un secondo confronto, quello tra due differenti tecniche esecutive. La scena della lotta tra Ercole e Anteo, infatti, Antonio l’ha raffigurata a tempera su una tavoletta (ora agli Uffizi) e l’ha fusa in bronzo, mentre Piero ha dipinto la splendida tavoletta di Apollo e Dafne. Due stili a confronto (diversi tra loro come solo due fratelli possono esserlo!): la nervosa vitalità di Antonio, dal segno nitido e affilato, accanto a una pennellata più delicata e preziosa, ben attenta alle sfumature e alle trasparenze, caratteristica di Piero. Ma attenzione: non si tratta soltanto di passione erudita per la mitologia classica (e le storie bibliche)! L’élite che dirigeva la Repubblica di Firenze promuoveva un’attenta politica di propaganda artistica che opponeva il buon governo “democratico” alla tirannide. Ercole contro i mostri, Davide contro Golia e San Michele Arcangelo contro il drago servivano perfettamente allo scopo.
Prima di arrivare alle quattro dame è il momento di fare la conoscenza di tutta la famiglia Pollaiolo. Giovanni fu l’unico a seguire il mestiere paterno, facendo egli stesso il pollivendolo; c’erano poi le due sorelle Agnola e Cosa e il poco conosciuto fratello Silvestro. Quest’ultimo, orafo e pittore, morì forse giovane. In mostra è presente una copia del suo San Giovanni Battista (agli Uffizi), accanto all’Arciere nudo di Antonio e alla Testa della Fede di Piero. Il Progetto per una monumento equestre a Francesco Sforza di Antonio mostra la proposta di realizzare un cavallo rampante, fino ad allora senza precedenti (o questa preminenza va attribuita ad Antonio Averlino detto il Filarete?). Anche Leonardo da Vinci, a cui venne affidato il progetto (che però non fu mai concretizzato), adotterà in un primo momento quella soluzione. Una curiosità: il disegno fu di proprietà del Vasari.
Ed ecco finalmente le quattro dame! Ammesso che il pubblico presente in mostra lo permetta (ricordatevi che gli altri siamo noi!), piazzatevi al centro della sala e date una lunga occhiata generale prima di compiere un dettagliato esame delle signore, rigorosamente da sinistra a destra. Inaugura la sfilata la dama di Berlino, essendo il suo il ritratto più antico. Viene datato attorno al 1465 perché l’abito che indossa, accollato sul davanti e scollato invece sulla schiena, non era più di moda dopo il 1470 e nessuna donna si farebbe mai immortalare con un vestito demodé, nel Quattrocento così come oggi! La segue la padrona di casa, la Dama del Poldi Pezzoli, dipinta da Piero qualche anno dopo (circa 1470-5): è il ritratto meglio conservato e molti visitatori daranno alla signora la palma della donna più bella, non solo per campanilismo meneghino. Le ultime due, rispettivamente in prestito dal Metropolitan Museum di New York e dagli Uffizi, risalgono attorno al 1480 (dunque tra la prima e le ultime corrono circa vent’anni!) e sono in uno stato di conservazione tra il discreto e il mediocre, oltre ad essere accomunate dagli stessi gioielli. Il filo che collega queste quattro perle è la “ricerca di un accordo poetico tra i lineamenti naturali e un tipo di bellezza ideale”, per dirla con i curatori.
Il gioco da fare dopo aver completato un primo giro del percorso è riprenderlo da capo lasciando perdere le didascalie e concentrandosi invece su ciascuna opera, per tentare di riconoscere la mano del Pollaiolo che l’ha realizzata: insomma, per dare ad Antonio quel che è di Antonio e a Piero quel che è di Piero.
Saul Stucchi
Didascalie:
Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco
Croce, 1457-1459
argento inciso, sbalzato e fuso, smalti traslucidi, cm 193 x 98 x 64
©Firenze, Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore
Piero del Pollaiolo
Apollo e Dafne, 1470-1475 circa
olio (e tempera?) su tavola, cm 29,2 x 20
©Londra, National Gallery
Antonio del Pollaiolo
Progetto per un monumento equestre a Francesco Sforza, 1484 circa (o 1474 – 1476)
gesso nero, penna e inchiostro bruno, acquerello bruno, mm 224 x 216
©Monaco di Baviera, Staatliche Graphische Sammlung
Piero del Pollaiolo
Ritratto di giovane donna, 1465
tempera e olio su tavola di pioppo, cm 52,5 x 36,5
©Berlino, Gemäldegalerie, Staatliche Museen zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz
Piero del Pollaiolo
Ritratto di giovane donna, 1470-1475 circa
tempera e olio su tavola, cm 45,5 x 32,7
©Milano, Museo Poldi Pezzoli
Piero del Pollaiolo
Ritratto di giovane donna, 1480 circa
tempera e olio su tavola, cm 48,9 x 35,2
©New York, The Metropolitan Museum of Art
Piero del Pollaiolo
Ritratto di giovane donna, 1480 circa
tempera e olio su tavola, cm 51,5 x 34,8
©Firenze, Galleria degli Uffizi
LE DAME DEI POLLAIOLO
Una bottega fiorentina del Rinascimento
Fino al 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12
Milano
Orari: da mercoledì a lunedì 10.00 – 18.00 (chiuso il martedì)
Biglietti: intero 10 €; ridotto 7 €
Info:
tel. 02.794889, 02.796334
www.museopoldipezzoli.it
Catalogo: Skira