“I muri stanno benissimo”, ha esordito il giornalista Claudio Visentin nell’introdurre Federico Meda, autore de “Il Muro di Berlino: istruzioni per l’uso”, appena edito da Ediciclo nella collana Ciclostile.
L’occasione era l’incontro intitolato “Sulle fughe più assurde e geniali da Berlino attraverso il Muro. E molto altro” organizzato alla luminosissima (pur in un plumbeo pomeriggio autunnale) Sala Lettura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli per BookCity Milano, domenica 17 novembre.

I circa sessanta muri sparsi per il mondo stanno benissimo, sì. A cominciare dal più vecchio di quelli ancora in piedi, quello che separa le due Coree. Altri sono nuovissimi o in fase di costruzione, come il muro voluto dal presidente statunitense Trump. Altri ancora sono ignoti ai più, come il muro di oltre 2 mila chilometri per la cui sorveglianza sono impegnati i due terzi dell’esercito marocchino.
Il muro è una delle due patologie della frontiera che non funziona correttamente appunto quando blocca tutti o, al contrario, lascia passare indiscriminatamente. La funzione di una frontiera “sana” è invece quella di filtrare.
Noi, loro e il Muro
Noi europei occidentali amiamo il Muro di Berlino perché l’abbiamo visto cadere, i Tedeschi invece molto meno… Meda ha adottato una prospettiva un po’ “orientale”, influenzato dalla compagna, nata appunto nell’allora Germania dell’Est.
Le persone non hanno nostalgia del sistema comunista – ha detto l’autore -, ma rimpiangono quella società perché era molto coesa. Godevano di un certo grado di ricchezza per tutti che a noi occidentali, con i nostri parametri, pare “povertà”. Quello stile di vita è stato cancellato troppo velocemente. La nostalgia è per il tipo di società, non per dei prodotti, come per esempio le “mitiche” Trabant…
“Vivevamo una vita senza preoccupazioni” gli ha detto suo suocero. Non c’erano risparmi, ma neanche l’ansia di investirli e la paura di perderli. I cittadini dell’Est hanno subito una doppia spoliazione: prima dai Sovietici e poi dai fratelli della Germania Ovest. Ancora oggi si sentono discriminati, più annessi che riuniti.

Il Muro di Berlino misurava circa 160 chilometri e oggi, potremmo dire, si trova sparso per tutto il mondo. Suoi pezzi – ciascun elemento in cemento armato era largo 1 metro e mezzo – si trovano per esempio a Londra, a Düsseldorf, davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York, ma anche in una toilette a Las Vegas…
Chi ce l’ha fatta, chi no
La lista dei caduti al Muro di Berlino conta poco meno di 140 morti, a cui vanno aggiunte le vittime per decesso naturale durante i controlli e i numerosi feriti. Nei quasi trent’anni di vita del Muro, i tedeschi orientali le hanno tentate tutte per superarlo.
Visentin e Meda hanno rievocato alcune fughe rocambolesche e altre storie straordinarie, come quella dei tre fratelli Bethke o quella del gruppetto di anziani che scavarono un tunnel piuttosto alto perché volevano andare incontro alla libertà in posizione eretta e non strisciando.

La ciclabile del Muro è stata ideata per preservare un’area che altrimenti sarebbe stata inglobata dall’urbanizzazione di Berlino. Senza questa pista ormai non sapremmo più dove correva il Muro. Appena fuori dalla città, la natura si è rimpossessata di molte di queste aree.
Al di là della East Side Gallery, dove sono esposti i tratti di Muro con i graffiti più celebri (come quello del bacio tra Leonid Brežnev ed Erich Honecker), Meda ha consigliato di uscire da Berlino per farsi un’idea più precisa di cosa fosse il Muro, di come dividesse la vita delle persone.
La ciclovia del Muro
“Tratti un po’ male il Checkpoint Charlie…” lo ha stuzzicato Visentin. Meda ha spiegato di aver voluto evitare i luoghi comune, cominciando dalla rinuncia alla definizione di Berlino “città povera ma sexy”. Checkpoint Charlie è una ricostruzione e non ha il fascino di altri posti di blocco che si possono visitare senza la ressa del turismo di massa.
La Germania dell’Est non aveva una cultura della bici come quella olandese. Soltanto la crisi petrolifera ha spinto i tedeschi orientali (ma anche quelli occidentali) a riscoprire la bici. Certo, la natura pianeggiante del territorio aiuta molto.
In città il percorso non è una pista ciclabile vera e propria. Non ci sono cartelli. La ciclovia inizia fuori dall’agglomerato urbano. Il fondo è perfetto e lungo il tracciato si incontrano mamme coi bambini, famiglie, sportivi e anche bird-watchers.
Nel suo libro “Il Muro di Berlino: istruzioni per l’uso” Federico Meda propone ai lettori sei itinerari, tutti con una fermata della metropolitana come punto di partenza.
Siete pronti a partire per Berlino?
Saul Stucchi
Federico Meda
Il Muro di Berlino: istruzioni per l’uso
Ediciclo
Prossime presentazioni del libro:
- 27 novembre ore 20.45
Teatro Out Off
Via Mac Mahon 16
Milano - 29 novembre ore 17.30
Palazzo della Corgna, Sala del Teatro
Castiglione del Lago (PG)