Fino al 4 febbraio 2024 si potrà visitare alle Scuderie del Quirinale – naturalmente a Roma – la grande mostra Favoloso Calvino. Il mondo come opera d’arte. Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti e gli altri. È tra la principali iniziative organizzate in tutta Italia – ma non solo – per celebrare il centenario della nascita dello scrittore (l’anniversario è caduto il 15 ottobre dell’anno scorso). Organizzata con la casa editrice Electa, ne firma la curatela Mario Barenghi, docente di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Milano Bicocca.
Il percorso espositivo è ricco ed elaborato, proprio come l’opera di Calvino. Segue un filo per lo più cronologico, inanellando documenti e opere d’arte, fotografie e naturalmente libri. Si apre con una scultura di Fausto Melotti (I pendoli, 1968) per chiudersi con Guardare di Giulio Paolini (2023), opera composta da nove elementi incorniciati al centro della quale c’è la riproduzione fotografica del dipinto Melanconia di de Chirico, alla cui scenografica ambientazione sembra appartenere il ritratto dello scrittore.

Tra i due estremi ci sono i tanti – gli infiniti – mondi di Calvino, dalla natia Cuba alla prima patria, Sanremo, a tutti i luoghi vissuti o immaginati. Le opere e i documenti sono intervallati da citazioni, come questo brano preso da un’intervista al quotidiano francese Le Monde: “Ho vissuto i primi venticinque anni (o quasi) della mia vita dentro un paesaggio. Senza mai uscirne. È un paesaggio che non posso più perdere, perché solo ciò che esiste interamente nella memoria è definitivo”.
La natura, la guerra e la Resistenza (in sala viene riprodotta la canzone Oltre il ponte interpretata da Moni Ovadia con i Modena City Rambles), i ritratti realizzati da Tullio Pericoli e Carlo Levi (tra gli altri), ma anche autoritratti-caricature, foto in compagnia di colleghi scrittore e intellettuali (con Sciascia in uno scatto di Giancarlo Botti, con Natalia Ginzburg in uno di Jerry Bauer), i libri del giovane Calvino: sulla sua copia del trattato ciceroniano Sulla natura degli dei lo studente ha lasciato un disegno autoironico la cui didascalia recita: “Il purosangue Italo Calvino che perde le ruote ma quando la campana suona salta la staccionata” (dove l’ostacolo rappresentava la bocciatura).

Ben fatti i pannelli di sala e le didascalie a corredo delle opere esposte. Su quella relativa all’Arazzo Millefiori di Pistoia (1530-1535) si legge:
Capolavoro dell’arazzeria fiamminga, per molto tempo conservato nella Cattedrale di San Zeno e ora esposto nel Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi, l’arazzo millefiori di Pistoia, per l’ampiezza delle dimensioni, la ricchezza delle figure e la precisione dei dettagli, produce sul visitatore un effetto avvolgente: d’improvviso ci si trova immersi in un mondo fatato, dove tutto può sorprendere, tutto è da scoprire. Qualcosa di simile accade con i diversi viaggi nelle fiabe che Calvino intraprende a partire dagli anni Cinquanta”.
Poco distante ecco un’armatura da campo intera “alla francese” appartenuta a Federico I il Vittorioso (prestata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna) e poi le illustrazioni di Emanuele Luzzati. E ancora: un manoscritto con una selezione di dodici fogli da due diverse stesure de La speculazione edilizia (pubblicato da Einaudi nel 1963)
Come sempre, nella saletta di passaggio tra il primo e il secondo piano del percorso viene proiettato un video. In questo caso un estratto di nove minuti da Lo specchio di Calvino (2012), diretto da Damian Pettigrew.

Tante, anche al secondo piano, le opere interessanti e curiose, come il manoscritto di Opicino de Canistris, miniatore scrittore cartografo pavese del XIV secolo (il volume è prestato dalla Biblioteca Apostolica Vaticana), in cui il Mediterraneo appare emergere dalle forme di due figure affrontate. A pochi passi si riconosce l’immagine “icona” della mostra, ovvero il San Giorgio che uccide il drago e quattro scene del suo martirio di Vittore Carpaccio.
E di nuovo Melotti e de Chirico, lo spagnolo Pedro Cano – di cui ricordo una bella mostra ai Mercati di Traiano, anni fa – un doppio San Girolamo nello studio di Albrecht Dürer: una xilografia e un’incisione a bulino, entrambe dal Museo Civico di Bassano del Grappa. E poi opere di Emilio Tadini, Enrico Baj, Richard Serra, Domenico Gnoli, alcuni Tarocchi di Bonifacio Bembo, tra cui la Giustizia (per inciso, tra i buoni propositi per il 2024 mettete almeno la rilettura de Il castello dei destini incrociati). E il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini e tanto altro ancora, compresi alcuni scatti di Luigi Ghirri.
Davvero ricchissimo e favoloso il mondo di Calvino, come la mostra alle Scuderie del Quirinale.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Un’immagine dell’allestimento (secondo piano)
Foto di Alberto Novelli - Tullio Pericoli
Italo Calvino, 2012
Olio su tela
Collezione dell’artista / © Tullio Pericoli - Vittore Carpaccio
San Giorgio che uccide il drago e quattro scene del suo martirio, 1516,
Olio su tela, cm 180 x 226
Venezia, Abbazia di San Giorgio Maggiore, Benedicti Claustra Onlus
Per concessione dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus, specificamente rappresentata dalle persone dell’Abate Stefano Visintin o.s.b. e del Direttore Carmelo A. Grasso
Foto Mauro Magliani
Favoloso Calvino
Il mondo come opera d’arte
Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti e gli altri
Informazioni sulla mostra
Dove
Scuderie del QuirinaleVia XXIV Maggio 16, Roma
Quando
Dal 13 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni 10.00 – 20.00Ultimo ingresso alle 19.00
Biglietti: intero 15 €; ridotti 13/10/2 €