“L’ALIBI della domenica” di questa settimana è dedicato alle biblioteche.
“Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto”. Varie sono le motivazioni per cui ho scelto questa citazione di Jorge Luis Borges per iniziare l’articolo che andate a leggere (spero fino in fondo). Viene da un autore che amo molto e che molto ha scritto, ma che è stato anche un fortissimo e attento lettore. Con queste parole vuole ricalibrare la bilancia, riportando i piatti sui due bracci in perfetto equilibrio tra loro.
Borges è stato poi – per un certo tempo – direttore della Biblioteca Nacional di Buenos Aires. Così è impossibile immaginarlo senza libri né biblioteche. Un’altra sua celebre citazione recita: “Siempre imaginé que el Paraíso sería algún tipo de biblioteca”.

Se non l’avete ancora letto, vi consiglio “Con Borges” di Alberto Manguel, pubblicato da Adelphi. Da ragazzo Manguel fece da lettore allo scrittore, ormai cieco. Per i corsi e ricorsi della storia, Manguel è poi diventato a sua volta direttore della Biblioteca Nacional. Oggi, però, dirige il Centro Studi di Storia della Lettura a Lisbona, creato attorno alla sua biblioteca di 40 mila volumi che nel 2020 ha donato alla capitale portoghese. Su YouTube potete vederne una presentazione in un video realizzato dalla Câmara Municipal de Lisboa (un’avvertenza: il filmato può provocare negli animi più sensibili un pungente desiderio di tornare a Lisbona!).
Penso che Manguel non farebbe difficoltà a sottoscrivere la citazione di Borges con cui ho aperto il pezzo. Tanto meno è difficile per me! Non potrei mai anteporre le centinaia di articoli scritti a quelle dei libri letti. Cinque delle pagine di uno qualunque dei quattro volumi di “Giuseppe e i suoi fratelli” di Thomas Mann che leggo quotidianamente – una sorta di esercizio zen – valgono più di tutti gli articoli scritti qui su ALIBI in un anno… (povero me, ma soprattutto, poveri voi!).
Nella Biblioteca di Mezzago
Lasciate però che almeno un poco meni vanto delle mostre che ho organizzato in passato alla Biblioteca di Mezzago (MB), insieme all’Associazione Amici della Biblioteca che presiedo.

Nel maggio del 2006 l’esposizione “Bereshit – Le parole della Creazione” ha mostrato al pubblico i ventidue acquerelli originali dipinti da Alfredo Chiappori per la serie dedicata al libro della Genesi (“Bereshit” è il nome ebraico del primo libro della Torah e significa “In principio”). A corredo di quella mostra avevamo organizzato un ricco calendario di incontri. Tra gli ospiti c’erano il professor Giovanni Reale, monsignor Franco Buzzi della Biblioteca Ambrosiana e il giornalista Marco Carminati.
Nel 2011, dunque giusto dieci anni fa, è stata la volta della mostra di Stefano Faravelli “Egitto: cercando l’Aleph”, con le tavole originali pubblicate da EDT nell’omonima opera del maestro italiano dei carnets de voyage. E sì: il titolo ha a che fare con Borges! Lo racconta lo stesso Faravelli nell’introduzione del libro (nella mia copia personale la precede una delle dediche più belle che abbia mai ricevuto…).

Solo oggi, a tanti anni di distanza, mi accorgo che le due splendide mostre erano accomunate da un elemento: l’importanza data alla parola. In “Bereshit” le lettere dell’alfabeto ebraico sono protagoniste delle tavole, mentre nelle opere di Faravelli i testi – molto più che semplici “didascalie” – sono racconti ed essi stessi elementi grafici.
Trame della lettura
Nei giorni scorsi ho ricevuto un comunicato stampa che – una volta tanto! – ha destato il mio interesse. Riguarda la mostra “Trame della lettura” che si terrà alla Casa delle Letterature di Roma dal 23 aprile al 23 maggio 2021. La Casa delle Letterature ha sede nel complesso dell’ex Oratorio dei Filippini, realizzato da Francesco Borromini tra il 1637 e il 1667. Si trova in Piazza dell’Orologio, tra Piazza Navona e l’ansa che fa il Tevere all’altezza di Castel Sant’Angelo.
Dal 2000 questa istituzione è luogo di studio e di promozione della cultura scritta. Si legge sulla pagina di presentazione del sito delle Biblioteche di Roma: “Casa delle Letterature è una biblioteca interamente dedicata alla letteratura italiana e straniera moderna e contemporanea”.

Questo evento è realizzato in occasione dell’apertura di “Leggere, sempre – Festa del libro e del diritto d’autore a cura di Biblioteche di Roma in collaborazione con AIE” (ovvero l’Associazione Italiana Editori). Il 23 aprile, come da tradizione, verrà celebrata la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.
Saranno esposte venti opere inedite della “Fiber Artist” Luisa Longo (Bologna, 1954). Dipinte su organza tra il 2019 e il 2021, raffigurano le biblioteche del mondo. Vogliono essere un omaggio alla cultura scritta e al potere della parola, ma anche una celebrazione delle biblioteche come luoghi di custodia del sapere e modelli di bellezza architettonica. L’artista ha realizzato questa serie selezionando un gruppo di biblioteche visitate nel corso dei suoi viaggi in giro per il mondo. Ci sono istituzioni pubbliche come El Ateneo Grand Splendid di Buenos Aires e la Library of Trinity College di Dublino, ma anche biblioteche private.

Confessa l’artista: “Sono sempre stata affascinata dalle biblioteche. Le ho cercate e visitate nel mondo, anche nei luoghi più sperduti, perché nelle biblioteche si diventa invisibili, si sparisce per immergersi completamente nelle pagine che si stanno leggendo, in uno spazio senza interruzioni, fuori dal tempo. Si diventa una cosa sola con il proprio pensiero”.
Molto più di un contenitore
Queste opere di Luisa Longo, così come le mostre che organizzai a Mezzago esemplificano alla perfezione un concetto molto chiaro che a volte però viene trascurato: la biblioteca non è un magazzino di libri, un locale più o meno grande con scaffali pieni di volumi. È un luogo in cui la cultura vive e fermenta.
Diciamolo con un paradosso: un ambiente con un solo libro può essere una biblioteca, mentre una stanza piena di libri può non esserlo. Purtroppo questo concetto che appare lapalissiano a chi frequenta una biblioteca, rischia di non essere compreso da chi non ci mette mai piede. Nessuno si sognerebbe di dire che un bar è soltanto un posto dove si beve il caffè o il ristorante un locale in cui si mangia. Il caffè si può bere a casa, davanti al distributore dell’ufficio, in un’area di sosta in autostrada… Ma nessuno di questi posti è un bar e avremmo tutti fatto volentieri a meno della pandemia da Covid19 per ricordarci quanto questi luoghi siano preziosi per la nostra vita sociale.
Ecco: mi piacerebbe poter andare a Roma a visitare la mostra “Trame della lettura” e invece dovrò accontentarmi di vederla su uno dei canali social delle Biblioteche di Roma. Magari un giorno sarà possibile allestire la mostra alla Biblioteca di Mezzago…
Lo sanno anche gli Inglesi
Ieri avevo la mente impegnata in questi pensieri quando, dopo cena, ho guardato su RaiPlay il film “The Limehouse Golem – Mistero sul Tamigi” (2016), diretto da Juan Carlos Medina. Come al solito ho fatto fatica a individuare un titolo tra le migliaia di film proposti sulle varie piattaforme. A incuriosirmi è stata l’atmosfera “alla Sherlock Holmes” promessa dalla breve descrizione e dall’immagine di presentazione.
Non posso spingermi a dire che questo film sia un capolavoro del cinema, ma non mi ha deluso. Merito soprattutto degli attori (su tutti Bill Nighy) e del plot, basato su un libro di Peter Ackroyd (ai lettori italiani sono note in particolare le sue opere pubblicate da Neri Pozza, come “Londra. Una biografia”, “La grande storia del Tamigi” e il più recente (2019) “Charles Dickens”.
A un certo punto – attorno alla mezz’ora – l’attore di teatro musicale Dan Leno, interpretato da Douglas Booth, conduce la povera ma di belle speranze Elizabeth (Olivia Cooke) nelle sale di lettura del British Museum che a quell’epoca ospitava la raccolta della British Library. Riporto qui alcune battute del dialogo tra di loro (lei è la prima a parlare):
– Dove andiamo?
– Lo vedrai!
– Un edificio intero pieno di libri…
– Fino al soffitto.
– La gente viene qui solo per leggere…
– Per leggere, per imparare, per creare… Sai, è come una grande fornace, una fornace dove viene forgiato il futuro. Scrittori, filosofi, uomini di scienza, fino ad arrivare agli umili pagliacci come me…
Ecco: la biblioteca è una fornace accogliente. Ci si può sentire a casa che si sia scrittori o pagliacci. O, perché no?, entrambe le cose insieme.
PS 1: sapete qual è il titolo del film in cui ha recitato Bill Nighy subito dopo “The Limehouse Golem – Mistero sul Tamigi”? Ve lo dico io: “La casa dei libri” (“The Bookshop”), diretto da Isabel Coixet (2017).
PS 2: tutti i libri citati in questo pezzo sono presenti nel catalogo del Sistema Bibliotecario CUBI, di cui fa parte la Biblioteca di Mezzago. Ci sono anche i DVD dei due film!
Saul Stucchi
Didascalie:
- Un’immagine del video dedicato al Centro Studi di Storia della Lettura a Lisbona (da YouTube)
- Alfredo Chiappori alla Biblioteca di Mezzago, nel 2006 (foto dello studio Giudicianni&Biffi)
- Stefano Faravelli alla Biblioteca di Mezzago, nel 2011 (foto di Saul Stucchi)
- Due opere dell’artista Luisa Longo per la mostra “Trame della lettura”
Luisa Longo
Trame della lettura
Informazioni sulla mostra
Dove
La Casa delle LetteraturePiazza dell’Orologio 3, Roma
Quando
Dal 23 aprile al 23 maggio 2021Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 10.00 – 17.00Biglietti: ingresso libero