Fino al 3 novembre si può visitare all’Institut du Monde Arabe di Parigi – il cui presidente è Jack Lang, già ministro della Cultura negli anni Ottanta e primi Novanta con Mitterand all’Eliseo – la mostra Trésors sauvés de Gaza – 5000 ans d’histoire, ovvero Tesori salvati di Gaza – 5000 anni di storia, curata da Élodie Bouffard.
Quanto esposto lungo il percorso espositivo sorprende per almeno tre motivi. Il primo è la varietà e la ricchezza del materiale presentato al pubblico. Se il visitatore, come chi scrive queste righe, viene da un Paese del bacino mediterraneo, si sentirà in qualche modo a casa: e questo è il secondo motivo. I reperti ci raccontano di una storia in comune, mostrandoci oggetti utilizzati negli stessi secoli anche da questa parte del mare.
Ma è il terzo quello che lascia maggiormente il segno: il patrimonio archeologico palestinese è stato in gran parte seriamente danneggiato, quando non completamente distrutto, e quello che rimane è in gravissimo pericolo. E questa situazione non è conseguenza del terribile – e ingiustificabile, sia chiaro – attentato del 7 ottobre 2023.

Il percorso espositivo si divide in due parti principali, con ulteriori sottosezioni. La prima è una sorta di veloce ripasso dei cinque millenni di storia che si sono srotolati lungo la Striscia di Gaza, frontiera naturale tra l’Egitto e l’Asia, da sempre al centro di commerci e scambi.
L’Età del bronzo è testimoniata in particolare dai siti di Tell es-Sakan (datato tra il 3500 e il 2350 a.C.) e Tell al’Ajul (tra il 1900 e il 1200 a.C.). Gaza viene menzionata nei testi egizi a partire dal regno di Thutmose III, faraone della XVIII dinastia, ma la sua fondazione era precedente di diversi secoli, risalendo alla prima metà del III millennio.
Gli avvenimenti storici e gli avvicendamenti per quanto riguarda il controllo di Gaza e del suo territorio si fanno via via più intensi, tra Filistei e Babilonesi, Persiani e i Macedoni di Alessandro Magno che la conquistò nel 332 a.C. dopo un terribile assedio, seguito da massacri e dalla pressoché totale distruzione della città che venne ricostruita sotto l’influenza della cultura ellenistica.
Nel 97 a.C. Gaza venne di nuovo distrutta, questa volta dagli Asmonei, e poi presa da Pompeo nel 61. Attraversiamo il periodo romano e poi quello bizantino, fino ad arrivare alla conquista da parte dell’esercito musulmano nel 637. Ma gli avvicendamenti non si arrestano: arrivano i Crociati che tengono Gaza tra il 1149 e il 1187 e poi i Mamelucchi (per i quali rimando alla recensione della recente mostra Mamelucchi 1250 – 1517 allestita al Museo del Louvre) e gli Ottomani.
L’ultimo capitolo di questo ripasso è riservato al primo Novecento, fino alla fondazione dello Stato d’Israele e alle sue conseguenze per la Striscia di Gaza, un territorio – è bene ricordarlo – ampio appena 365 chilometri quadrati (due volte quello del comune di Milano, per farsi un’idea).
Sulle didascalie degli oggetti in mostra si legge: «Autorità Nazionale Palestinese, antica collezione Jawdat Khoudary, Gaza. In deposito al Museo d’Arte e di Storia di Ginevra». La città svizzera è stata una tappa fondamentale per una precedente mostra che presentava al pubblico centinaia di reperti a testimonianza della plurimillenaria storia del territorio palestinese. Alle opere di proprietà dell’Autorità Nazionale Palestinese si erano aggiunti 260 pezzi prestati dal collezionista Khoudary.

Segnalo alcune delle opere in mostra, come il pavimento mosaicato di una chiesa bizantina, da Dayr a-Balah, al centro della Striscia. Grazie a un’iscrizione commemorativa conosciamo la data di conclusione dei lavori di realizzazione. L’iscrizione recita: «Santo (è) il tuo tempio ammirevole in giustizia, Signore. Per le cure di Giorgio, molto glorioso illustre e, con l’aiuto di Dio, pantepitropos, e di Filippo, magnifico conte ed epitropos, è stata realizzata tutta l’opera, nel mese di Artemisione dell’anno 646 [dell’era di Gaza]», ovvero tra il 26 aprile e il 25 maggio dell’anno 586 d.C.
Tra i pezzi più curiosi si fa notare un tesoretto di circa 20 mila monete, ritrovato da alcuni pescatori nel mare poco profondo di fronte a Gaza. A forma di pera, l’agglomerato di pezzi pesa oltre 32 chili. Faceva parte del carico di una nave che fece naufragio appena fuori dal porto di Anthedone, cittadina ellenistica a poca distanza da Gaza. E poi una colonna bizantina in marmo riutilizzata come stele funeraria britannica, rinvenuta su una duna costiera. Porta il nome del tenente Fas Lansdowne dei lancieri del Bengala, morto il 14 agosto del 1917.

Il secondo pannello del dittico che compone il percorso espositivo è invece dedicato al patrimonio archeologico in pericolo. Come in tutti i territori densamente popolati – nel 2022 vi abitavano circa 2,2 milioni di Palestinesi – anche il patrimonio della Striscia è (ma vista la situazione attuale dovremmo dire “era”) messo a rischio dallo sviluppo edilizio.
Perciò dal 2017 è attivo un programma di salvaguardia chiamato Intiqal (ovvero Trasmissione), realizzato dall’ONG Première Urgence in collaborazione con il Ministero del Turismo e delle Antichità palestinese e l’École Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme (EBAF). Oltre alla protezione dei siti, il programma si occupa anche della formazione professionale del personale, in particolare di archeologi e architetti.

Molto istruttivi i pannelli di sala, come quello che collega i siti e i luoghi della Striscia con le opere in mostra. Un altro racconta invece le scoperte eccezionali compiute dalle campagne di scavi franco-palestinesi negli anni 1994-2000. Particolarmente interessante il testo dedicato alle fotografie realizzate dall’EBAF a partire dal lontano 1890 (quelle qui esposte sono stampe moderne), da cui prendo questo brano:
È sotto il mandato britannico (a partire dal 1922) che viene realizzato l’inventario archeologico della regione. Fino ad allora, Gaza e i suoi dintorni erano visti come una periferia idolatra della Giudea nell’archeologia biblica pre-1914. L’archeologia “filistea” si sviluppa progressivamente, interessandosi prima alle culture dell’età del bronzo e del ferro. Come testimoniano queste fotografie, è anche il patrimonio cristiano e le sue integrazioni nel patrimonio storico musulmano che i fratelli domenicani cercano di documentare”.
Ma il pannello più eloquente – e drammatico – è quello che sintetizza i danni al patrimonio di Gaza (discorso altrettanto ampio e articolato sarebbe da fare su quello della Cisgiordania) alla data dello scorso 17 febbraio 2025, ovvero oltre sei mesi fa. Dall’inizio della guerra nell’ottobre del 2023 fino al giorno appena citato l’UNESCO ha osservato danneggiamenti a 76 siti culturali nella Striscia di Gaza.
Una premessa: come spiega la didascalia, i dati sono ricavati da valutazioni effettuate a distanza grazie alle immagini satellitari e alle analisi fornite da UNOSAT, l’United Nations Satellite Centre, visto che quelle sul terreno sono impossibili. Inoltre i dati si riferiscono a circa un terzo dell’intero patrimonio, ovvero a 120 siti su 345. Dunque, conclude mestamente la didascalia, la cifra di 76 siti danneggiati è tutt’altro che esauriente.
Fa piangere il cuore vedere quanti siti di interesse storico e artistico siano stati bombardati e distrutti: moschee, siti archeologici, monumenti e cimiteri, l’unico museo e l’unico hammam…
Questi dati sconfortanti, letteralmente devastanti, non fanno passare in secondo piano il numero dei morti e dei feriti, molti dei quali rimarranno menomati per il resto della vita. Si aggiungono anzi al già da troppo tempo insostenibile peso delle responsabilità, che si accresce di giorno in giorno.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Tre foto della scenografia della mostra Tesori salvati di Gaza – 5000 anni di storia
Copyright: Alice Sidoli/IMA - Figurina: testa con cappello a punta (cavaliere?)
Periodo persiano, VI-V secolo a.C.
Ritrovata a Gaza, Khan Younis, Tell esh-Sheikh Hammudeh
Ceramica, modellata a mano; 3,2×3 cm
Autorità Palestinese
Tesori salvati di Gaza – 5000 anni di storia
Informazioni sulla mostraDove
Institut du Monde Arabe1 Rue des Fossés Saint-Bernard, Parigi
Quando
Dal 3 aprile al 3 novembre 2025Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 11.00 – 19.00Sabato, domenica e festivi 11.00 – 20.00
Lunedì chiuso
Biglietti: intero 11 €; ridotti 9/7 €