Fino al 28 febbraio si può visitare al Museo Gipsoteca Canova di Possagno (TV) la mostra intitolata “Antonio Canova. L’Arte violata nella Grande Guerra”. È un’ottima occasione per riflettere sui temi della fragilità dell’arte, della necessità della sua difesa e, se si vuole giocare con la filosofia, sull’eterno ritorno di una delle più brutali pulsioni dell’uomo, quella di distruggere il bello che ha creato. È anche l’occasione per ammirare per la prima volta opere dello scultore rimaste per lungo tempo “nascoste”.
Bomba sulla Gipsoteca
È trascorso un secolo dalla prima guerra mondiale, ma poco sembra cambiato. Lo scempio di opere d’arte, monumenti e siti archeologici è all’ordine del giorno e dunque ci scivola davanti agli occhi, lasciandoci troppo spesso indifferenti. E invece è un crimine contro l’umanità ogni crimine contro la cultura.
Nel dicembre del 1917 un proiettile sfondò il tetto della Gipsoteca di Possagno. Il giornalista Ugo Ojetti scrisse:
i Tedeschi d’Austria o di Germania pur di distruggere non badano alla qualità. Possagno è deserta: non ci sono più che i gessi. Giù colpi ai gessi.
Proprio i gessi canoviani divennero a loro volta (e a loro insaputa) “armi” di propaganda: la loro distruzione venne utilizzata per rinfocolare lo spirito bellico patrio e sostenere l’interventismo. Stipulata la pace, non si spensero i riflettori: i gessi rimasero invece al centro dell’attenzione per alimentare il nazionalismo. Vittime due volte!

Le foto di Stefano Serafin
Il progetto espositivo della mostra è curato da Alberto Prandi e Mario Guderzo. Ci sono gli originali delle foto di Stefano Serafin, realizzate per documentare la devastazione, gli effetti della morte piovuta dal cielo. Le fotografie sono esposte per la prima volta nel luogo dove furono scattate.
Manca invece l’immagine dei soldati francesi che giocano a pallone con la testa di Paolina Bonaparte nel giardino della casa dello scultore. Serafin non ebbe il tempo o forse non volle eternare quell’estremo oltraggio all’arte del Canova.
Il suo album, la cui copertina era stata ricamata dalle donne di casa com’era allora abitudine con gli oggetti particolarmente cari e preziosi, è ora patrimonio dell’istituzione canoviana, mentre le lastre originali sono custodite al FAST, ovvero Foto Archivio Storico Trevigiano.
Un secolo dopo il suo lavoro viene ripreso e reinterpretato dai fotografi Guido Guidi e Gian Luca Eulisse. Così la mostra moltiplica le voci dell’arte. A quella del Canova si intrecciano, senza mai sovrapporsi del tutto per un sentimento che delicatamente mescola rispetto e ammirazione, quelle di Serafin e poi di Guidi ed Eulisse. Senza tralasciare le voci di Ojetti e dell’allora fanciulla Elisa Fagnolo Zanardo che affidò al proprio diario il dolore e la paura di una guerra destinata a meritarsi l’epiteto di Grande.
Estetica del frammento
Inoltrandosi nel percorso si subisce il fascino delle immagini: le mutilazioni fanno apparire le sculture come pezzi antichi sopravvissuti in qualche modo al naufragio del tempo. Il classicismo del Canova diventa così classico. Possiamo forse parlare di estetica del frammento.
I volti delle statue sono le parti più segnate dalla guerra: nasi saltati, tempie squarciate, guance ridotte a un colabrodo. La medesima sorte ha accomunato papi, sovrani, imperatori, donne e dei.
“Pubblica la fotografia d’un cadavere piuttosto che quella di un mutilato” è l’indicazione di Salio, nom de plume di Ugo Ojetti, riportata nelle Massime per chi si occupa della propaganda per la guerra nell’ipotesi che ci creda. E invece bisogna spogliare la guerra di ogni epicità perché “Sangue e merda: così la guerra, sia che si vinca, sia che si perda” (Giovanni Testori).
Fuori, la Gipsoteca è spettacolare.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Antonio Canova
Le Grazie
Foto di Stefano Serafin, 1918 - Antonio Canova
Napoleone Bonaparte
Foto di Stefano Serafin, 1918
Antonio Canova. L’Arte violata nella Grande Guerra
Fino al 28 febbraio 2016
Via Antonio Canova 74
Possagno (TV)
Info: tel. 0423.544323
www.museocanova.it
- L’arte violata nella grande guerra
- A cura di
M. Guderzo ,A. Prandi - Editore: Silvana (8 settembre 2015)
- Collana: Italiano, Inglese di mostre
- Lingua: Multilingue
- Copertina flessibile: 176 pagine
