Si chiuderà il prossimo 28 agosto la mostra “Fece di scoltura di legname e colorì. Scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze” allestita alle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Il percorso si apre con il Crocifisso di Santa Croce che Donatello scolpì appena ventenne, dopo aver collaborato con il Ghiberti alla realizzazione della Porta Nord del Battistero di Firenze: l’influenza del Ghiberti risulta nella resa delle pieghe del perizoma del Cristo, la cui anatomia è più intuita più che analizzata dal giovane artista fiorentino.
In questa prima sala trovano posto anche un San Gerolamo e un San Pietro Martire, il cui volto presenta somiglianze con quello del capitano di ventura Erasmo da Narni (più noto col soprannome di Gattamelata) che ancora domina la piazza del Santo a Padova.
La seconda tappa è dedicata all’influenza di Donatello. Nella sala sono esposte quattro statue di San Bernardino da Siena, due per lato. L’insieme crea un effetto straniante: inevitabile soffermarsi a “cercare le differenze” tra le sculture.
Del resto questa è proprio una mostra di confronti. Lungo il percorso vengono proposte all’attenzione dei visitatori diverse versioni di uno stesso tema iconografico, come il crocifisso, la Maddalena, il San Sebastiano trafitto dai dardi.
La terza sezione presenta un crocifisso di scultore prossimo a Donatello, realizzato attorno al 1410, a cui è accostato il Crocifisso di Michelozzo con il Cristo completamente nudo (1435). Molto bella la scultura che raffigura la Maddalena orante, opera di Andrea Cavalcanti, in dialogo diretto con la Maddalena penitente di Desiderio da Settignano. Guardatele bene: sono due modelli ben distinti di femminilità messi a confronto.
Vengono poi presi in esame i sodalizi tra artisti, come quello tra Neri di Bicci e Romualdo da Candeli. Il primo, pittore, spesso dipingeva le sculture che il secondo, monaco e scultore, gli passava. In una teca è esposto il diario di Neri, “Le ricordanze”. Il registro delle attività della sua bottega rappresenta una fonte di grandissimo valore per gli storici dell’arte, ricca com’è di informazioni e notizie.
La teca con la scultura lignea di Santa Costanza della cerchia di Desiderio da Settignano è invece messa a confronto con un celebre ritratto femminile attribuito a Piero del Pollaiolo, esposto sulla parete alle sue spalle. Le pareti di vetro della teca riflettono la tavola e così il profilo della donna gioca con la rappresentazione frontale della santa.
Un altro confronto molto interessante è quello indagato nella quarta sezione, tra pittura e scultura. È esemplificato dal dialogo tra due opere che raffigurano la Madonna in adorazione con il Bambino. Se il rilievo in stucco dipinto e dorato s’impone per la tridimensionalità, la tavola vince per la vivacità del colore.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Cerchia di Desiderio da Settignano
Santa Costanza, detta La Belle Florentine (1450-1475 circa)
Legno intagliato dipinto e dorato, fibre vegetali
Parigi, Musée du Louvre, Département des Sculptures - Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta
San Bernardino da Siena (1460-1464)
Legno intagliato e dipinto
Firenze, Museo nazionale del Bargello
Fece di scoltura di legname e colorì.
Scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze
Gallerie degli Uffizi
Firenze