Fino a domenica 17 maggio si potrà visitare la mostra di Tullio Pericoli Terre rupestri e Terremobili, allestita nella Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte (BS), in Val Camonica. È aperta – con ingresso libero e gratuito – durante il weekend dalle 10.00 alle 19.00, mentre negli altri giorni della settimana occorre prenotare un appuntamento.
L’esposizione è promossa e curata dall’Associazione culturale d’ADA in collaborazione con lo stesso Pericoli che qualche anno fa si è sorpreso a “riconoscere” nella cosiddetta Mappa di Bedolina i segni di un’arte sorella della propria (va ricordato che l’arte rupestre della Val Camonica è fatto di questo luogo il primo sito italiano iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO: correva l’anno 1979).
Scrive a questo proposito Salvatore Settis, che con l’artista ha una lunga frequentazione, nel catalogo a corredo della mostra, pubblicato da Moebius:
Da decenni, l’arte di Pericoli è una paziente ricerca sul e nel paesaggio, specialmente delle sue Marche, ma non solo: un paesaggio inteso, lo ha scritto lui stesso, come “una cadenza, una lingua, un dialetto”, l’incancellabile idioma materno che, attraverso instancabili esperienze visive e altrettante esplorazioni mentali, diventa materia pittorica, finestra o lente sul mondo”.

A queste incisioni Pericoli si è ispirato per una sorta di “rilettura” e insieme “riscrittura” dei propri paesaggi, una trentina dei quali sono esposti nella piccola pieve, raggiungibile con una camminata di pochi minuti dall’ampio parcheggio sottostante. L’ubicazione, ovviamente, non è stata scelta a caso: San Siro, infatti, può essere considerata la chiesa di tutta la valle perché sede del patrono, oltre che il punto di aggregazione di tutta la comunità.
In occasione della presentazione alla stampa della mostra l’artista marchigiano si è detto molto felice per l’allestimento, riconoscendo che nella pieve le sue opere “hanno cambiato faccia” rispetto a quando sono nel suo studio milanese.

L’archeologo Alberto Marretta, direttore scientifico del Parco Archeologico di Seradina-Bedolina, ha presentato brevemente il contesto, ovvero l’area nella quale si trova la pieve, circondata – a cominciare dal sagrato antistante – da rocce con incisioni. Una delle più celebri è la Mappa di Bedolina, nota a partire dagli anni Trenta.
È anche una delle immagini culturalmente più complesse tra quelle conservate. L’interpretazione più accreditata riconosce in essa una raffigurazione del territorio, una sorta di “fotografia” della Val Camonica in età preistorica. È in qualche modo un’ambasciatrice della valle perché è pubblicata in tutti i libri di storia della cartografia, come uno degli esempi più antichi di rappresentazione del territorio da parte di una comunità umana.
Le opere di Tullio Pericoli – tutte realizzate negli ultimi anni, come Cartografia e Passato e presente del 2024 e Altri reperti del 2025 – dialogano con questa testimonianza che dista poche centinaia di metri, con le altre incisioni della Val Camonica, ma anche con quanto c’è nella stessa pieve: affreschi – più o meno integri – e un capitello romanico.

L’immagine dei suoi lavori è videoproitettata sul catino dell’abside della chiesa, ampliando i paesaggi e i segni che l’artista vi ha disegnato e in qualche modo invitando il visitatore a perdercisi (lo stesso vale con le incisioni camune ed è significativo dell’affinità tra le due forme d’arte a dispetto dei millenni che le separano).
«Gli artisti non dovrebbero parlare: dovrebbero parlare le opere» si è schermito Pericoli quando è stato invitato a presentare la mostra. Ha elogiato l’allestimento perfettamente curato e poi rievocato il momento in cui si è imbattuto nella Mappa di Bedolina, senza peraltro sapere cosa fosse, né essere mai venuto in Val Camonica.
Ne è rimasto folgorato: «gli artisti sono sempre pronti a rubare, a pigliare le cose che suscitano un po’ di movimento nella loro fantasia». Ha iniziato a prendere quella mappa e a inserirla nei suoi quadri, ma senza premeditazione, così: istintivamente.
Poi, un po’ alla volta, si è accorto di quanto fosse diventata importante. Allora ha pensato di approfondire l’argomento e si è informato prendendo dei libri e in seguito venendo a visitare il sito. Da quel momento ha iniziato un vero e proprio lavoro su questo paesaggio e su questi segni che sono diventati parte del suo modo di lavorare. Li ha introdotti nei suoi paesaggi marchigiani, dove si sono mescolati alla perfezione.

È stato l’incontro nel suo studio milanese con Eletta Flocchini dell’associazione d’ADA a gettare il seme per la mostra attuale, assolutamente da non perdere!
Mentre Pericoli raccontava dell’abitudine al furto da parte degli artisti io ripensavo alla sua conversazione con Italo Calvino, ripubblicata nel librino Furti ad arte edito da Henry Beyle: me lo sono fatto regalare il mese scorso per il mio compleanno.
Poco prima della mostra, in occasione di Book Pride a Milano, ho acquistato invece Ritratti negli anni. Omaggio a Umberto Eco (dello stesso editore) che ora porta nel frontespizio un disegno con dedica di Pericoli. Un artista che lascia il segno, come i suoi antenati camuni.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Tullio Pericoli
Invasione (2024)
50×50 cm - Tullio Pericoli
Notte (2025)
60×60 cm - La foto dell’allestimento è di Davide Bassanesi
- La foto dell’artista è di Saul Stucchi
Tullio Pericoli
Terre rupestri e Terremobili
Informazioni sulla mostra
Dove
Pieve di San SiroCemmo di Capo di Ponte (BS)
Quando
Dal 28 marzo al 17 maggio 2026Orari e prezzi
Orari:sabato e domenica 10.00-19.00Gli altri giorni su prenotazione
Biglietti: ingresso gratuito
Maggiori informazioni
Sito web ufficiale: